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CiCCi Festival a Livorno: un tavolo "spigoloso" per discutere di licenze creative

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cicci_festivalNel tempo il copyright ha determinato una tutela legale anti-democratica della proprietà intellettuale e dei diritti d’autore. Esistono forme alternative per tutelare gli autori? Da questa domanda è partito il CiCCi Festival, il primo festival sulle licenze creative organizzato nei locali del Teatro Officina Refugio. Attorno al tavolo “spigoloso”, moderato da Virginia Tonfoni, ne hanno discusso i rappresentanti di vari progetti che utilizzano nella produzione e diffusione di opere, solo licenze in Creative Commons. Erano presenti realtà cittadine, nazionali ed europee.

A fare gli onori di casa, Alessandra Falca, che per prima ha preso la parola illustrando RE.DI. VI.VI, un progetto che ha permesso la realizzazione di cinque dischi live di artisti ascoltati al Teatro Officina Refugio (TOR Discorefugio, Axè Blues, Carneigra, Loungerie, IndiRefugio),  tutti realizzati attraverso l’autoproduzione e diffusi con licenza Creative Commons.

Ma se la musica soffre ancora della grande battaglia scatenata sui diritti d'autore, nel campo dell’informatica si trovano i risultati più evidenti dei vantaggi di operare in CC. Enrico Batocchi, programmatore di software liberi, ha spiegato che, in questo settore  le opere in CC competono ormai con i più noti software di proprietà. Le caratteristiche principali di questi software sono le quattro libertà definite da Richard Stallman: libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo,  di studiare il programma e modificarlo, di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo, di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Matilde, scrittrice e operatore della casa editrice Eris di Torino ha specificato che tutti i testi prodotti non hanno la copertura Siae, un’associazione  che oggi “non è interessata a fare cultura ma alla mercificazione delle opere”. Il progetto Eris nasce proprio con l’intenzione di contribuire a sviluppare l’accessibilità alla cultura, restituire all’autore la libertà di interagire pienamente con ogni aspetto dell’opera evitando ogni controllo o censura.

Secondo i Licaoni, collettivo di videomakers livornesi, è stata la Nouvelle Vague ad invitare ad una riflessione sull’opera d’arte, dichiarando la sovranità degli autori rispetto al prodotto finale. Un prodotto che per essere distribuito e diffuso, grazie agli strumenti tecnologici oggi a disposizione, può e deve fare a meno della Siae. Occorre in ogni caso specificare di che tipo di arte stiamo parlando: il cinema ad esempio nasce come un’industria, perchè ha bisogno di altri e più sostenuti supporti materiali rispetto ad altre forme d’arte.  Anche per questo motivo occorre valutare e conoscere i vari strumenti di condivisione che esistono all’interno della macro categoria delle licenze creative (http://www.creativecommons.it/Licenze) per equilibrare la tutela dell’autore rispetto all’opera proposta.

I Traficantes de Sueños sono una realtà consolidata nel contesto spagnolo. Il distacco dal controllo dell’opera nasce a partire dagli anni ’80, con il movimento “no copyright” che metabolizzava l’esperienza dell’autoproduzione diffuso in particolare nelle cultura punk attraverso le fanzine. Il loro progetto cresce nell’alveo dei centri sociali di Madrid e oggi ha sede nel quartiere popolare Lavapies. Lavorano sull’elaborazione dell’opera, il progetto grafico, la diffusione e la formazione di nuovi operatori. La licenza di riferimento è l’Anti-Copyright che si divide in due differenti tutele: la distribuzione libera (che presenta alcune restrizioni) e la “general public licence”, quella che preferiscono e che offre ampie libertà di relazione con l’opera. Secondo la loro esperienza, la possibilità di diffondere l’opera senza paletti, ha permesso agli autori un’ampia notorietà al punto che possono dedicarsi esclusivamente a questo mestiere, evitando di dividersi in altre attività. In Spagna, la lotta sull’accessibilità ella cultura, sta offrendo buoni risultati e si parla di migliaia di opere diffuse con licenze aperte: in particolare tutto il settore video e musicale indipendente realizza in questo modo.  Non si tratta solo di strumenti tecnici per diffondere le opere ma di avere una posizione politica chiara sulla cultura.

Ritornando al contesto italiano è stata presentata l’esperienza di Radio Gnu Folk (http://radio.gnufunk.org/# ) una web radio realizzata con un software libero, che manda on air solo contributi musicali in CC.  Gli autori del progetto hanno evidenziato la difficoltà di diffusione di questi progetti e la necessità di rendere esplicita la visualizzazione di opere in Creative Commons per  facilitare l’apprendimento di queste forme nell’esperienza quotidiana.

Oggi l'ultima giornata del festival:

http://ciccifestival.wordpress.com/programma-cicci-festival/

Per Senza Soste, Orlando Santesidra

14 febbraio 2010

 

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