La crisi della carta stampata in Italia la si può
sintetizzare in una minuscola ma amarissima percentuale che rappresenta
il calo delle vendite nel periodo che va dall'ottobre 2008 all'ottobre
2009: -5,2%, pari a 176.000 copie, circa la diffusione di un grande
quotidiano. Se si aggiunge il tracollo della pubblicità, la crisi
verticale dei collaterali e la crescita dell'editoria online a scapito
della carta stampata la diagnosi è assai seria e la prognosi è del
tutto riservata. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: non c'è
gruppo editoriale che non sia in stato di crisi. La strategia delle
dimissioni incentivate è parzialmente fallita ed ora i grandi editori
devono ricorrere agli ammortizzatori sociali per potersi liberare di
giornalisti e tecnici, nella speranza che il mercato della pubblicità
torni a fornire ossigeno in modo permanente. In questo momento sono in
corso trattative tra editori e sindacati per attutire il colpo ma dal
fronte dei grandi giornali non ci sono buone notizie. I dati che
abbiamo citato, (essendo fonte Fieg possono essere addolciti)
naturalmente sono una media e dunque se ci si addentra nei meandri
delle singole gestioni editoriali si trovano delle sorprese.
In
valore assoluto, stando ai dati diffusi da Fieg, pubblicati dal mensile
Prima Comunicazione, il primato nelle perdite va al Corriere della Sera
che in un solo anno ha perso 64.000 copie con una percentuale del
10,8%. In via Solferino sono passati in dodici mesi da 595.300 copie a
530.800, registrando, si dice, uno dei punti più bassi delle vendite in
edicola. Il direttore Ferruccio De Bortoli ha ereditato una situazione
non piacevole che a quanto pare persiste anche nei mesi successivi a
ottobre. La nuova edizione online del Corsera, con la possibilità di
ascolto degli articoli e una ottima possibilità di lettura e di
sfoglio, è molto felice ma è possibile che questo accresca i pericoli
di cannibalizzazione del quotidiano su carta.
Se il Corsera piange
il Sole 24 ore non ride. Per diverse ragioni. Il quotidiano diretto da
Gianni Riotta detiene, nello stesso periodo analizzato dalla Fieg, il
primato in termini di percentuale negativa sulle vendite: - 17%, pari a
-59.500 copie. Anche in questo caso i valori assoluti fanno impressione
se è vero che si è passati da 335.300 copie a 275.800. Ma la ferita
grave è dovuta anche a un calo consistente degli abbonamenti,
tradizionalmente punto di grande forza del quotidiano confindustriale,
e a un crollo della pubblicità. Il calo complessivo delle entrate non è
addebitabile a Riotta ma in Confindustria dicono che il nuovo direttore
dovrà essere in grado di dare un segnale di svolta se vorrà rimanere al
suo posto.
Meno grave la crisi del quotidiano la Repubblica: siamo
sempre in zona negativa con una percentuale di perdita del 3,6% pari
19.000 copie ma in redazione tirano un sospiro di sollievo. E' vero che
si è passati da 520.700 copie a 501.700 ma poteva andare peggio se il
presidente del consiglio non avesse sparato cannonate sul quotidiano di
Ezio Mauro. Gli attacchi forsennati di Silvio Berlusconi hanno
provocato una inversione di tendenza piuttosto netta. Cifre negative
anche per la Stampa e il Messaggero che hanno registrato
rispettivamente perdite del 2,5% e dell'1,8%.
In questo panorama
desolante c'è anche chi guadagna grazie all'aumento delle copie. E' il
caso del Giornale che registra un primato positivo: nel periodo
considerato mette a segno una crescita del 15,1% con un aumento di
27.700 copie. Il quotidiano della famiglia Berlusconi è passato da
183.200 copie a 210.900, dicono gli analisti, grazie anche alla cura
adrenalinica di Vittorio Feltri, che con le sue incursioni spettacolari
e assai spericolate è riuscito persino a mettere in ombra il suo amato
Libero che registra un calo del 5,3%. Un altro caso felice si registra
sul fronte opposto: l'Unità di Concita De Gregori mette a segno una
crescita del 9,9% con un aumento di 5000 copie, passando da 50.700 a
55.700.
Bruno Perini
tratto da Il Manifesto del 31 dicembre 2009
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