Gli appassionati di cultura contemporanea possono stare tranquilli: se
mai se ne fosse sentita la necessità, infatti, la XVI edizione del
Sonar, festival internazionale di ‘advanced music and multimedia art’
di Barcellona, ha appena confermato che la creatività non è per niente
in crisi. Anzi… Dopo qualche anno di (inevitabile?) confusione, ecco
che il talento, l’ispirazione, l’immaginazione, l’originalità, sono di
nuovo tra noi e sembrano prendere direzioni significative, anche se non
sempre rivoluzionarie o radicali. Nel panorama globale, niente è più
nuovo-nuovo, infatti, ma molto è nuovo-ora. E poichè è evidente che la
fusione di stili e l’eclettismo di estetiche sono qui per restare
(almeno qualche anno…), questo Sonar è stato prezioso per come è
riuscito a rappresentare perfettamente questa tendenza, questa realtà,
questo qui e ora. E l’effetto dei tre giorni di immersione in suoni,
luci, colori, immagini dal mondo elettronico (ma non solo, perché in
questo caso si è trattato di un vero mix) è tornato ad essere,
ovviamente, profondamente esaltante.
Che ruolo ha la comunicazione in tutto ciò? Io credo che sia anche
attraverso una comunicazione visiva e testuale mirata che il Sonar
riesce ancora ad attrarre artisti dell’avanguardia creativa (qualunque
cosa questo significhi) e a raccogliere un pubblico interessato attorno
ad un evento che si svolge ormai da anni… Ma per conferma ho chiesto
lumi a Georgia Taglietti, Head of Communication del festival. Georgia,
italiana di origini ma a Barcellona da quando aveva 18 anni, è,
ovviamente, una grande appassionata di arte e musica, ha studiato
pubblicità e marketing, e si occupa della comunicazione integrata del
festival fin dalle primissime edizioni.
Il Sonar ha sempre dedicato particolare attenzione alla comunicazione dei diversi eventi e contenuti e ha sempre avuto un rapporto strategico con i media, specializzati e non, tradizionali e nuovi… Quali media sono ancora strategici ai fini della conoscenza di un evento di cultura contemporanea come il vostro? Come sono cambiate le dinamiche ora che la conversazione con il pubblico puè essere immediata, cioè non mediata?
I media sono importantissimi per promuovere un evento come il nostro, a livello nazionale e locale. Per comunicare con il pubblico a livello nazionale hai sempre bisogno di lavorare con i media piu tradizionali come i giornali, nella loro versione cartacea e in quella digitale, la radio e la televisione. Ma il pubblico di oggi è più connesso all’online per tutto quello che succede fuori dal proprio paese, a un livello “hyperlocal”. Per quanto riguarda la comunicazione internazionale (che, nel nostro caso, raggiunge oltre 47 paesi), l’online è sicuramente la nostra strada piú diretta ed efficace. Siamo attivi nelle reti sociali (Facebook, Twitter e Myspace), e abbiamo relazioni di collaborazione con media online piú ibridi, come Scanner FM o RBMA Radio, Flavourpill o Pig magazines. E poi abbiamo creato uno spazio A/V come il Sonar Specials nel nostro sito web, e la SonarRadio, dedicata allo streaming dei live del festival. In sintesi, i media strategicamente utili sono quelli che hanno saputo adattarsi alla flessibiltá del formato, e usano tutte la piattaforme possibili senza paura e con una visione di apertura verso il futuro. Il peccato è che ci sono troppe persone che credono di essere giornalisti solo perché scrivono un blog. Il giornalismo è veramente un’altra cosa!
Quali Social Media avete scelto di utilizzare? Ne sono nate vere collaborazioni? E con che risultati?
Abbiamo scelto di utilizzare Facebook e Twitter, per ragioni diverse,
mentre con Myspace abbiamo fatto una partnership. Facebook é stato
scelto perché é una rete sociale che ha un target molto affine al
pubblico Sonar. Su Facebook abbiamo creato la pagina ufficiale e due
gruppi, uno in spagnolo e uno in inglese, poi abbiamo aggiunto il Sonar
come evento e la pagina di SonarRadio. Abbiamo anche fatto pubblicitá
in vari paesi. È stata una esperienza molto interessante.
Facebook ci ha permesso di conoscere da vicino il nostro pubblico e ci
ha aiutati a capire le sue necessità e i suoi gusti. La facilità di
azione e la sua dinamicità rispondono perfettamente al criterio di
immediatezza dell’internauta. Il risultato è evidente, anzi direi
evidentissimo. La pagina del Sonar ha piu di 10.200 amici e rinvia
molte visite alla pagina ufficiale. È un loop molto positivo e
sicuramente interdipendente.
Twitter è un must per sintonizzare il pubblico britannico e americano.
Tutti i media hanno un twitter. Ci siamo sentiti un po’ obbligati a
creare il profilo, sembrava che senza twitter fossimo fuori dal mondo!
Va molto bene, siamo a piu di 3000 followers ed è un ottimo strumento
per rinviare il follower alla pagina ufficiale del festival. Myspace è
una piattaforma diversa, meno interattiva ma comunque importante per i
contenuti musicali che offre. Forse è la piu complessa a livello
tecnico… Comunque, questo è il futuro.
Il Sonar è sempre riuscito ad attrarre un pubblico vario e interessato, ma immaginiamo che negli ultimi anni ci saranno state delle evoluzioni anche in questo senso … Quali effetti vi sembra che abbia il passaparola online?
Il passaparola online non ha cambiato il pubblico. Io credo che il pubblico fedele della musica elettronica non sia cambiato affatto. Forse è diventato più vario, si è incontrato a volte con l’indie e l’hip hop, ma è un tipo di pubblico che in fondo è sempre stato ‘online’, connesso, anche quando non esistevano internet e l’email. Un pubblico con una connessione musicale e culturale che va al di là del cyberspace.
Oltre a collaborare con radio web come quelle di Samurai.fm e della RedBull Music Academy, ci dicevi che avete ora lanciato la radio web del Sonar.
Evidentemente, vi sembra che la possibilità di ascoltare set e live in
streaming stia alimentando la passione e la conoscenza della musica, e
quindi l’affluenza e l’attenzione del pubblico, e non il contrario…
Io credo profondamente nell’espansione delle piattaforme streaming e
nell’evoluzione dello streaming come diffusione della musica. Le radio
online sono necessarie, sono importantissime per fare conoscere le
novità musicali di ogni genere. Ed à importante che queste piattaforme
abbiamo un criterio di scelta. La RBMA Radio è un esempio perfetto. Il new talent è la loro specialitè. La nostra è la musica elettronica. Come nel caso di Samurai. Soundcloud e Spotify
sono invece i Google della musica. É una cosa molto diversa. Anche il
futuro della radio, che forse è il medium che preferisco, almeno per i
contenuti musicali, è online.
Be’, io direi che perfino il presente della radio, per quanto riguarda i contenuti musicali, è giè al 100% online… Dal punto di vista della industria della musica, invece, questa era ipertecnologica ci ricorda sempre piu’ quella pretecnologica, in cui era la musica dal vivo a rappresentare il vero business… Sembra anche a voi che l’industria discografica stia finalmente reagendo ai cambiamenti e alla conseguente crisi del settore dedicando maggiore attenzione alle performances live?
Sí, non c’è dubbio, anche se parlare di industria discografica sembra in questo momento già anacronistico. Esiste un’industria, quella musicale, che non si basa sui dischi, sui supporti di musica registrata, ma sull’esperienza musicale che l’artista può offrire. Non si tratta più comunque dell’ultimo disco ma piuittosto di una somma tra performance live e presenza online, youtube, newsfeeds, attitudes… È molto più complesso. L’esperienza diretta di contatto con il pubblico unita all’esperienza che si puo offrire online: da questo dipende il futuro successo di un artista.
Giulia Baldi
tratto da www.nimmagazine.it
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















