Thursday, May 24th

Last update:06:49:12 PM GMT

You are here:

La narrazione mediatica del massacro d'Israele

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

israele_esercitoIl day after del massacro d'Israele contro i pacifisti della Freedom Flotilla. 9 i morti, più di una decina i feriti. Un bagno di sangue folle e cinico assieme. Commando israeliano che assalta una nave carica di persone ed aiuti umanitari per non permettere alla Freedom Flotilla di giungere al porto di Gaza. L'obiettivo era impedire ciò, anche al costo del sangue, per non creare un precedente e per non rompere la disciplina imposta. Le tonnellate delle 9 navi avrebbero certo alleviato le sofferenze di tanti ma non risolto il blocco disumano che vige nella Striscia di Gaza. Il massacro d'Israele è solo l'ultima di una lunga serie di prove di forza inqualificabili, si pensi all'orrore dell'operazione Piombo Fuso (bombardamento di una prigione a cielo aperto!).

Già nella giornata di ieri in ogni parte del mondo si sono levate voci di condanna e indignazione contro il raid in mare: molti governi, seppur soprattutto come testimonianza, hanno chiesto spiegazioni; altri hanno convocato o ritirato gli ambasciatori; una miriade di iniziative in piazza hanno denunciato l'accaduto in ogni dove, altre se ne preparano nelle prossime ore. La barbarie compiuta alle porte di Gaza resta in primo piano, tra turbamento e rabbia, quasi incredulità.

Questa mattina i quotidiani nostrani aprono tutti con la mattanza israeliana in prima pagina, dedicandole approfondimenti editoriali e interviste. Innegabile la percezione di unanime condanna ai danni di Israele, il lago di sangue lascia ben poco spazio a scorciatoie e deviazioni dialettiche. L'uccisione di 9 persone che trasportano cemento e sedie a rotelle è un crimine efferato, non giustificabile. Le facce come il culo di molti astrusi commentatori restano, magari più celate nelle loro rappresentazioni cartacee; eccezion fatta per chi (Vittorio Feltri e Fiamma Nirenstein su Il Giornale), nella loro coerente spocchia di provocazione e invettiva, non riescono a risparmiarsi cazzate che magari avrebbero potuto "preservare" per il futuro... Cosa non farebbero questi direttori miserabili per vendere qualche copia in più...

Se il biasimo mediatico unisce tutta la carta stampata del mainstream, crediamo che al contempo vi sia la necessità di non fermarsi al titolo della prima pagina e al sentimento unanime di condanna che si percepisce sfogliando pressochè tutti i quotidiani. Da La Repubblica al Corriere della Sera, da La Stampa a Il Messaggero, è da cogliere le prospettiva dalla quale si parte nello scrivere l'editoriale come nell'articolare le interviste: l'identificazione con Israele, la pulsazione di rimbrotto familiaristico, la comprensione psicologica del contesto. "Noi" e Israele: la stessa famiglia, lo stesso corpo unito dalla condivisione dello progresso politico sociale culturale tecnologico etc. "Noi" e Israele vs il resto: è, sottilmente, per capirci, la teologia dell'Oriana Fallaci ad essere riproposta, a dominare il discorso, senza scomodare un altro personaggio anche lui estinto come il professor Samuel Huntington... Il fantasma della superiorità occidentale fa da sfondo a quanto letto questa mattina sui giornali, il che non è meccanicamente associabile alla giustificazione d'Israele per lo schifo prodotto ieri notte in mare, ma è un qualche cosa che passa per la comprensione e finisce/finirà comunque con "l'assoluzione"...

Emblematico è come i tre quotidiani più importanti si sian suddivisi la "triade delle meraviglie" d'Israele: sgridata ma con amorevole indulgenza. Amos Oz intervistato dal Corriere della Sera, che sostiene che l'attacco è certo stato stupido però non parliamo di crimine di guerra... Abraham Yehoshua chiacchiera invece con La Stampa, condannando l'assalto, più per la sua stupidità che per la ferocia... Infine David Grossman, che su La Repubblica commenta, certo biasima, ma quanto può sentirsi impaurita una nazione per comportarsi come Israele...! Probabilmente l'unico vero ritaglio degno di una qualche attenzione, al di là di un paio di commenti ordinati e ragionati, è quello de Il Messaggero, che intervista lo storico israeliano Avraham Burg, già presidente della Knsset, guardando da un'altra angolatura la barbarie di ieri, da quella di coloro che, da israeliani, non riescono a stare in silenzio dinnanzi a tanto obbrobrio o a far lavoro da "tampone culturale" come marionette del potere...

vedi anche:

tratto da www.infoaut.org

1 giugno 2010

AddThis Social Bookmark Button