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La partecipazione contro il monopolio dei media. In Brasile se ne parla davvero

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In Brasile il punto di arrivo di un percorso di democrazia partecipativa, al quale hanno partecipato 50.000 persone, è stato una conferenza sul monopolio dei media. In attesa che anche in Italia ci si renda conto che il futuro della partecipazione passa obbligatoriamente da questo piano, sia nazionale che locale, non resta che leggere ed analizzare questa esperienza. (red)
 

INCONTRO A BRASILIA: Il monopolio sui media: come romperlo?

media_power.jpgDal 14 al 17 dicembre si è tenuta a Brasilia la prima conferenza nazionale sulla comunicazione brasiliana. Punto di arrivo di un percorso di democrazia partecipativa al quale hanno preso parte 50mila persone in tutto il paese. L'obiettivo era quello di formulare una piattaforma politica da proporre al parlamento per la riforma e la democratizzazione di radio, tv e giornali in un paese in cui la concentrazione dei media è molto forte.
Spiega Murilo Cesar Ramos, coordinatore del Laboratorio sulle politiche sulla comunicazione dell'università di Brasilia, che «il tema della comunicazione era sempre stato un tabù, tanto è vero che la questione non era presente del programma di governo. E' stata, quindi, una sorpresa quando nel Forum sociale mondiale di Belém, in gennaio, Lula ha annunciato la conferenza». Il presidente fino a poco tempo fa aveva sempre cercato un punto di equilibrio con i grandi gruppi mediatici del paese, in primis con la Globo della famiglia Murinho, tanto da nominare come ministro delle Comunicazioni un loro uomo: Hélio Costa.
La Conferenza di Brasilia si è inserita in un contesto di democratizzazione dei media in tutta l'America Latina, come ha messo in evidenza Beto Almeida del consiglio direttivo di Telesur: «Il Venezuela ha recuperato lo spazio radioelettrico, prima sequestrato dalle oligarchie vassalle degli interessi Usa, trasformandolo in un bene pubblico. La Bolivia ha creato una rete di radio indigene e ha lanciato il giornale pubblico Cambio. L'Argentina ha rotto il monopolio del Gruppo Clarin e ha rafforzato le Tv e radio pubbliche. Oggi tocca al Brasile».
Il cammino verso la conferenza non è stato facile, soprattutto perché il gruppo Globo ha cercato in tutti modi di far fallire l'evento, a cui sono state chiamate a partecipare anche le imprese di comunicazione brasiliane, con una rappresentanza pari a quelle dei movimenti, ciò che provocato non poche critiche contro il governo Lula. Inoltre Indymedia Brasil ha ricordato che alcune leggi di riforma del settore, come quella sulla televisione digitale, sono già in discussione in Congresso e difficilmente si terrà conto dei risultati della conferenza.
I punti di maggior conflitto dell'incontro sono stati la questione del controllo sociale dei media, la creazione di un servizio pubblico e la definizione di una normativa chiara contro la concentrazione dei media e il rilascio di concessioni. La battaglia più grande è stata condotta dalle radio comunitarie, una delle realtà che più si è battuta in questi anni per una democratizzazione dei media. «Il problema delle radio comunitarie è che il governo non rilascia autorizzazioni, o le rilascia ai potenti oligarchi locali», spiega Aloisio Andrade di Radio Juventude una radio comunitaria della Rede Abraço. Il fenomeno denunciato è quello del «coronelismo eletronico», la concentrazione in mano a notabili locali di emittenti radiotelevisive utilizzate per la gestione del consenso e il mantenimento del potere.
Molte proposte dei movimenti sono passate solo per pochi voti grazie al fatto che i rappresentanti del governo hanno votato con la società civile. Secondo la deputata Luiza Erundina, una delle principali animatrici della battaglia per la riforma dei media in Brasile, «questa è una lotta cominciata molto tempo fa e il governo non potrà non tenere conto delle proposte di questa conferenza». Rosane Bertotti, della Central Única dos Trabalhadores, aggiunge che «questa conferenza non va vista come come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza».


da Il Manifesto

8 gennaio 2010