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Radio Blackout lancia la campagna: "Spegni la censura, accendi Blackout"varie

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RADIOBLACKOUTRadio Blackout non è sola! Tanti amici hanno preso parte questa mattina all'iniziativa di lancio della campagna a difesa delle libere frequenze "Spegni la censura, accendi Blackout!", partita informalmente nei giorni scorsi con un attacchinaggio di massa sui muri della città.

L'iniziativa di questa mattina ha visto la partecipazione di volti noti e voci preziose della città, convenute nell'atrio dell'università (Palazzo Nuovo) per sostenere il diritto della Radio a continuare ad esistere, soprattutto continuare a poter trasmettere dagli attuali studi di via Cecchi 21/a.

Dietro un mancato rinnovo del contratto d'affitto si nasconde in realtà un attacco puro e semplice alla libertà d'informazione, una censura non esplicita ma fattuale contro una delle poche voci scomode di Torino e del suo hinterland (ricordiamo che Radio Blackout è stata il primo organo a seguire -in tempi non sospetti- il movimento NoTav).

Gli amici che oggi sono intervenuti hanno ricordato tutto questo. Dal sociologo Marco Revelli che ha denunciato "un clima pesante... che si respira da anni a Torino", governata da una "comunità politica di micro-lobbies"; a Max Casacci (paroliere, arrangiatore dei Subsonica, producer) che ha ricordato come proprio una festa di Radio Blackout fu il primo palcoscenico dei Sunsonica; a Gian Luca Gobbi, capo-redattore di Radio Flash, che ha avuto parole di sincero affetto per una radio diversa dalla sua ma di cui sente il bisogno di difenderne l'esistenza.
Telefonicamente hanno portato il loro contributo anche Orsola Casagrande, giornalista del Manifesto, da anni commentatrice e collaboratrice informali di tante notizie riportate dalla radio, e gli amici di Radio Onda d'Urto di Brescia, al centro negli ultimi mesi di una vicenda molto simile di un sindaco (là leghista, qui "democratico") che cerca di ostacolare una voce scomoda senza avere il coraggio di assumerne la piena responsabilità politica.

La tavola rotonda, il giornale radio e il live-set con El Tres de Soledad  (Vito Miccolis di El Tres, Bobo dei Fratelli di Soledad e Mao di Mao e i Santabarba) è stato trasmesso tutto on air dai locali di Palazzo Nuovo. Un enorme striscione che riprendeva lo slogan della campagna è stato calato dall'ultimo piano della struttura.

Radio Blackout ha dimostrato di non essere sola, di avere al fianco molti amici, di voler continuare a (r)esistere! Nuove iniziative vedranno la luce nei prossimi 2 mesi.
tratto da www.infoaut.org
11 febbraio 2010

Ascolta gli interventi della tavola rotonda:
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Il comunicato di Radio Blackout sull'iniziativa di oggi

Comunicati di solidarietà:

Precedenti comunicati di Radio Blackout sulla vicenda:

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