Giovedì sera Santoro ha salutato il suo pubblico, e lo ha salutato con il record di share: oltre il 32% con punte di 9 milioni di spettatori. Numeri che lo incoronano a unico e vero capo dell'opposizione in questo paese. Nell'era delle telecomunicazioni e dei media onnipresenti infatti sono Repubblica e Annozero gli unici che tengono le fila all'interno del centrosinistra e che portano voti.
In Italia però c'è un anomalia, cioè che Annozero è considerato anche un talk show libero, controcorrente, talvolta antisistemico e di qualità all'interno di una televisione pubblica con programmi mediocri e asfissiata dal governo e dagli interessi del presidente del consiglio. In questi anni infatti ad ogni ingessamento della Rai o ad ogni programma scarso è corrisposto un aumento di share e di pubblicità per Mediaset.
Il problema non sta dunque nei meriti di Santoro che sa fare il suo lavoro ed in certi momenti ha rappresentato uno dei pochi "decompressori" della macchina propagandistica del governo. Il problema sta nel pensare che Annozero rappresenti la vera Italia, quella del cambiamento, quella del fermento politico contro un sistema ormai marcio e stantìo. Santoro è il capo mediatico dell'opposizione, colui che bilancia, parzialmente, il bombardamento mediatico berlusconiano ma lui stesso e la sua trasmissione non possono certo rappresentare il nuovo o l'antisistema. Anzi, dopo i festeggiamenti deli trionfi milanesi e napoletani la parte di potere che lui rappresenta gli ha chiesto di rinserrare le fila. Perchè politici e giornalisti intelligenti e scafati hanno interpretato chiaramente il messaggio che è venuto da Milano e Napoli: basta con Berlusconi ma basta anche con la vecchia classe dirigente, con le lobby legate alla politica e con le caste politico-sindacali, anche di centrosinistra. Quello è stato un voto chiaro di protesta con punte di spontaneismo antisistemico, più vicino a una reazione d'istinto "grillina" che a una fiducia in qualsiasi alternativa a Berlusconi.
E non è dunque un caso che alla vigilia del referendum, consultazione nella quale sono attivissimi il Comitato nazionale per l'acqua pubblica, indipendente da sigle partitiche, oltre che molte associazioni e movimenti ambientalisti e territoriali, nella trasmissione di Santoro siano stati evitati gli ospiti scomodi e si sia scelto di parlare di referendum con Bersani e Di Pietro. Si sta parlando infatti di due alfieri delle precedenti leggi di privatizzazione del servizio idrico che dopo aver annusato l'umore della piazza si sono spostati decisamente su posizioni referendarie anche su questo tema. Vero che il decreto Ronchi ha compattato anche gli ex privatizzatori visto che obbliga, assurdamente, alla privatizzazione ma è anche vero che le posizioni dei due segretari sono molto distanti da quelle di tanti movimenti che hanno portato avanti la lotta sull'acqua e hanno raccolto le firme. Invitarli in trasmissione avrebbe significato delegittimare l'establishment di cui Santoro è a capo e ciò non poteva accadere. E allora il furbo Santoro, che il suo lavoro lo sa fare bene, ha fatto scoperchiare le ambiguità dei due leader del centrosinistra dall'improbabile Brunetta, talmente arrogante e antipatico che qualunque cosa dice passa in secondo piano.
Insomma, Santoro ha concluso la sua esperienza in Rai da trionfatore, collezionando record di ascolti e cementificando la propria leadership nel centrosinistra. Ora la palla in mano ce l'ha lui e le sue prossime mosse saranno fondamentali per capire cosa si muove all'interno della televisione generalista. Intanto c'è da vedere se andrà a La7, la tv di Telecom, e se dunque sfiderà il duopolio Rai-Mediaset che non vede certo di buon occhio un canale televisivo che andrebbe a fare il terzo incomodo. Sicuramente Telecom avrà pressioni per non fare questo passaggio con Santoro e assisteremo ad un altro tira e molla che alimenta l'attesa e la curiosità verso il personaggio e ne alimenta i miti. In ogni caso le sorti e i rimpasti interni al centrosinistra passano da lui e dal suo share, qualunque canale lo trasmetta.
Link: Ballarò e Anno Zero, no ai comitati referendari in studio
per senza Soste, Franco Marino
10 giugno 2011
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















