Middle East Now, a Firenze la rassegna internazionale sul Medio Oriente

Wajib, l’ultimo film della regista palestinese Annemarie Jacir, inaugurerà a Firenze la nona edizione del Middle East Now, il festival internazionale che da martedì 10 a domenica 15 aprile 2018 proietterà nella città toscana uno sguardo sulla complessità del Medio Oriente. Sotto la consueta regia dei direttori artistici Lisa Chiari e Roberto Ruta, il festival, ormai punto di riferimento assoluto per i temi proposti, assume quest’anno una forma ancora più multidisciplinare, includendo alla carrellata di film, documentari, concerti, approfondimenti e incontri culinari, un appuntamento con il teatro contemporaneo. Il Teatro Cantiere Florida ospiterà infatti White Rabbit Red Rabbit dell’autore iraniano Nassim Soleimanpour, uno spettacolo oltremodo sperimentale: sul palco l’attore che decide di portarlo in scena (Fabrizio Gifuni) non lo ha mai letto prima.

Quest’anno il tema del festival è HASHTAG#MIDDLE EAST, ed è volto a valorizzare i messaggi e le storie che ogni giorno gli abitanti del Medio Oriente rilanciano attraverso i social media, postando temi lasciati in disparte dal mainstream e sfuggendo al controllo dei centri di poteri. Temi che al festival troveranno spazio (oltre che sugli schermi) nei talk che da giovedì a domenica mattina vedranno protagonisti esperti di geopolitica, registi e giornalisti.

Il programma cinematografico del festival farà la spola tra il cinema La Compagnia e il cinema Stensen e prevede la proiezione di 43 film premiati nei migliori festival internazionali, tra cui 20 cortometraggi, 31 anteprime italiane, 6 europee e 1 mondiale.

Un’ampia selezione di film portano sullo schermo le immagini della guerra in Siria; tra gli altri il documentario Of Fathers and Sons (Siria, 2017), vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultima edizione del Sundance Film Festival, del regista Talal Derki. Fingendosi un fotoreporter filo-jihadista il regista ha realizzato un documentario sull’ascesa del califfato; Mr. Gay Syria (Turchia, 2017) di Ayse Toprak, che racconta le vicende di Husein, barbiere di Istanbul che combatte tra la famiglia conservatrice e la sua identità omosessuale, e Mahmoud, fondatore del movimento omosessuale in Siria che vive da rifugiato a Berlino, accomunati dal sogno di partecipare al concorso Mr Gay World.

Per la prima volta il festival ospiterà un film girato in Sudan, Iman di Mia Bittar (Sudan, 2017), una storia ispirata a fatti reali, che racconta le vicende di quattro giovani sudanesi provenienti da diversi contesti sociali, che nel film non si vedranno mai faccia a faccia, ma avranno un destino comune, finendo trascinati nell’estremismo più radicale.

Oltre al prestigio di inaugurare la rassegna, Annemarie Jacir sarà protagonista del festival con alcune delle sue realizzazione più importanti che ci trasportano all’interno della Palestina occupata. Salt of this Sea (Palestina, Francia, 2008, 109’) racconta la storia di Soraya, 28 anni, nata e cresciuta a Brooklyn che decide di tornare a vivere in Palestina da cui la sua famiglia è stata esiliata nel 1948. Arrivata a Ramallah, cerca con difficoltà di ricollocarsi nel paese e nel suo percorso incrocia Emad, giovane palestinese la cui ambizione è invece quella di andarsene definitivamente. L’irrequietezza per un destino segnato dall’occupazione è presente in When I Saw You (Palestina, Giordania, Grecia, 2012, 93’), dove il protagonista Tarek si trova difronte alla difficile scelta di entrare in un gruppo di combattenti.

Oltre alla Cisgiordania lo sguardo si sposta anche su Gaza e i suoi abitanti con Muhi – Generally Temporary di Rina Castelnuovo-Hollander, Tamir Elterman (Israele, Germania, 2017, 89’) che racconta la storia di ragazzino costretto gazawi costretto da una grave malattia a trascorrere la sua vita in un ospedale israeliano dove sviluppa il suo difficile rapporto con la propria identità. Palestinians. Us first di Moran Ifergan (Israele, 2017, 70’) è invece uno sguardo intimo e raro sulla vita della nuova generazione palestinese che vive in Israele. Nel film tre giovani palestinesi esprimono il loro punto di vista su ipocrisie, razzismo, violenze, fallimenti della società in cui vivono. L’affascinante documentario The Oslo Diaries di Mor Loushy (Israele, Canada, 2018, 97’) racconta i retroscena degli accordi di Oslo tra Israele e Palestina, attraverso filmati d’archivio mai visti prima d’ora.

Tra i titoli iraniani da segnalare ci sono sicuramente Before Summer Ends di Maryam Goormaghtigh (Francia, Iran, 2017), commedia che mescola documentario e finzione, con protagonisti tre giovani iraniani appena laureati alle prese con un viaggio nel sud della Francia; il pluripremiato Stronger than a Bullet di Maryam Ebrahimi (Iran, Svezia, 2017), su Saeid Sadeghi, fotografo durante la guerra Iran-Iraq, creatore di immagini di propaganda.

L’evento di chiusura del festival, domenica 15 aprile è dedicato all’Afghanistan e ad un’insolita esperienza musicale nel paese. La serata si aprirà con l’esibizione di Yusoof Ahmad Shah detto “Yo Khalifa”, cantante e leader dei District Unknown, prima band heavy metal dell’Afghanistan, e protagonista di Rockabul del musicista e regista Travis Beard che sarà proiettato di seguito al concerto e concluderà la rassegna.

Il programma di Middle East NOw come d’abitudine si arricchisce di vari eventi speciali, tra cui le mostre The People’salon  e Flying Boys della fotografa irachena Tamara Abdul Hadit una delle artiste mediorientali più affermate, co-fondatrice di Rawiya, il primo collettivo di fotografe donne in Medio Oriente. Alla FSM Gallery di Firenze due dei suoi ultimi progetti fotografici, un’indagine sulle rappresentazioni dell’identità maschile nel mondo arabo; grazie alla partnership tra il festival e Crossway Foundation, prosegue anche quest’anno la residenza d’artista che vedrà protagonista la giovane saudita Ahaad Alamoudi, che presenterà il progetto “The Message Has Been Sent”: una video installazione che reinterpreta il personaggio dei fumetti Cheetah, in cui le protagoniste femminili ricreano forme scultoree ispirate a Firenze e alle sue sculture; spazio anche ai sapori del Medio Oriente con la presentazione, giovedì 12 aprile di Our Syria: recipes from home, un libro sulla cucina siriana di Dina Mousawi e Itab Azza.

Redazione

Previous Uovo alla Pop: crowdfunding per organizzare un festival di street-art a Livorno
Next "Una piccola rivoluzione reggiana": un libro fotografico racconta gli Offlaga Disco Pax

You might also like

Visioni

Modigliani: il diario ritrovato, Venezia e i falsi… intervista a Maurizio Bellandi

  Ripercorriamo con l’autore la genesi del libro “La storia delle vere teste di Modigliani” che il 18 febbraio alla presenza di Vinicio Capossela sarà presentato in occasione del festival

Visioni

Livorno, la paura fa… Fi.Pi.Li!

Quello che spaventa me è quello che spaventa te. Temiamo tutti le stesse cose. Ecco perché l’horror è un genere così potente. (John Carpenter) Da sei anni c’è a Livorno

Visioni

Motta, “Del tempo che passa la felicità”: la necessità di non omologarsi

Fare videoclip nel 2017 può essere un gioco da ragazzi. In epoca di assoluta democratizzazione dei media e di più semplice accessibilità alla fascia professional della qualità chiunque può prendere