Modigliani: il diario ritrovato, Venezia e i falsi… intervista a Maurizio Bellandi

 

71-maurizio-bellandiRipercorriamo con l’autore la genesi del libro “La storia delle vere teste di Modigliani” che il 18 febbraio alla presenza di Vinicio Capossela sarà presentato in occasione del festival “Firenze Libro aperto”.

Si dice che solo a sentir parlare di Modigliani scultore, i cosiddetti esperti si voltino dall’altra parte. L’uscita di questo libro potrebbe però fermare quest’indifferenza. Da dove ti è arrivata la spinta decisiva per scriverlo?

L’input decisivo che mi ha spinto a scrivere questo libro è stato il ritrovamento del diario di mio nonno avvenuto circa un anno e mezzo fa, ma dentro di me maturavo questa idea già da svariati anni. La consapevolezza di rivestire una posizione scomoda, essendo nipote di Piero Carboni, ha rappresentato il problema maggiore in questo lavoro, e proprio per questo ho voluto dare a questo testo un’impostazione neutra, quindi ho fatto parlare esclusivamente i fatti rigorosamente riportati in ordine cronologico. Ho vissuto sin dall’inizio questa storia accanto a mio nonno, per cui le sue memorie non mi hanno dato maggiori informazioni di quante ne avessi già, semmai mi sono servite come scheletro all’interno del quale ho inserito una consistente serie di documenti fondamentali per la ricostruzione di questa storia al fine di rendere questo volume completo ed organico. Essendo completamente in linea con quanto scritto nella presentazione del libro dalla storica dell’arte Federica Falchini relativamente al problema delle attribuzioni, ossia che il giudizio di un esperto non basta a definire un’opera autentica se questa non è accompagnata da una solida storia a monte, devo dire che non avrei scritto questo volume se non fossero emersi certi riscontri oggettivi che modi alexandrevennero alla luce durante la mostra di disegni (fino ad allora inediti) provenienti dalla collezione Alexandre che si svolse a Palazzo Grassi nel 1993. Tra questi disegni, Carlo Pepi già durante l’inaugurazione della mostra veneziana, ne riconobbe tre che avevano delle vistose similitudini con le teste salvate da mio nonno; uno di questi presenta un naso metà esagonale mai eseguito prima da Modigliani, caratteristica che accomuna le tre teste. Inoltre grazie ai contenuti del relativo catalogo della mostra, affiorarono delle informazioni fondamentali per ricostruire l’attività scultorea dell’artista e vennero sciolti i tanti dubbi inerenti ai suoi soggiorni livornesi prima di allora avvolti nel mistero e nell’incertezza, documenti che confermarono il racconto di mio nonno che fino ad allora risultava in antitesi con i contenuti delle pubblicazioni che avevamo a disposizione.

Affrontare Modigliani significa smontare molte delle leggende intorno alla sua figura. Che difficoltà hai trovato? Una soffocante mitologia si è creata a Livorno attorno alle teste false ritrovate nei Fossi nel 1984: quanto può aver pesato questo evento goliardico nella valutazione dell’originalità delle Tre Teste e quanto pensi ci possa aver rimesso la città di Livorno?

Modigliani, oltre a risultare uno degli artisti più falsificati al mondo, è stato il bersaglio oltre che di molti romanzi anche di leggende che sono state ricamate sulla sua figura; questo se vogliamo è plausibile, visto che la sua vita presenta squisitamente tutti gli ingredienti giusti che si prestano ad una narrazione, ma rappresenta anche un ostacolo considerevole per chi vi si vuol avvicinare. Jeanne Modigliani, figlia dell’artista, aveva capito questo problema e ha cercato di arginarlo attraverso il suo libro (senza ritocchi esterni…) pubblicato nel 1958 intitolato, non a caso, “Modigliani senza leggenda”. Nel mio piccolo ho cercato di seguire quella traccia, scartando tutte quelle pubblicazioni contenenti un numero impressionanti di falsi e attingendo soltanto a testi attendibili scritti da persone che hanno voluto davvero bene all’artista.

Ovviamente la beffa del 1984 ha ostacolato gli eventi di questo nuovo “affaire Modigliani”, ma a mio sindacabile avviso è stato anche un bene, perché grazie ai clamorosi abbagli degli illustri storici dell’arte che si pronunziarono favorevolmente circa l’autenticità delle teste restituite dai Fossi nel 1984, si è finalmente capito che riconoscere un’opera autentica da un falso è esclusivamente un discorso di sensibilità e di “occhio” e non di titoli o di prestigio; a conferma di questo dobbiamo ricordare che in quell’occasione gli unici che non sbagliarono furono il giornalista Mario Spagnoli e il critico e collezionista d’arte Carlo Pepi. Qualcuno mi dirà anche Federico Zeri, ma con tutta onestà egli dichiarò di essere stato avvertito tramite una telefonata (una voce femminile) che gli preannunziava ineluttabilmente il ritrovamento di 2 (perché non 3?) false sculture che sarebbero dovute riemergere dai fossi.

Per queste ragioni non mi sono meravigliato tanto del loro errore di valutazione, bensì che in quanto grandi storici dell’arte, non si siano preoccupati di risalire alle origini della leggenda che avallò l’impresa degli artefici della “pesca miracolosa”. Cosa che invece ho fatto io, trovando peraltro delle consistenti contraddizioni su quanto riportato nel catalogo del 1984 “due teste ritrovate di Amedeo Modigliani”.

Il diario non è l’unica fonte per affermare l’autenticità delle teste. Nel tuo libro spuntano una perizia calligrafica sui volumi ritrovati nel baule affidato a Solicchio e un parere petrografico sulle tre teste…

Insieme alle teste, Piero Carboni portò in salvo anche tre libri che hanno una certa attinenza con gli interessi di Modigliani. In uno di questi, l’Opera Omnia di Virgilio, sono presenti alcune glosse a margine che furono esaminate nel 1992 dalla dr.ssa Valeria Zacconi, al tempo perita in grafologia forense presso il Tribunale di Firenze. Nella sua relazione, riportata per la prima volta nell’appendice documentaria del libro, l’esperta grafologa stabilì con assoluta certezza che tali postille sono da attribuire alla mano di Amedeo Modigliani.

Volendo fare un lavoro completo ho cercato di seguire quell’iter che ogni opera d’arte deve conseguire, uno di questi passi è l’expertise. Ho cercato uno stimato petrografo per analizzare le tre pietre e ho trovato la persona più indicata, sia per competenza che per serietà, il prof. Corrado Gratziu e la sua collaboratrice Alessandra Moscato. I due esperti hanno eseguito delle analisi molto accurate sulle tre pietre e le indagini hanno coinvolto anche l’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geofisica -sez Pisa- . La qualificazione petrografica sulle tre pietre, anch’essa riportata nell’appendice documentaria, ha evidenziato una stretta parentela compositiva fra le tre rocce e le analisi svolte col microscopio elettronico hanno riscontrato del particellato di vernice compatibile con un ambiente di carrozzeria in cui sono state alloggiate fino al ’92.

Nei tuoi studi hai sempre puntato a ricostruire la storia delle opere, lasciando ad altri il compito del giudizio artistico. In questo senso che ruolo ha avuto la figura di Carlo Pepi?

Carlo Pepi è stato il mio maestro. Sempre e soltanto a lui mi sono rivolto ogni volta che avevo un dubbio e in lui ho sempre trovato una persona gentilissima ed entusiasta di darmi tutte le spiegazioni alle mie
carlo-pepi_568741perplessità. Fu Pepi il primo ad autenticare le tre sculture, lo seguirono dei prestigiosi storici del’arte come il prof Wayne Vesti Andersen, James Beck, Enzo Carli, ma come ho accennato in precedenza, la valutazione su un’opera esula dal prestigio dell’esperto in questione. Conosco a memoria tutto il carteggio di Pepi e posso assicurare che su Modigliani (e non solo) non ha mai sbagliato una volta e purtroppo, almeno qui in Italia, è sempre l’unico a battersi e a metterci la faccia contro un continuo proliferare di falsi che sembra non aver fine, ecco perché il suo giudizio lo ritengo il più importante in assoluto.

Il processo, che nel libro affidi al racconto dell’Avvocata Cristina Cerrai, ha rivelato l’inadeguatezza delle conclusioni della Soprintendenza. Questo significa che le teste andrebbero nuovamente valutate. Chi credi possa essere in grado di farlo?

La strada che intrapresero il duo Carboni-Saracino è un modus operandi anomalo rispetto a quello che usualmente viene seguito in questi casi, infatti sin dall’inizio si appellarono alle Istituzioni Italiane, senza cercare le classiche scorciatoie cioè senza rivolgersi direttamente a chi ha il diritto e l’autorità di decidere sulle opere di Modigliani, o al critico d’arte di “moda”. A prescindere dal fatto che con la pubblicazione del mio libro ho concluso il mio “compito”, credo che sia da scartare l’ipotesi di percorrere lo stesso iter! Durante tutto il processo, la difesa dall’avvocata Cristina Cerrai, condotta in maniera coraggiosa – se pensiamo che ha ricevuto pesanti minacce – e tecnicamente circostanziata, ha evidenziato in modo egregio, ancora una volta, così come nel 1984, quanto il giudizio dei cosiddetti esperti sia non solo in toto da verificare ma che si può dire tutto ed il contrario di tutto! E’veramente incredibile leggendo le incalzanti domande della avvocata, come questa sia riuscita durante le varie fasi del processo a sgretolare una per una le prove del Pubblico Ministero sino a costringerlo a chiedere egli stesso l’assoluzione degli imputati che il Giudice confermava, circostanza che ha consentito di salvare le teste dalla confisca e distruzione che avrebbe comportato invece una sentenza di condanna.

E’ azzardato dire che le teste nel caveau possono rappresentare un rilancio culturale e turistico per la città?

Amo follemente la mia città e con sommo rammarico la vedo attanagliata da una preoccupante crisi e con scarse prospettive di rilancio economico, per cui credo sia vincente investire su arte e cultura almeno per cercare di rianimare il turismo; tuttavia quello che manca è uno spazio espositivo adeguato, problema che potrebbe essere ovviato col nascere del nuovo polo culturale ai Bottini dell’Olio, sempre se si farà. Vedremo…

Per Senza Soste, Orlando Santesidra

14 febbraio 2017

La nostra recensione al libro

http://archivio.senzasoste.it/letture/amedeo-modigliani-le-pietre-d-inciampo-di-maurizio-bellandi

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