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28 aprile, il giorno in cui Mussolini finì a testa in giù

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piazzale_loretoIn occasione del 25 aprile la Repubblica, nota testata anticomunista, distribuiva compiti e cariche per il futuro spirito della festa della liberazione. Ce n'era per tutti: comprensione per gli ex missini che si sono dissociati dal fascismo a causa delle leggi razziali, uso del 25 aprile Monti style come occasione di coesione nazionale propedeutica ai sacrifici del neoliberismo. Figuriamoci se poteva poi mancare il 25 aprile dei lamenti di Napolitano a difesa di un ceto politico inguardabile e indifendibile.
C'è però un 25 aprile che oggi è stato, quanto possibile, occultato. Quello che è sfociato nel 28 aprile, nell'esecuzione del tiranno.
Ed è quando c'è l'esecuzione del tiranno che i popoli riacquistano pienamente la propria libertà. Ricordiamo quindi volentieri, rammentando l'anniversario della fucilazione del tiranno Mussolini a Dongo, le parole di Robespierre a giustificazione della condanna a morte di Luigi XVI.

"Quando una nazione è stata costretta a ricorrere al diritto di insurrezione, essa rientra nello stato di natura nei confronti del tiranno. [...]
Il processo al tiranno è l'insurrezione; il suo giudizio è la caduta della sua potenza, la sua pena è quella richiesta dalla libertà del popolo. [...]
I popoli non giudicano come le corti giudiziarie, non emettono sentenze: lanciano la loro folgore; non condannano i re: li piombano nel nulla".

Altro che 25 aprile di Ezio Mauro e Napolitano, il 28 aprile ci ricorda che la festa della liberazione è quando il popolo si libera del tiranno. Chiunque sia, per come si manifesti e per sempre.

(red)

28 aprile 2012

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