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Berlusconi è in difficoltà. Solo il centrosinistra può salvarlo

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berlusconi_vetro_rottoLa manifestazione del centrosinistra in piazza del Popolo, indetta per protestare contro il decreto salvaliste, si è sicuramente svolta in una dignitosa cornice numerica. E' anche vero che per il centrosinistra, in tutte le sue componenti, non è automatico tradurre questi numeri in un evento politico in grado di imporsi oltre il proprio elettorato di riferimento, rovesciare le gerarchie di notizia dei media, modificare la composizione dell'agenda politica. E questo non solo perchè il presidente del consiglio controlla i principali canali televisivi ma anche per una difficoltà permanente, da parte del centrosinistra, di costruire eventi e linguaggi che crepino l'egemonia culturale e politica del centrodestra in modo permanente.
Bisogna però sottolinere come Berlusconi si trovi in una fase di forte difficoltà. La sua situazione politica contrasta con quanto spesso è incline a pensare l'opposizione ovvero che le manifestazioni contro Berlusconi finiscono per rafforzarlo mentre le manifestazioni a favore ne consolidano il consenso. Dalle convulsioni nel PDL durante la fase di presentazione delle liste ne esce infatti un partito instabile, rissoso e fortemente diviso all'interno.
In argomento, nel recente passato, siamo stati gli unici a sottolineare un aspetto: l'aggressione di Tartaglia rompeva il mito mediatico dell'immortalità di Berlusconi e di conseguenza questo avrebbe finito per pesare nel consenso verso il governo in una situazione di forte crisi economica. Basta vedere tutti gli indicatori di consenso di queste settimane per comprendere, anche dalle parole degli stessi esponenti di centrodestra, come il gradimento del governo Berlusconi sia in discesa. Allo stesso tempo, all'indomani della bocciatura del lodo Alfano sostenevamo come si stesse radicalizzando la frattura tra politica e ordinamento che la presenza stessa di mediaset in politica è destinata a produrre in modo permanente.

Anche la radicalizzazione della frattura tra politica e ordinamento non ha fatto che approfondirsi in queste settimane. Si guardi al Tar che in pochi giorni ha bocciato sia il decreto salvaliste che le norme sulla cosiddetta par condicio: la magistratura, attaccata frontalmente da Berlusconi, sta disarticolando in tempo reale le misure del governo. E lo fa persino nei confronti del nesso di comando che Berlusconi ha verso la Rai, si veda la recente inchiesta di Trani sui condizionamenti verso l'Agcom per la chiusura di Annozero (che chiama il causa anche il ruolo politico del direttore del tg1).
In questo senso non si sottovalutino le prese di posizione del Consiglio superiore della magistratura: il documento ufficiale di critica a Berlusconi, accusato dall'organo di autogoverno della magistratura di ledere i principi della democrazia, non è stato rimarcato a dovere dal centrosinistra ma è stato ben compreso dalle procure come il segnale di un inasprimento della lotta tra politica e ordinamento.
I segnali di uscita dal PDL che l'ex pretoriano di Berlusconi, Micciché, manda alla maggioranza, annunciando l'uscita dal Partito delle libertà, sono poi assai sinistri perchè riguardano lo storico forziere di voti della Sicilia.
Di fatto il centrodestra, fino ad oggi abile a neutralizzare le spinte centrifughe tra ceto politico del nord e nel sud presente nelle proprie fila, sta mostrando segni di sfilacciamento strutturale entro un partito che di per sé non mostra una vera e propria struttura.
I punti di forza di Berlusconi sono ancora riassumibili sostanzialmente in tre punti: la posizione non ostile di confindustria (comprensibile dagli editoriali del Sole 24 ore e del Corriere) che lo colloca ancora al centro del sistema politico, l'attenzione a una politica di deficit pubblico compatibile (per adesso) con il dettato della Ue, l'incapacità di dettare affondi letali da parte dell'opposizione.
E, dalle parole usate dal centrosinistra nella manifestazione di piazza del popolo, le posizioni politiche di questo schieramento sono ancora collocabili tra l'opportunismo, l'attendismo e il minimalismo. Il rischio concreto che il centrosinistra corre è quindi di fornire a Berlusconi il tempo necessario per riprendere forze ed idee. E' già accaduto dopo la fine del primo governo Berlusconi (1994) e dopo le elezioni del 2006. Questo senza andar a scavare in più sinistri precedenti storici, che risalgono agli anni '20, riguardanti la crisi tra politica ed ordinamento in Italia.
Se, come sostengono Corriere e Sole 24 ore, Berlusconi è ancora il centro del sistema attaccando il presidente del consiglio il centrosinistra deve saper prefigurare una nuova sfera della politica (politica si badi bene, non elettorale) e un nuovo assetto dei media. Al momento tutto questo è troppo per il ventaglio presente delle forze di opposizione. Per questo il centrosinistra, se non cambia rotta, rischia di salvare Berlusconi. Oppure rischia trovarsi ad essere nella condizione di semplice spettatore dell'esito della radicalizzazione dello scontro tra politica e ordinamento. E, la storia del dopo tangentopoli insegna, essere semplici spettatori di conflitti del genere può generare serie una di sconfitte disastrose per la parte politica che le subisce e per l'intero paese.

per Senza Soste, Bill Shankly

13 marzo 2010

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