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Congresso Cgil: il trionfo del banale, ma soprattutto dell’inutile

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Venerdì 26 febbraio: in una conferenza stampa il presidente della Commissione nazionale di garanzia della Cgil Carlo Ghezzi annuncia che la Mozione 1, “capitanata” da Guglielmo Epifani, ha ottenuto una percentuale superiore all’80% nelle assemblee tenutesi nei luoghi di lavoro su tutto il territorio nazionale, lasciando la Mozione 2 sotto il 20%.

Tutto scritto: la Cgil va a destra

epifaniL’esito era talmente banale e scontato che da mesi tutti gli addetti ai lavori sapevano e proclamavano già senza nascondersi minimamente che la mozione di Epifani avrebbe vinto con l’ottanta per cento. Senza stare a guardare i retroscena (e di cose ce ne sarebbe da dire tante sulle modalità di raccolta dei voti e sulle facoltà di parola sui luoghi di lavoro…), è preferibile concentrarsi sul significato politico di questo congresso, che si terrà a maggio ma che sarà ovviamente solo una passerella per Epifani.

In un momento storico in cui Cisl e Uil hanno definitivamente gettato la maschera andando a firmare accordi separati direttamente al Palazzo di Berlusconi, la Cgil aveva di fronte un bivio: a destra la strada della ricerca dell’unità sindacale con le due organizzazioni sopramenzionate (tra l’altro puntualmente attaccate dalla stessa Cgil per il loro comportamento), a sinistra la rottura dei rapporti con chi ha ormai palesemente ammesso di non voler cambiare niente dell’esistente sistema lavoristico italiano. Ha scelto di andare a destra, dimostrando ancora una volta di guardare con terrore a tutto ciò che si sta muovendo nell’ambito del sindacalismo più combattivo e spontaneo.

Cosa cambia? Praticamente nulla

Il bello (o il brutto, secondo i punti di vista) è che, nella sua pesantezza di significato politico, questo congresso comunque risulta del tutto inutile per i milioni di lavoratori italiani. La spirale in cui infatti ci troviamo oggi era devastante tanto prima quanto lo sarà nei prossimi anni, visto che possiamo ritenere ormai assodato che per la triplice sindacale il sistema di sviluppo incardinato su precarietà e atipicità del lavoro, che scatenano conseguenze a catena quali abbassamento dei salari e polarizzazione della ricchezza, è giusto così e non va combattuto.

I precari erano e restano invisibili (e infatti nei luoghi di lavoro quando chiedevano di votare per questo congresso suscitavano imbarazzi) per una Cgil che ha scelto di pensare solo a come togliere i soldi per la tessera e per i servizi del 730 e dei fondi integrativi a chi ha il posto fisso. Gli altri devono interiorizzare il fatto che per anni (o decenni) saranno precari, interinali, atipici.

 

Il coraggio che non c’è…

Eppure la Cgil se voleva poteva prendere la strada della svolta. Per diversi motivi.

Per la forza (del nome più che altro) che ancora riscuote tra tanti lavoratori speranzosi nel cambiamento, per i mezzi che le consentirebbero di iniziare un nuovo corso anche educativo per cercare di ricreare quella coscienza che manca e che è alla base di tutto, per il progressivo invecchiamento della sua base (metà degli iscritti sono pensionati, e tra i giovani nessuno la segue per il motivo detto sopra che sono quasi tutti precari), perché, soprattutto, siamo in una situazione di livello zero, visto che mai dal dopoguerra ad oggi la classe lavoratrice si è trovata ad essere così debole e impotente. E se la svolta non la dai quando sei all’anno zero, quando la dai?

Qualcuno si era illuso che questo poteva essere il congresso in cui la Cgil diceva basta con la legge Biagi, basta con i padroni (tipo la Fiat) che prendono i soldi dallo Stato e poi vanno a produrre all’estero chiudendo le fabbriche in Italia, basta con un sistema di welfare colabrodo, e poi oltre a dire basta presentava una nuova stagione di lotte ed iniziative anche a lungo termine con le quali dimostrava la volontà di reagire allo stato di cose attuali. Un cambio di passo, di mentalità, un’inversione di tendenza. Qualcuno si era illuso, appunto. Perché non c’era la minima speranza in partenza. E, diciamocelo, anche nella seconda mozione comunque qualche grossa lacuna c’era.

Ma stiamo allegri. Alla fine, come detto, non cambia niente. Il più grande sindacato italiano va al congresso e il risultato che ne esce è che va tutto bene così.

Il mondo reale è un’altra cosa: vedremo in quanti prima o poi se ne accorgeranno.

Per senzasoste.it, Franco Lucenti

26 febbraio 2010

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