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Dexia, nome da marca di deodorante ma potenziale esplosivo per governo e enti locali italiani

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Toxic_AssetsNell'autunno 2008 Senza Soste dette la notizia che il gruppo assicurativo e finanziario franco-belga Dexia rischiava di fallire e, con lui, molti enti locali italiani. In quel periodo si stava infatti rivelando all'opinione pubblica la dimensione del disastro che la connection tra politica e finanza aveva creato non solo a livello di grandi bilanci statali ma anche di enti locali. E qui, per non prendersela con il solito Berlusconi, bisogna ricordare che negli anni precedenti al crack del 2008, orde di amministratori locali del centrosinistra si sono recate a Londra e a Bruxelles a trattare prodotti finanziari di ogni tipo. Il rischio corso nell'autunno di quell'anno, diversi enti locali potevano spegnersi all'improvviso senza linee di credito finanziario e senza che nessuno potesse farci nulla, avrebbe consigliato una maggiore cautela nei rapporti tra mondo istituzionale italiano e finanza. Ma se il centrodestra ha come tema di dibattito la persecuzione a Berlusconi, e le proprie risse interne, il centrosinistra in tutto questo periodo si è occupato sostanzialmente di discutere sulle primarie. Ma cosa è cambiato, nel rapporto tra Dexia e il finanziamento delle istituzioni italiane in tre anni?
Sostanzialmente due cose: Dexia è stata salvata, gonfia di titoli tossici come era, con soldi pubblici provenienti da tutta Europa, che paghiamo tutti con le finanziarie, e c'è stata la crisi greca. I due aspetti vanno messi assieme, specie quando parliamo dell'Italia. Ma andiamo per gradi.

Dexia è un gigante cresciuto vertiginosamente, frutto della finanziarizzazione della vita politica europea e occidentale, dal 1996 (anno della fondazione) al 2006. Per capire quanto sia stato traumatica per Dexia la crisi Lehmann Brothers basta ricordare che nel 2007 le azioni detenute da Dexia pesavano sul 20,8 dell'intero pacchetto volume azionario detenuto dalle banche iscritte alla Borsa di Bruxelles mentre nel 2008 questo valore è passato a 3,2 e nel 2010 a 2,6 (pur essendo quotata ancora da Fortune come la compagnia più importante del Belgio). Il salvataggio pubblico ha imposto un drastico dimagrimento di Dexia, che comunque possiede ancora titoli tossici, e che nel 2008-9 ha comportato diverse ristrutturazioni interne.
Dexia è stato il classico gigante che è collassato per bulimia di titoli tossici americani. Cresciuto alla islandese, ovvero come banca locale che comincia a trattare grandi partite di finanza speculativa in tutto il mondo. Già perchè Dexia nasce come fusione tra banche locali e popolari francesi e belghe, con sede in Belgio, e si specializza nel credito a governi, regioni, amministrazioni locali. Una miscela, quella di trattare titoli tossici americani e fare operazioni per gli enti locali, che si è rivelata pericolosissima nel 2008 (rischio di far saltare mezza Europa come per un fall-out nucleare). Ma che è stata fatta amalgamare dalla "severissima" Ue, quella che taglia la spesa sociale in nome del rigore, e da governi di tutti gli schieramenti. E qui bisogna ricordare che il governo italiano di tutte le sinistre, quello del 1997, mentre diversi suoi componenti si accingevano a marciare convinti contro la globalizzazione, dette il via libera (se si preferisce il silenzio-assenso) all'acquisizione da parte di Dexia del controllo di  Crediop. Cosa è Crediop?
Si tratta della più grande banca privata italiana specializzata nel credito alle amministrazioni locali.
Per capire il pericolo che Dexia, e chi l'ha coperta in Italia, ha fatto correre a questo paese negli ultimi tre anni basta ricordare che Standard & Poors ha rimosso solo in questi giorni il rischio declassamento per Crediop e che valeva per diverse controllate Dexia dall'inizio della crisi Lehmann. Moody's questo rischio l'ha confermato e non è certo una buona notizia.

Immaginiamo se Crediop tornasse a rischio declassamento Standard & Poors, a causa di una nuova crisi Dexia: non ci sarebbero sceneggiate tra Bossi e Berlusconi che terrebbero nè spettacoli di Tonino Di Pietro l'agricoltore da fare in parlamento. E neanche finanziarie di nessun tipo per salvare molti enti locali italiani dalla bancarotta.
Già, ma quale è la situazione di Dexia oggi?

Forse il titolo di questo articolo di forexinfo.it chiarisce la situazione: "Dexia Crediop: strani movimenti causa esposizioni sulla Grecia"

http://www.forexinfo.it/Dexia-Crediop-strani-movimenti

Insomma il titolo Dexia Crediop, così importante per la vita degli enti locali italiani, è in sofferenza a causa delle esposizioni della casa madre sulla Grecia. Non a caso il venerdì nero (7 luglio) Crediop è stato penalizzato assieme ad Unicredit. Il timore di molti operatori è che il fallimento greco finisca il lavoro che non è riuscito a Lehmann Brothers: far fallire Dexia o ridimensionare brutalmente un gruppo già severamente colpito . Con conseguenze non da poco sia per l'Italia che per gli Usa. In un articolo molto interessante per La Stampa, Francesco Guerrera del Wall Street Journal dice infatti chiaramente che  "Dexia potrebbe soffrire perdite enormi su miliardi di obbligazioni greche"

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8923&ID_sezione=&sezione=

E questo è un problema Usa come italiano. A questo punto si dirà che la narrazione è completa: Dexia rischia di nuovo di fallire, stavolta a causa della Grecia, e con lei le linee di credito e finanza di molti enti locali italiani. Oggettivamente c'è uno scenario peggiore e del tutto realistico. Si vada a vedere questa tabella dell'Economist.

http://media.economist.com/sites/default/files/imagecache/original-size/20110709_WOM936.gif

C'è semplicemente scritto che Dexia è esposta per 3,5 miliardi di euro verso la Grecia. Ma c'è anche, altrettanto semplicemente, scritto che l'esposizione di Dexia verso l'Italia è di 15,6 miliardi di euro. Quasi cinque volte superiore. Si capisce quindi che un eventuale nuova grossa crisi di Dexia metterebbe a rischio una porzione importante di debito pubblico italiano, direttamente legato ad enti e servizi del nostro paese. Ci sarebbe un immediato effetto nel nostro paese a causa del fall-out greco al quale seguirebbe uno, più grosso, tutto italiano. E questo quando a giugno Crediop ha emesso una nuova linea di obbligazioni, e a maggio Dexia era già in sofferenza per la Grecia, per infrastrutture ed enti locali italiani

http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=10850

Naturalmente le attenzioni strategiche verso l'acqua italiana da parte di Dexia sono evidenti e conclamate da tempo. Basta seguire gli atti di questo convegno del 2010.

http://www.censis.it/5?resource_23=108321&relational_resource_24=108321&relational_resource_396=108321&relational_resource_26=108321&relational_resource_78=108321&relational_resource_296=108321&relational_resource_342=108321&relational_resource_343=108321

E, altrettanto naturalmente, Dexia-Crediop fa parte dei finanziatori del gruppo Hera, area Pd, gigante dell'acqua privata

http://bs.gruppohera.it/finanziatori_home/finanziatori/081.html

Quando Mario Draghi, a borse chiuse, parla di "banche italiane che supereranno il test del 15 luglio", la stampa nazionale applaude pensando all'intervento del prossimo governatore della banca europea a favore del proprio paese. Ma queste sono interpretazioni buone per un fesso ovvero un elettore di centrosinistra che aspetta che Bersani metta le mani sui conti per far tornare tutto a posto. Sarebbe interessante invece se Draghi parlasse da presidente della Banca Europea facendo quindi una valutazione pubblica, con misure adeguate a salvaguardia delle istituzioni, sui possibili impatti della crisi di una banca franco-belga sul sistema di finanziamento del debito pubblico italiano. Ma Draghi parla da persona che ha lavorato con Goldmann Sachs, uno dei principali responsabili del crack mondiale 2007-8. Ecco cosa dice di lui l'associazione di difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari.

"Il Governatore Draghi, che negli anni in Bankitalia non ha varato UN SOLO provvedimento per prevenire truffe, frodi ed abusi bancari a danno dei risparmiatori e delle famiglie (essendo nota la dipendenza della Banca Centrale dagli istituti di credito e dall’Abi, non solo nei suoi assetti azionari), non farà nulla in Europa per tutelare il risparmio sudato delle famiglie e non adotterà alcuna politica monetaria che non sia funzionale alle banche, ai banchieri ed ai suoi amici ed affaristi di Goldman Sachs".

http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8291&T=P

Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo un trentennio di disastri e di milioni di morti, le nazioni si cautelarono, o credettero di cautelarsi, dalle due grandi calamità del primo novecento. La guerra e la finanza su scala globale. Il sistema di Bretton Woods fu creato proprio per evitare il riprodursi dei disastri fatti crescere a vista d'occhio dalla finanza liberista. E, senza il recupero di questa consapevolezza, magari una Dexia oggi si può salvare ma le basi stesse della nostra vista sociale rimarranno a lungo in continuo pericolo.

(red) 10 luglio 2011

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