Qualche giorno fa su questo sito si ironizzava sulle disavventure di Niki Vendola, scaricato dal PD, che gli ha preferito tale Boccia (PD) come candidato presidente della Puglia, anche se ora per scegliere sembra che si faranno le mitiche primarie.
Ideatore di questa operazione è Napoleone D'Alema, il quale ha detto chiaramente che la linea è quella di un accordo nazionale con l'UDC per battere Berlusconi. Quel Berlusconi che deve proprio a D'Alema, quando qualche anno fa tirò fuori l'astrusa proposta della "Bicamerale" ed evitò accuratamente l'approvazione della legge sul conflitto d'interessi, di essere l'attuale Presidente del Consiglio.
Dunque D'Alema dice di puntare su un'alleanza "nazionale" anti-Berlusconi con un partito che invece nel Lazio è alleato con la destra, e non ha neanche pensato di chiedergli, in cambio della defenestrazione di Vendola, almeno di sostenere la candidata indicata dal PD, Emma Bonino.
Non era difficile: avrebbe potuto arrivarci anche uno come D'Alema, tanto è vero che sull'altro versante questo problema delle alleanze ballerine dell'UDC l'ha tirato fuori Calderoli, un altro che non è esattamente un genio. Calderoli ha detto più o meno che l'UDC deve smetterla di allearsi un po' con tutti e che se sceglie "i comunisti" non può poi far parte di una coalizione di destra. Dispiace concordare con Calderoli, ma come dargli torto?
D'Alema e i suoi però si sono ben guardati dal chiedere conto all'UDC non solo delle sue alleanze, ma anche delle fedine penali dei suoi esponenti di spicco. Ad esempio Lorenzo Cesa indagato per abuso d'ufficio, condannato in primo grado per corruzione aggravata e poi graziato dalle leggi berlusconiane e di nuovo indagato per truffa e associazione a delinquere. Oppure Totò Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio.
Non c'è che dire, il nuovo che avanza...
A proposito: parlavamo della candidata che il cosiddetto "centrosinistra" ha scelto per il Lazio, Emma Bonino. Per ricordarci chi è, torniamo alla grande campagna radicale di "modernizzazione del Paese", quella dei referendum a tappeto che nessuno ha votato. A cosa dovevano servire i referendum? Ad abrogare le pensioni di anzianità, le trattenute sindacali in busta paga, l'obbligo di riassunzione del dipendente ingiustamente licenziato, liberalizzare i contratti a termine, i contratti part-time, il lavoro a domicilio e l'intero settore del collocamento. Ad aprire alle assicurazioni private nella sanità e nel risarcimento degli infortuni sul lavoro. A far approvare una riforma elettorale all'americana, bipartitismo puro e turno unico.
Emma Bonino come parlamentare europea si oppone alla direttiva Bolkenstein (quella che stabilisce la privatizzazione dei servizi pubblici) perché troppo poco liberista.
Arrivata finalmente alla poltrona ministeriale con Prodi, la Bonino scalpita per far passare misure "sangue, sudore e lacrime" per i lavoratori, e piagnucola: "C'é il rischio che, sotto le pressioni della sinistra comunista e di alcuni leader sindacali il nostro paese operi intollerabilmente, unico nel contesto europeo, addirittura per l'abbassamento dell'età pensionabile, rispetto alla media continentale e per un ulteriore aggravio dei costi previdenziali".
Interrogata sulla politica economica di Prodi, dichiara: "Non è certo il governo di Milton Friedman, ma più di tanto non si può fare". Eh già, con Milton Friedman sarebbe stata tutta un'altra cosa, e magari con Pinochet agli interni, visto che Milton Friedman era il consigliere economico più influente delle dittature latinoamericane.
E in politica estera, la Bonino esprime posizione da ultrà sionista e filoamericana, dichiarandosi a favore dell'"esportazione della democrazia" e dell'ingresso di Israele nell'Unione Europea.
Nel 2005, sul possibile ritiro delle truppe USA dall'Iraq si dice contraria, in quanto ritiene che si debba evitare il rischio di un nuovo Vietnam dopo la ritirata degli americani: "Il paese fu consegnato all'oppressione comunista", ammonisce la signora.
Fermiamoci qui. Che l'abbia scelta un PD allo sbando non stupisce più di tanto. Non sembra neanche una scelta azzeccata perché è invisa sia all'elettorato cattolico che a quello di sinistra. Quello che però dà veramente l'idea di quanto è ridicola la sinistra italiana oggi è l'articolo di tale Sandro Medici sul Manifesto di qualche giorno fa, dove si leggono parole di grande apprezzamento per la candidatura della Bonino. "Sarebbe una novità assoluta (...) Roma resta una metropoli proiettata nella contemporaneità (...) è insomma maggioritario l'impulso sociale che guarda al futuro con fiducia e ottimismo. Emma Bonino può riuscire a intercettare questo cambiamento (...) della gente che è stufa e inorridita dalle liturgie politiciste e bla bla bla".
Non sono le parole di un lettore, ma è un editoriale di prima pagina, quindi la posizione ufficiale del quotidiano. E allora per una volta tanto usiamo parole care alla Bonino e auguriamoci che "la mano invisibile del mercato" faccia giustizia di un giornale del genere.
Per Senza Soste, Nello Gradirà
18 gennaio 2010
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