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Gianpi e le strutture elementari della parentela

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tarantiniCon la spoliticizzazione delle scienze umane, processo che va avanti da un trentennio, molti campi di immediato interesse, sia scientifico che politico, sono stati abbandonati. Molti terreni nuovi non sono mai stati affrontati. Lo si comprende, ad esempio, analizzando il rapporto tra prostituzione e potere. Che è centrale, nel mondo contemporaneo, per comprendere come si formano e si riproducono le reti socialmente elevate di potere, e quindi per capire come eventualmente destrutturarle, ma che attuamente o è ridotto a cronaca delle intercettazioni telefoniche o ad oggetto di qualche reminiscenza letteraria. A disposizione ci sono molti studi, ad esempio, sulla prostituzione immigrata, su quella dei paesi emergenti, o sull’analisi della soggettività della prostituzione. Sono rari  i lavori sulle rete di relazioni e di potere che questo fenomeno produce e di cui fa parte.  Il caso Gianpi non sfugge certo a queste tendenze. E tanto più quando la codificazione della vicenda Tarantini è in mano a tre potenti agenzie di significato: la magistratura, il gossip, l’infinito commento moralista della rete e dei giornali.

Eppure la vicenda Gianpi mostra le strutture elementari della riproduzione del potere italiano tramite il traffico di prostitute. Un inchiesta su legami, relazioni, simbolico concentrata su Tarantini ci direbbe delle modalità di costituzione del potere italiano quanto Levy-Strauss ha potuto dire della famiglia ne "Le strutture elementari della parentela". Quando si comprende come l’allocazione delle prostitute servisse per garantire gli appalti, a chi sponsorizzava Tarantini, si comincia a capire formazione e sviluppo di una struttura di potere. Concentrarsi sull’aspetto pruriginoso dell’intercettazione, su questa o quella prestazione, non fa capire molto di questa struttura. Levy-Strauss distingueva tra due grandi strutture familiari: quelle elementari, dove i comportamenti matrimoniali hanno poche variabili di combinazione e la libertà individuale molto limitata, e quelle complesse che, al contrario, hanno molte variabili di combinazione e dove la libertà individuale è piuttosto accentuata.  Il matrimonio, in queste strutture, assume anche la forma dello scambio e dell’accumulazione delle ricchezze. Del resto la politica dei matrimoni è un classico dell’era della sovranità, riadattato in tutte le edizioni del capitalismo contemporaneo. Il modello Gianpi si impone come un classico della struttura elementare delle relazioni di prostituzione: poche variabili di combinazione (sostanzialmente entro lo schema triadico cliente/prostituta/mediatore), nessuna libertà di comportamento al di fuori di questo schema e della transizione di denaro. Se visto come schema relazionale aderente alle reti politiche e di affari ne esce fuori come un fenomeno di potere elementare, rigido, monotono e molto ramificato. Gianpi infatti, prima di conoscere Berlusconi, era nel giro di potere del centrosinistra nella palude degli appalti della sanità pugliese il cui mondo della baronìa sanitaria è particolarmente autoritario, rigido e familistico dall’università alle cliniche. Le relazioni elementari della prostituzione nel potere politico sono quindi rigide, riflettono assetti di potere chiusi, ma intercambiabili negli schieramenti. E chi vi partecipa percepisce di partecipare a un fenomeno di ascesa sociale. Alcune prostitute si sono stupite delle critiche ricevute affermando che si tratta di “invidia verso chi si può permettere certe relazioni”; lo stesso Gianpi aspirava al parlamento europeo dopo, parole sue testuali, “essere stato sullo yacht di D’Alema a vent’anni e a casa Berlusconi a trenta”.

Il “modello relazioni di prostituzione contro appalti”, che emerge dalla vicenda Tarantini (e che ha fatto perdere cifre incredibili al titolo in borsa di Finmeccanica) non va visto solo secondo una logica di scambio ma anche secondo una logica di affiliazione. La fornitura di prostitute infatti stabilisce un rapporto di intimità, tra fornitore e cliente, che rende così la struttura elementare di potere che lo produce più chiusa e regolata da comportamenti di discrezione. E’ il modello Super-Cannes, dove le reti di affari si intrecciavano con i comportamenti privati più intimi, messo in luce dallo strepitoso romanzo di Ballard. E’ un modello completamente bipartisan, come abbiamo potuto capire dalle inchieste. Va rimarcato inoltre come queste reti di relazioni abbiano la stessa dimensione esperienziale del pragmatismo invocato, da tutte le parti in campo, in politica: efficaci, immediate e concrete nell’effetto che producono. Il fatto che lo schema Gianpi sia penetrato, come modello di relazione sociale, nei due schieramenti della “politica del fare”, dovrebbe aiutare a guardare l’idea stessa di primato del fare in politica come qualcosa da non assumere automaticamente. Ma questi sono tempi in cui l’antropologia e la filosofia in politica, anche per proprie responsabilità, sono viste come flatus vocis, emissione di voce o, secondo altre traduzioni, voce senza importanza. Dominano infatti le etiche e le morali che si rivelano ottime per auspicare e denunciare e pessime per contrastare concretamente i fenomeni. Ma per adesso fermiamoci a comprendere il tipo di relazioni di potere costruite dal modello Gianpi: rigide, chiuse quanto pervasive, bipartisan. Con la prostituzione femminile sistematica come suggello dell’accordo sulla gara d’appalto. A differenza del modello Anemone, che usava la prostituzione maschile occasionale, o di quello Penati che si ferma al brivido del feticismo del denaro senza scambiare corpi, quello Gianpi si impone come uno dei modelli di relazione di potere paradigmatici nell’attuale circolazione di ricchezza legata al potere di rendita finanziario e politico. Con la prostituzione femminile come vettore per poter circolare su tutti i nodi sensibili di questo genere di poteri.

per Senza Soste, nique la police

20 settembre 2011

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