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I disperati

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Alfano-Bersani-Casini-e-MontiInutile perdersi tra le cifre: la situazione economica e finanziaria dell'Italia è a livello da emergenza bellica. Un alto tasso di disoccupazione, altissimo a livello giovanile, il debito pubblico che ha raggiunto nuovi record, il crollo degli investimenti. La prospettiva? Almeno due anni di recessione e ulteriori gravi contrazioni del bilancio pubblico, che producono nuove spirali recessive.
E' bene essere chiari: si era già capito da gennaio che il governo Monti avrebbe portato a questo. L'economia ha una storia che insegna che le politiche di austerità hanno funzionato solo in paesi piccoli e con una moneta propria. L'Italia non ha nessuna delle due caratteristiche. Lo sanno benissimo sia gli investitori che i cowboys delle guerre finanziarie. Infatti già da fine gennaio, sulle riviste specializzate, si trovavano articoli che prevedevano come l'Italia avrebbe visto risalire lo spread a partire dalla seconda parte del 2012. Si tratta delle stesse riviste che oggi prevedono la speciale dirittura d'arrivo del bailout, la richiesta di "aiuti" che salva le banche e sinistra un paese: prima Spagna, poi Cipro infine Italia. Del resto con 200 miliardi di capitali che, nello scorso mese di giugno, sono legalmente affluiti dall'Italia alla Germania resta poco da commentare. La crisi capitalistica europea ha prodotto un dispositivo, di vampirizzazione delle risorse, dalla periferia al centro che il governo Monti ha accellerato. Nel migliore dei casi l'esperienza Monti è stata un errore strategico. Il mantra "senza Monti avremmo fatto la fine della Grecia" ha sempre meno senso visto che l'Italia rischia di fare la fine della Spagna.
Anche sul piano della mitica governabilità, per tacere del disastro sociale, il Pd non ha quindi davvero nulla da vantarsi per aver sostenuto questo governo.
Oltre ad aver pericolosamente messo in panne un paese, il governo Monti non si è nemmeno fatto le alleanze internazionali che contano. Uno dei motivi per farsi ben volere dalla Germania, sostituire subito Berlusconi con un premier compatibile con Berlino, non ha infatti valso a Monti la possibilità di farsi dire di "si" dalla cancelliera Merkel, negli scorsi giorni, sulle principali richieste dell'Italia (garanzia europea su bond e banche, mutalizzazione del debito pubblico, scorporo degli investimenti su grandi opere dal calcolo del deficit).
Siccome la grave situazione italiana è accellerata dalla crisi europea (lo stesso Fmi ha parlato di 90 giorni per salvare l'euro e non è stato sostanzialmente smentito da nessuno) il presidente del consiglio ha riunito d'urgenza, martedì 12, i segretari della maggioranza che lo sostiene.
I temi, da quello che si apprende interpretando i lanci delle agenzie di stampa, sono stati sostanzialmente due.
Il primo, sostenere la posizione italiana al vertice europeo di fine mese, rischia di essere una procedura per farsi di nuovo dire "no" dalla Germania tutti assieme da Monti ad Alfano passando per Casini e Bersani. Il secondo riguarda la situazione interna: sono in arrivo nuovi tagli, qualcuno straordinario (fatto passare come "anticipo" della finanziaria) e la cosiddetta riforma dell'articolo 18 rischia di arrivare blindata in aula alla camera. Inoltre, a partire dal vertice straordinario di martedì Alfano e Bersani si sono lanciati segnali per una nuova legge elettorale (doppio turno di collegio). Lo scopo è semplice: evitare al Pd alleanze preventive con Sel e Idv, obbligate con l'attuale legge elettorale, sperando di ricostruire dopo le elezioni una sorta di maggioranza postmontiana. Politicamente, al di là delle formule elettorali, significa insistere su un neoliberismo economicamente finito e senza prospettiva.
Ma se i giochi sono chiari la situazione per Monti come per Alfano, Casini e Bersani è disperata.  L'Italia rischia di entrare in un doppio commissariamento (Fmi, Bce) che farà sembrare una vacanza quello per per interposta persona (Monti) operato dai due principali paesi europei nell'autunno 2011. Commissariamento che ha portato un bagno di sangue a milioni di persone (tra esodati, tagli alle pensioni, Imu e Iva e altre miriadi di provvedimenti). Già oggi, paradosso che i media filogovernativi evitano di raccontare, l'Italia è costretta a indebitarsi sul mercato finanziario per sostenere le banche dei paesi sotto tutela (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna per un totale di circa 50 miliardi entro l'anno, due finanziarie). Figuriamoci cosa può accadere con un doppio commissariamento. Inoltre, l'unica cosa che interessa alla maggioranza, il consenso e i voti non sembrano proprio esserci. Il discredito verso i tre partiti che sostengono Monti, tra corruzione e disastro economico, per una fascia ampia di elettorato ha raggiusto il punto di non ritorno, oltre il quale non è prevista una riappacificazione non questo genere di cartelli elettorali.
Resta quindi la disperazione politica di Alfano, Bersani e Casini. Tra crisi europea e crisi italiana qualcosa saranno costretti a mettere in campo. E il timore di sparire dalla scena e l'emergenza economica epocale, si sa, non sono mai buoni consiglieri.
Certo fa sorridere chi invita Bersani a convegni o addirittura in alleanze elettorali. Ma anche per chi è rimasto al centrosinistra anni '90, una formula fallimentare anche all'epoca, probabilmente la storia riserva serie sorprese.

(red) 14 giugno 2012

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