La Cassazione con la recente sentenza del 12 Aprile 2012 ha definito la pena per Poggiolini e De Lorenzo per il danno che hanno arrecato all’immagine dello Stato come apparato amministrativo: 5 milioni e spiccioli a testa. La questione è chiusa.
Socialmente però non si chiude assolutamente niente e merita ricordare le malefatte dei due in termini di concussione e corruzione sui cui effetti si attende ancora un giudizio per capire se abbiano generato malati di HIV con relativi 2605 decessi in conseguenza alle trasfusioni di sangue infetto entrato nel sistema sanitario grazie al loro ruolo. Danni ben peggiori di quelli arrecati allo Stato e che ad oggi non hanno ricevuto ancora un giudizio definitivo; come a significare che prima si quantifica il danno erariale e all’immagine dello Stato-persona poi si passa alle persone vere.
C’è comunque altro da rimarcare e su cui non si è mai letto granché. Per cogliere questo aspetto più sinistro è necessario partire dal comportamento di Poggiolini, di cui si ricordano bene i lingotti d’oro posizionati sulle mensole della cucina e nel divano. Alla sentenza si accosti il reato compiuto dal leghista Belsito che riporta il lingotto d’oro in auge come ai tempi di Paperon dei Paperoni, sebbene il personaggio fantasioso si tuffasse nei dollari cartacei piuttosto che tra i lingotti. Niente di nuovo si potrebbe pensare in un primo momento se non fosse che le pratiche spesso si diffondono a macchia d’olio tra persone con ristrette frequentazioni. Grazie ai neuroni specchio che scientificamente sono stati individuati come quella parte neurologica che spinge inconsapevolmente all’emulazione potremmo chiederci in quanti a certi livelli della burocrazia e della politica usano i lingotti come fermacarte oppure per tener premute le acciughe sotto sale all’interno dei fustini in legno nelle cantine delle loro ville. Il lingotto potrebbe anche diventare un arma per esercitare ulteriore violenza fisica. Inoltre il lingotto non è il diamante che potrebbe essere anche di maggior valore a seconda dei casi ma rappresenta qualcosa di elegante. Il lingotto è per una bramosia di ricchezza ignorante, è pesante e massiccio. E’ un simbolo di virilità da mostrare proprio partendo dalla stanza delle stanze: la cucina. Il luogo dove si mangia, nella logica malata dei poveri incriminati, deve ospitare il lingotto da mostrare alle mogli e magari anche ai figli. Belsito li ha riconsegnati in velocità al partito perché li aveva vicini, si dice fossero nel caveau della banca, ma è probabile a rigor di logica che almeno uno in casa ci sia rimasto. Proprio per questo il lingotto è un trofeo molto più prezioso del suo valore economico e rappresenta per chi lo detiene tutto quel cumulo di felicità e gratificazione degli infiniti oggetti che potrebbero esser prodotti da quel quantitativo di metallo venendo poi regalati a moltissime persone le quali avrebbero potuto ricevere regali importanti. Detenere un lingotto d’oro idealmente significa sottrarre gioie apparentemente minori a un numero elevato di persone ricordando proprio che l’oro è un bene scarsissimo. Quindi Poggiolini, Belsito ed altri godono inoltre nella loro lucida perversione di aver tolto ad altri la possibilità di esser gratificati anche da piccolissimi regali ma con valori affettivi immensi. Questo reato chiaramente non trova nessuna rispondenza in nessun codice penale al mondo ma è un ulteriore effetto dell’ignoranza e della violenza inaudita di coloro che custodiscono lingotti d’oro in casa. Come dei vampiri, questi uomini degeneri, sui quali concretamente si indaga ancora frequentano altri uomini i quali come in molti altri casi potrebbero esser già contaminati o a rischio elevato di imminente contaminazione dalla malattia che porta alla brama del lingotto tenuto in casa.
Se lo Stato volesse riscattarsi veramente dovrebbe comunicare la presenza di questa grave patologia sul territorio nazionale attraverso i media che esso stesso direttamente controlla non limitandosi ad emettere solo sentenze che riguardano la sua immagine, constatato che attualmente la sua reputazione vale veramente poco.
per Senza Soste Jack RR
23 aprile 2012
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