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Ignazio La Russa, ministro e buttafuori

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la_russa_aggressioneDa molti anni Ignazio La Russa (foto tratta da repubblica.it) è conosciuto come esponente della destra disco. Quel genere di destra che ama cantare faccetta nera in discoteca, ci sono diverse testimonianze in materia, e che quindi ha a che fare con un'identità nazionale elaborata tra cocktail, inni nostalgici e buttafuori.
Alla lunga Ignazio La Russa ha deciso di far convergere su sé stesso il ruolo del ministro e quello del buttafuori esaltando in un colpo solo tutti i tratti antropologici di una destra che canta gli inni del duce alle feste del Billionaire di Briatore.
Ecco così che il ministro della difesa si incarica di buttar fuori in prima persona, dalla conferenza stampa di Berlusconi sul caso delle liste elettorali, un giornalista colpevole di voler fare domande sul caso Bertolaso. Secondo l'agenzia francese AFP il giornalista free lance si è preso due cazzotti nello sterno. Una "lezione" al giornalista, anche se minore rispetto a quelle toccate ai suoi colleghi negli anni ruggenti delle camicie nere, che rivela all'istante la concezione del pluralismo e della libertà d'espressione presente in questa maggioranza.
Era dai tempi di Pavolini, ministro della cultura, che un governo non poteva vantare un proprio esponente in grado di dire la sua in materia di gestione "diretta" delle controversie. E chissà se per La Russa il paragone con Pavolini è destinato a terminare qui. Del resto quando un ministro, come ha detto La Russa qualche giorno fa, dichiara "siamo disposti a tutto" (per far iscrivere il PDL alle liste del Lazio) è probabile che cominci a ritrovare ispirazione in esponenti di governi che furono. Per carità, la libertà di ispirazione vale quanto quella di espressione. Però che La Russa si legga anche come è andata a finire, per chi l'ha preceduto. (red.)

10 marzo 2010

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