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Il relitto

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vendola_relittoPoco più di due anni fa su questo sito usci una analisi sulla composizione politica e sociale del modello Vendola
http://www.senzasoste.it/nazionale/vendola-verso-dove
che cercava di comprendere la portata reale della proposta politica della formazione guidata dal governatore della Puglia. Oggi  a panorama politico mutato, e dopo l’apertura di Vendola ad una alleanza con l’Udc, si può tranquillamente tirare un bilancio sulla presenza di Sel nello scenario della politica istituzionale. Prima di tutto, rispetto a due anni fa, si è addirittura radicalizzata la presenza dell’icona Vendola nei circuiti di comunicazione politica rispetto al protagonismo del tipo di reti che lo sostenevano. Sintomo che le reti di follower, sostenitori e quadri che stavano nell’orbita di Vendola hanno perso consistenza e, nel caso dei quadri, potere. Al contrario di quanto accaduto al fenomeno Grillo che, in questa fase, ha un vivace equilibrio tra icona e seguito di rete. Che sia proprio questo equilibrio ad avere un peso politico ce lo mostrano i sondaggi, specie se ripetuti nel tempo e da differenti istituti, che in due anni hanno clamorosamente invertito i rapporti di forza, per adesso solo mediali, tra Sel e Movimento 5 stelle. Sel è passata da momenti in cui ha toccato anche il 10 per cento a percentuali che vanno sotto il 6, e si ci sarà uno sbarramento al 5% alle prossime elezioni può essere un problema, mentre il Movimento 5 stelle è passato dal 3 circa di un paio di anni fa ad essere indicato come il terzo, a volte secondo (ultima rilevazione Ipsos, 20% a 4-5 lunghezze dal Pd) partito nelle intenzioni di voto. La forza della rete, nella crescita delle percentuali elettorali, mostra quindi un rilievo fino a un paio di anni fa ancora inedito nella società italiana. Vendola ha saputo sfruttarla solo nella forma del comitato elettorale attorno alla sua persona.

Nell’estate del 2010, quando la sua immagine era ad un punto alto di attenzione, l’effetto elezioni pugliesi si faceva sentire. Poi il lento declino a livello nazionale. Tanto da far mettere in secondo piano uno dei progetti strategici di Vendola, fare le primarie nazionali per ottenere la leadership del centrosinistra, che ha funzionato a livello locale (con Pisapia, Doria e lo stesso Vendola). Oltre alla perdita di contatto con la rete, Vendola ha smarrito il filo del protagonismo politico in diverse occasioni. La prima come nuovo possibile leader del centrosinistra, proprio nell’estate 2010 quando ormai era chiaro che il berlusconismo, dopo la cacciata di Fini dal Pdl, stava vivendo l’ultima stagione. La seconda, all’indomani dell’incoronazione di Monti, come possibile leader di una Syriza italiana antiliberista. In entrambi in casi avrebbe potuto riscuotere consenso ovunque,sia nelle culture istituzionali che in quelle movimentiste, in modo da mostrarsi come offerta di governo plausibile, realistica, innovativa (nell’immagine, poi la sostanza è sempre una scommessa). Ma sono entrati un ballo un processo di subalternità, in termini di rapporti tra reti di potere, al Pd e una assoluta incapacità di lettura della profondità dell’attuale crisi. Sul processo di subalternità è presto detto: sono innumerevoli le reti istituzionali dove Sel, grazie all’alleanza con il Pd, sopravvive. Una accentuata conflittualità entro queste reti avrebbe messo in discussione la concezione della sopravvivenza che Sel ha di sé stessa. Oltretutto la conflittualità si alza quando si ha una visione strategica. E qui si arriva al secondo nodo: Sel vive e pensa ancora con la testa al congresso della scissione dal Prc di Chianciano nel 2008, epoca pre Lehman Brothers.  Un mondo dove si poteva ancora pensare, a costo di qualche concessione, a ritagliarsi uno spazio a sinistra coalizzandosi con il centro, senza urtare troppo il PD e aggregando elettorato.

Oggi, dopo che il Pd, nel presente con il governo Monti e nel futuro con la carta di intenti, ha imboccato come prevedibile la strada dell’estremismo liberista suicida rivestendolo, come da tradizione, di retorica progressista questi spazi non ci sono più.  Non solo: in caso di governo a guida Pd sarebbe proprio Sel ad essere il soggetto più esposto a dinamiche centrifughe. Con una politica neoliberista del governo, che le previsioni macroeconomiche annunciano particolarmente truce a partire dal 2013, e un elettorato di sinistra Sel rivedrebbe, se possibile a tinte ancora più forti, l’intero film vissuto dal Prc nelle due esperienze dei governi Prodi. Tutto questo per durare lo spazio di una legislatura. Più che ad un progetto politico, Sel sembra così una agenzia di collocazione per professioni nella politica a tempo determinato. Con rapida espulsione dallo spazio pubblico a fine esperienza politica.

Intendiamoci, Vendola può sempre concorrere alle primarie e addirittura vincerle. Ma sono i termini dell’accordo sopravvenuto con Bersani a far capire che anche in caso eventuale, al quale bisogna credere poco, di successo di Vendola alle primarie (se ci saranno) la politica del “polo della speranza”, così il governatore della Puglia ha chiamato l’alleanza con l’Udc, sarà marcatamente liberista. Basta appunto vedere la carta di intenti del Pd per capirlo oppure le intenzioni del nuovo alleato di Sel, l’Udc. Se non lo si è capito basta leggere le dichiarazioni di Bersani  sul futuro “contro le destre ma non contro Monti”. Vi si trova la conferma dei mitici “impegni internazionali” assunti dall’Italia (decine di miliardi di euro l’anno oltre le finanziarie, leggi Fornero, abolizione dell’articolo 18, ritiro del pubblico da investimenti, welfare e servizi, cessione di vaste porzioni di sovranità nazionale alla governance liberista) che sono pronti ad essere rinfacciati a Vendola, da parte dell’elettorato di sinistra, già in campagna elettorale. Non un gran risultato dopo aver urlato per mesi, per quanto lo permettevano le compatibilità di schieramento, contro “la macelleria sociale di Monti”.  E qui meglio lasciare ad altri le accuse di incoerenza, ipocrisia, doppio gioco: fare politica, specie oggi, non è facile per nessuno. Ma evidentemente neanche a Vendola è riuscita facile visto che è arrivato esattamente al contrario di ciò che si era prefisso pubblicamente, specie quando chiedeva le primarie: rompere con la subalternità della sinistra rispetto al centro.

Vendola adesso ha la stessa rotta di navigazione di un relitto. Lo sganciamento dalla rotta percorsa fino a questo momento lo espone a repentini cambiamenti di correnti e maree. Dopo il disastroso ultimo decennio di Rifondazione, un’altra lezione su come non fare politica in una società sia complessa che in crisi come l’Italia di questi anni. Certo, la lezione è più complessa di quanto si immagini a prima vista ma,per questo genere di bilanci, ci vuole un tempo di analisi sicuramente maggiore.

(red) 2 agosto 2012

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