Giorgio Napolitano ricorda sempre di più il primo Reichspräsident della Repubblica di Weimar. Stiamo parlando del socialdemocratico Friedrich Ebert, presidente della repubblica tedesca dal 1919 al 1925. Che da deputato fu decisivo per il voto dei socialdemocratici ai crediti di guerra del '14, da cancelliere portò la responsabilità politica dell'assassinio di Rosa Luxemburg, da presidente fu artefice della mano morbida verso Hitler dopo il tentativo nazista di putsch del 1923.
E così, duro verso le masse e accomodante verso i poteri oscuri che emergono, il novello Ebert ha firmato, in anticipo rispetto alle previsioni, le leggi Gelmini sull'università. Come ha firmato Lodo Alfano e legittimo impedimento. Del resto Napolitano ha una storia cristallina di lotta senza pari contro l'eguaglianza e i diritti delle persone. Voleva sciogliere il Pci, da destra, già nel '64. Durante l'autunno caldo rimproverava agli operai di scioperare (sic) e pochi anni dopo fu ambasciatore del Pci nel governo Andreotti (basta il nome) di unità nazionale. Ministro degli interni, autore della prima legge che internava i migranti (la famigerata Turco-Napolitano) Napolitano con queste credenziali non poteva non firmare. E poi con Berlusconi il feeling è di antica data. La sua corrente milanese del Pci degli anni ottanta pubblicava una rivista (Il Moderno) dove, assieme alla pubblicità Fininvest, si lodava la modernità del berlusconismo. Ora le leggi Gelmini sono di fronte alla prova dei decreti attuativi. Che può essere durissima e, grazie alle lotte, può persino essere fatale. Ma c'è un tempo per le analisi e uno per gli insulti. Che non vanno a Napolitano, è come abbaiare alla luna, ma a quel drappello di idioti che, per giocare la parte degli studenti partecipativi e democratici, si sono fatti ricevere da Napolitano. Il rito della partecipazione, messo in piedi in fretta e furia dopo gli incidenti del 14 dicembre era pronto: quello che vuole l'ascolto del presidente, auspicato da Repubblica, e poi la condanna. Ovvero l'ineluttabile firma a sigillo della convinzione che, ancora una volta, le masse che protestano si sono fatte fregare. L'Ebert della repubblica italiana ha colpito ancora. In futuro si tratta di non essere così babbei da dargli l'occasione di continuare il suo lavoro di distruzione di un paese.
(red) 30 dicembre 2010
fonte
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi promulgato la legge recante "Norme in materia di organizzazione delle universita', di personale accademico e reclutamento, nonche' delega al Governo per incentivare la qualita' e l'efficienza del sistema universitario". Il Capo dello Stato ha contestualmente indirizzato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri in cui si auspica che con successiva legislazione ministeriale si risolvano le "talune criticita'" riscontrate nel testo.
http://affaritaliani.libero.
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