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Il ritorno. L'ultimo tragico, patetico Berlusconi

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berlusconi02Prima di tutto c'è da tranquillizzarsi: Silvio Berlusconi non tornerà a palazzo Chigi come presidente del consiglio. Il suo brand politico legato alla persona, qualsiasi sia il nome che possa assumere in futuro, è finito con le elezioni amministrative di Milano del 2011 e con il rovinoso autunno scorso. I notabili legati a Berlusconi non aspirano più voti sul territorio, come da modello neodemocristiano, come all'inizio del decennio scorso. Se Berlusconi darà vita ad un brand nuovo, senza notabili alla Scaiola o alla Micciché sul territorio, punterà tutto su un settore di opinione pubblica che non egemonizza più come nel ventennio passato. Non a caso da anni si favoleggia di una offensiva berlusconiana su Internet che sembra un pò la favola dell'arma segreta che avrebbe dovuto rovesciare le sorti della guerra per l'Asse durante il secondo conflitto mondiale: sempre annunciata come imminente e dirompente e mai in atto. Il motivo è semplice: l'elettore berlusconiano, quello catalizzato grazie alla tv, non ha abitudini da mediattivista. Abitudini necessarie e spontanee se si vuol far circolare informazione politica in rete.

L'elettore berlusconiano, anche se possiede tutti i gadget elettronici, politicamente parlando è ancora un uomo da telecomando. Rudere degli anni '80 e '90, assorbe opinioni decisive tramite la tv, fa parte di una fascia di elettori in decadenza numerica e con sempre minore potere di persuasione verso i simili. A Berlusconi, nel caso che la nuova discesa in campo venisse ufficializzatata, mancherebbero quindi sia i voti dei territori che quelli dell'opinione pubblica. Eppure la necessità di un suo partito in parlamento è stringente. Per il motivo più ovvio di questo paese: condizionare ancora il mercato televisivo (e la ristrutturazione Rai) e favorire leggi e gestione delle frequenze per Mediaset. Azienda che negli ultimi 12 mesi ha subito un vero bagno di sangue tra caduta del fatturato pubblicitario, crollo del titolo e contrazione dell'audience. A questo punto, come da 20 anni a questa parte, per Mediaset torna utile avere una rappresentanza in parlamento.

Per come si è complicata la politica italiana, il partito (o neopartito) di Berlusconi dopo le elezioni del 2013 potrebbe anche trovare posto in una nuova maggioranza "alla Monti". Insomma, con meno di metà voti del 2008, Mediaset e Berlusconi potrebbero fare di nuovo un affare investendo ancora sul mercato elettorale. E se la campagna elettorale più delicata dal dopoguerra, con Berlusconi sarà qualcosa tra il tragico e patetico, pace. Sempre se gli italiani se ne faranno una ragione.

(red) 12 luglio 2012

la fonte

ROMA - ''C'e' un gran movimento di sostegno alla ricandidatura del presidente Berlusconi" e ''credo che alla fine lui decidera' di scendere in campo'': cosi' Angelino Alfano, segretario del Pdl, a margine dell'assemblea dell'Abi ai giornalisti che gli chiedevano dell'ipotesi che il Cavaliere torni a candidarsi a premier.

"In tanti - ha detto Alfano - glielo stanno chiedendo ed io sono tra questi. Del resto per chi come lui ha governato in anni così complessi ha ceduto il passo a un nuovo governo tecnico senza mai essere stato battuto in aula e senza avere perso le elezioni, per chi come lui è stato il protagonista di questi anni, credo sia giusto e legittimo chiedere un giudizio al popolo italiano sulla storia di questi anni e su una nuova chance di governo. In tanti glielo stanno chiedendo e credo che alla fine lui deciderà di scendere in campo". Glielo stanno chiedendo, ha concluso, "tanti cittadini e tanti del Pdl".

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/07/11/ALFANO-CREDO-BERLUSCONI-SCENDERA-CAMPO_7171992.html

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