L'Italia, come è noto ma poco assimilato, attualmente è commissariata da diversi soggetti istituzionali e non. Due di questi, Francia e Germania, non se la passano troppo bene. Troppe le divisioni, al momento, all'interno di questi due stati sovrani per aver la forza di dettare la linea ad un paese, come l'Italia, riottoso a qualsiasi prospettiva che vada oltre il corto respiro. Ma anche il commissario più potente, la Bce, non se la passa benissimo. E' notizia recentissima, riportata dal Financial Times Deutschland, che anche le banche private europee necessitano di accedere al fondo salva-stati.
http://www.ftd.de/unternehmen/
Ma il fondo salva-stati servirebbe, appunto, per gli stati in forte crisi finanziaria e se deve essere utilizzato anche dalle banche la notizia è doppiamente pericolosa. Primo perchè l'Europa rischia di mostrare di non avere strumenti per il salvataggio di sé stessa, anche all'interno di una logica liberista, secondo perchè diverse banche europee mostrano di non essere affatto uscite dalla fase 2008 della crisi. Quella che richiedeva ai bilanci pubblici di farsi carico di perdite e titoli tossici in quantità mostruosa. Si è quindi aperta una discussione, con relativo posizionamento di poteri, per niente facile nella Bce.
Se i commissari dell'Italia sono in difficoltà, l'occasione per il centrodestra di comportarsi in allegra anarchia è stata colta al volo. Lo rilevano le decisioni prese al vertice di Arcore, in un clima anacronistico quanto un alzabandiera del regno delle due Sicilie, che hanno cercato di far quadrare esigenze diverse all'interno della maggioranza di governo.
Nel processo di continua revisione della seconda manovra, quella di ferragosto, il Pdl necessitava di far sparire la tassazione di solidarietà ai ceti medio-alti; la Lega il taglio agli enti locali; Tremonti, sentita anche Confindustria, di non far aumentare l'Iva.
In quest'ottica i tre soggetti hanno ottenuto quello che volevano. Si procederà al taglio di diverse tipologie di pensioni di anzianità, c'è chi ha perso dagli 8 ai 10 anni di contributi (già riscattati e pagati) con il vertice di Arcore), al parziale stop della defiscalizzazione delle cooperative (ma non della chiesa), si punterà al recupero qualche zona di evasione fiscale che non scontenti l'elettorato di riferimento del governo. Queste le correzioni al momento (ma proprio al momento perché il centrodestra è spettacolo continuo) confermate e diffuse nei comunicati ufficiali. Restano tutte le misure impopolari, liquidazione articolo 18 e contratto come aumenti spese sanitarie e taglio agevolazioni fiscali, a carico dei ceti medi e medio bassi. Sui 13 milioni di poveri in questo paese non è prevista alcuna misura. Salvo quella di farli aumentare di numero grazie alle finanziarie patriottiche di luglio e di agosto.
Poi ci sono le misure buone solo per l'effetto-annnuncio. Il taglio, comunque demenziale, delle province e il dimezzamento dei parlamentari (che stanno tra i desiderata di Idv e Pd) sono rimandati ad una legge costituzionale. Il cui iter può benissimo svanire nel nulla. Da capire poi l'entità dei tagli risparmiati alla finanza locale e al numero dei comuni (girano cifre e interpretazioni del decreto molto diverse tra loro).
Politicamente è chiaro che ogni forza che compone la maggioranza ha puntato a rafforzare, in una fase di debolezza di chi l'ha commissariata, i poteri e l'elettorato di riferimento. Resta da capire se questo gioco stavolta riuscirà. Ma non a causa dell'opposizione quanto del risveglio dei commissari e del comportamento punitivo e speculativo dei mercati. Già dopo la finanziaria di luglio e le misure annunciate per quella di agosto il governo fu costretto a cambiare, e non di poco, marcia su tempi, cifre ed obiettivi.
Per adesso un commissario, Draghi (che parla per Bankitalia e Bce), si è svegliato ed ha bocciato seccamente la manovra.
Ma, a parte le ipotesi, già le due finanziarie patriottiche e benedette da Napolitano non raggiungeranno mai gli obiettivi (liberisti) prefissi. Semplicemente perchè operano tagli prevedendo obiettivi di crescita tra l'1,1 e l'1,3 del Pil, fissati dal governo in primavera, che non si realizzeranno mai. Detto in poche parole l'obiettivo di crescita è quanto prevede di crescere economicamente un paese, e quindi di guadagnare, secondo diverse stime di previsione. Su questo obiettivo si calibrano i tagli. Al di là del gossip, e dei trucchetti contabili, questo obiettivo era stato fissato prima della crisi globale dell'estate. Oggi Confindustria stima che l'Italia non potrà crescere che dello 0,6 in un anno; l'Fmi dello 0,7 mentre ci sono stime che parlano di secca recessione tra il punto e il punto virgola due del Pil. Al di là delle piume che svolazzano dal pollaio di Arcore, e delle necessità di farsi sentire da parte dei commissari, si comprende come una terza manovra non meno socialmente pericolosa delle altre due sia di fatto già scritta a causa della questione della riscrittura degli obiettivi di crescita.
Chi la scriverà è questione affidata al romanzo della politica ufficiale. La grave corruzione che emerge nel PD con il caso Penati non rende certo l'intera opposizione molto appetibile al paese. L'eventuale discesa in campo di Montezemolo non sarà certo di quelle che scaldano le masse o politicamente innovative (liberismo, privatizzazioni stavolta in marca Ferrari. Sai che novità..).
Come diceva Dascombe in V per Vendetta: "Il nostro compito è riferire le notizie, non fabbricarle, quello è compito del governo". Chissà chi, e come, fabbricherà la notizia della terza finanziaria di guerra quando non c'è governo e neanche opposizione.
(red) 30 agosto 2011
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