Caro Roberto Saviano,
Sono un tuo lettore non proprio accanito ma sicuramente attento. Nel tempo ho anche apprezzato parte del tuo lavoro e del tuo impegno. Hai fatto capire elementi importanti di funzionamento della camorra, riti ed economia per intendersi, e il rapporto tra egemonia camorristica sul territorio e immaginario cinematografico. Hai anche riaffermato qualcosa che di questi tempi è difficile affermare: un libro può diventare efficace, incidere sui rapporti di potere. Sono anche tra quelli che ha sempre frenato chi, perchè cresciuto lontano dai cerimoniali delle istituzioni, intendeva criticarti e attaccarti. Perché sono dell’idea che non si può criticare una persona sotto scorta senza rendersi conto che questo può provocare la disgregazione della solidarietà che gli sta attorno. E, come sai benissimo, è quando la solidarietà si disgrega che si costruiscono le pareti dell’anticamera dell’esecuzione. Il tipo di solidarietà di cui hai bisogno è di quella generale, espressa da persone molto diverse da loro in mille rivoli fatti di gesti e comportamenti quotidiani. E, in questi anni, solidarietà da gente come me è arrivata. Gente che non è affatto simile a te, non crede affatto nelle istituzioni da operetta che celebri, non ha nessuno dei tuoi valori culturali anzi, forse come bussola non ha neanche l’idea di valore. Ma gente che trovava, e che trova, inaccettabile che una persona sia isolata prima e freddata poi dopo che ha denunciato un sistema di soprusi.
Eppure, per darti solidarietà la gente come me ha dovuto fare un sforzo. Quello di comprenderti oltre le differenze, le diffidenze e i codici morali e l’idea stessa di politica. E in fondo era quello che chiedevi. Apro quindi Repubblica e ti leggo mentre dai dell’idiota ai chi si è scontrato con la polizia. Non mi resta quindi che constatare che te gli sforzi culturali, che sconfinano nel riconoscimento antropologico dell’altro, li chiedi ma non sei in grado di farli. Anzi, applichi nei confronti di coloro che ti sono diversi gli stessi codici camorristici che rimprovi a Sandokan e a Michele Iovine. Dare al diverso dell’idiota significa codificarlo, come stupido, come animale nei confronti del quale la legge, che sia di Casal di Principe o di Palazzo Madama, può esercitarsi con la noncuranza della ferocia. Ecco i risultati della operazione di separazione degli idioti dal resto della società che siano decisi in un sottoscala di un palazzone di Aversa o tra i candelabri di qualche sala delle cerimonie. Stai facendo ai manifestanti quello che fanno i casalesi nei tuoi confronti, denigrandoti e aggredendoti verbalmente come idiota, per isolarti prima e magari colpirti poi. Con la differenza che, verso di te, si esercita solidarietà mentre non solo ti badi bene da esercitarla verso i diversi ma usi la tua autorità morale di scrittore per emarginare, isolare. Poi ci penseranno le istituzioni della repubblica, magari fomentate da Repubblica, a colpire. Ma lo sai caro Saviano che le tue istituzioni in anni passati per reati politici erogavano undici anni di carcere preventivo senza processo? Lo sai che ci sono persone, che oggi insegnano all’università, che in hanno fatto più anni di carcere preventivo che di pena effettivamente erogata? Non era la Cina ma l’Italia di ieri che, grazie ad autori come te, si candida ad essere quella di domani.
Non so se hai idea degli effetti di quello che hai scritto su Repubblica. I giudici ti leggono, la letteratura ha sempre influenza nella decisione al momento della pena. Come è accaduto per i casalesi. Vuoi che i giudici della repubblica condannino duramente chi ha manifestato contro una riforma allucinante, contro una politica che nega loro la più semplice esistenza? Se accadrà sarà responsabilità tua. Come hai ispirato le condanne ai casalesi avrai legittimato la mano dura contro gli idioti. Gente codificata come fuori dal consesso civile, animali di piazza. La differenza tra te e i gazzettieri dei quotidiani dell’800 che chiedevano la repressione contro la canaglia, gente che allora come oggi semplicemente invocava diritti, sta nello stile da liturgia di unità nazionale. Il tuo sommesso, mentre era sguaiato quello di allora, come da canoni retorici dell’Ottocento. Ma gli effetti sono sempre quelli: il fondo sudicio della galera per chi non sopporta di non avere diritti, di non avere un futuro.
E poi, sei così sicuro di sapere qualcosa delle persone e cui stai dando dell’idiota? Nel 1977, in pieni anni di piombo, la SPD tedesca invitò al suo convegno lo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt. Un drammaturgo di razza, filosofo ed esperto di romanzi criminali. Fu chiamato a far capire al partito allora al governo che cosa fosse accaduto perché la Germania di quell’epoca avesse prodotto la RAF. E la SPD non era un partito che scherzava nei confronti della RAF e dei comunisti. Erano gli anni del Berufsverbot, del divieto di lavoro nella pubblica amministrazione per i comunisti. Erano gli anni di Stammheim dove gli esponenti della RAF furono suicidati dallo stato socialdemocratico. Eppure la SPD non si nascose dietro la scorciatoia degli idioti, per legittimare la propria politica, invitò Dürrenmatt per capire sé stessa e la società tedesca. Te ce l’hai il coraggio di Dürrenmatt? Ce l’hai il coraggio di capire cosa sta avvenendo nella società italiana e perché? No, ti sei dimostrato uno scrittore da scorta spettacolo. Ti sei dimostrato come il poeta che aveva l’Aids nel Falò delle vanità di Tom Wolfe. Un autore la cui disgrazia rappresenta un valore aggiunto nel mercato letterario e nelle entrature in società. In questo sei profondamente uno scrittore italiano. Capace di rivolgere le proprie tecniche di scrittura contro gli studenti a protezione della polizia, dei blindati, dei soprusi dei potenti che sgozzovigliano. E’ accaduto prima di te in questo non sei solo. In Italia quando si raggiunge lo status di grande autorità morale si corre subito in soccorso della polizia. Nessuno di voi scrittori italiani è Sartre e non solo per l’alta complessità tecnica e di contenuti. E te, come i tuoi colleghi, tanto meno ti scomodi ad imitare Bertrand Russell che ha speso anni importanti della sua vita contro il riarmo nucleare. Piuttosto firmi le petizioni a favore dello stato atomico di Israele con la facilità con cui autografi le copie dei libri alle presentazioni. Non sei quindi in grado di interrogarti su chi hai dato dell’idiota, su cosa lo muova, su cosa desideri, su come viva. E, oltretutto, non sei in grado di onorare la funzione dell’autorità morale dello scrittore. Che è interrogare e far interrogare, capire e aiutare a capire e, in tutto questo, frenare gli eccessi del potere. Al contrario usi l’autorità morale per scatenare la polizia contro dei giovani da te ridotti a canaglia.
Sei quindi un degno scrittore della repubblica italiana. Il cui stato compierà, opportunamente celebrato da gente come te, 150 anni tra pochi mesi. Sei il degno scrittore dell’Italia che sparava le cannonate agli operai, decorando il generale che aveva dato l’ordine di sparare, fucilato a freddo i contadini nelle sommosse per il pane e mandato a morire i loro figli sull’Isonzo e sul Carso. Si capisce che non sei in grado di capire perché a Terzigno hanno bruciato il tricolore, quando li volevano riempire di rifiuti. Perché oltre la narrazione che ti ha reso famoso, e le decorazioni di quest’Italia che ti merita come degno specchio, non sai andare. Non sei curioso, non ti interroghi. E neanche mostri coraggio. Infatti non a caso hai rotto quella solidarietà elementare che chiedi a chi è diverso da te. Quella solidarietà morale verso i figli del popolo che è naturale in uno scrittore.
Non stupirti se la tua capacità di passare dai temi dello spettacolo alla politica alla fine ti si rovescia contro. Se l’immagine di Scarface con la faccia sulla montagna di cocaina, che ci hai fatto capire interiorizzata dai casalesi come modello di vita, alla fine produca altri modelli di letteratura stavolta di rete. Quelli che, come una vera e propria pratica di hacking narrativo, rovesciano tutta la potenza evocativa del negativo rappresentata dai casalesi contro i sottili argini estetici della tua opera letteraria.
Che mille autori ignoti fioriscano, caro Roberto Saviano, perché come sai la letteratura è un’arma potente. La tua denigrazione sarà la vittoria della libertà, dell’emancipazione e del diritto alla rivolta. Tanto al tuo culo, foderato di assegni, ci penserà la tua degna repubblica dei Napolitano e dei Berlusconi.
“Son io che vendo a te veleno, non tu a me”
(Shakespeare)
per Senza Soste Mister Starve, gun of Brixton
16 dicembre 2010
Link
Il giorno di Mister Starve: un martedì luminoso di scontri tra Montecitorio e la piazza.
http://www.senzasoste.it/
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