Fin dall’inizio degli anni ’90 era evidente che questa fase di globalizzazione, seguita alla caduta del muro e al riemergere del liberismo, avrebbe evaporato pratiche e strategie residui della vecchia diplomazia coloniale. Recentemente se ne sono accorti gli americani quando sono andati in Cina per il viaggio di Obama nel novembre 2009. Mai si sarebbero aspettati che il nuovo Kennedy subisse un vero e proprio interrogatorio, da parte dei cinesi, sullo stato dell’economia americana e persino sulla tenuta finanziaria della riforma sanitaria e dello stato federale della California (settori dove sono cospicui gli interessi di Pechino a causa del finanziamento del debito pubblico Usa a livello federale ma anche di singoli ).E’ anche pacifico che il vertice di Copenhagen, come il G20, sia fallito perché i paesi Bric non riconoscono più il soft power diplomatico occidentale. Residuo dell’epoca della colonizzazione e della postcolonizzazione. Che non serve più alla Francia, che sta perdendo il ruolo internazionale del passato, e che permette, nel suo dissolversi, di liberare un ruolo alla Germania. Che si aggancia più a Pechino che a Washington e gli permette una egemomia in Europa che, per quando schizofrenica, era semplicemente impensabile nel recente passato.
Arrivando in Italia, prendendo in appalto un pezzo di questo paese, con tanto di hostess reclutate da una agenzia, e pretendendo di girarci il proprio reality. Che non è folklore, come dice il suo socio in affari per le tv via satellite del Maghreb ovvero Silvio Berlusconi, ma una precisa strategia di rovesciamento di rapporti diplomatici storici e di costruzione di messaggi verso l’occidente. Dal punto di vista diplomatico non è affatto trascurabile infatti che da Roma, simbolo universale della civiltà cristiana, Gheddafi abbia lanciato un appello per l’Islam come nuova religione continentale. Per quanto la stampa italiana minimizzi queste dichiarazioni all’estero hanno avuto davvero effetto. Il gradimento in Germania, e questo conterà, è stato meno di zero. Perché chi riesce ad accreditarsi come portavoce dei musulmani in Europa guadagna, giocoforza, grande peso politico nel continente. E per quanto Gheddafi possa sembrare folkloristico è a capo di un gruppo dirigente che è riuscito a navigare in decenni di guerra fredda e di post-muro. Sopravvivendo ai bombardamenti americani e ricollocandosi sulla scena internazionale.
Suscita ilarità che questa operazione di propaganda per l’Islam a Roma sia stata permessa da una maggioranza politica che definisce non negoziabili le “radici cristiane dell’Europa” (Frattini), che dice no “alla società multietnica” (Berlusconi) che vede l’”Islam come un pericolo per la nostra civiltà (la Lega da Bossi fino a Borghezio). Ma qui si ritorna alla questione dello sconvolgimento delle regole della diplomazia nel nuovo mondo globalizzato. Oggi l’ex paese colonizzatore, se vuol continuare gli affari, deve appaltarsi come piattaforma di comunicazione dell’ex paese colonizzato. Perché hai voglia di essere un paese del G8, sei un sistema che nella nuova economia mostra tutti i segni del declino e nei matrimoni di interesse chi porta la dote se la fa pagare. Per questo lo spettacolo di Gheddafi a Roma è tutto italiano. Di un paese che si vende come set, facendo usare i propri simboli come location, dello spettacolo dell’ex paese colonizzato. E il casting delle ragazze che ascoltano Gheddafi, con tre improvvise conversioni, mostra la cifra sociologica attuale di un paese più di tante riflessioni. Insomma, tra un casting per L’isola dei famosi e uno per Gheddafi la differenza la fa solo il possibile guadagno. Un paese pronto alla vendita, anche ideologica, all’incanto. E qui, non a caso, Gheddafi cerca di reclutare tra le donne.
Dal punto di vista antropologico di cui è espressione la conquista delle donne rappresenta (sic) la conquista di un paese. Fossimo il presidente nordcoreano, per rompere l’isolamento internazionale, faremmo un pensierino sull’Italia. E se l’affare fosse buono c’è da giurarci che, con l’accordo del governo italiano, potremo vedere coreografie da realismo socialista asiatico anche vicino Piazza San Pietro. Solo che c’è da affrettarsi: Berlusconi non ha una maggioranza e, a livello di diplomazia internazionale, questo spettacolo non è stato affatto gradito. E se possibile, negli sviluppi della crisi di governo, qualcuno cercherà di fargliela pagare. Ma questa è un’altra storia.
per Senza Soste, nique la police
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