Luca Cordero di Montezemolo ha ormai dato segnali inequivocabili di una prossima entrata in campo in politica. Da più di un anno si susseguono articoli sui passaggi della trasformazione della sua fondazione in partito politico o, perlomeno, in lista elettorale.
Vista in modo clinico la discesa in campo di Montezemolo non sembra profilarsi come una passeggiata. Il centro, mitico luogo della politica istituzionale, è affollatissimo. L'idea dell'imprenditore che scende in campo non è solo un remake del '94 berlusconiano. C'è anche il fatto che sono già diversi gli imprenditori che occupano permanentemente il dibattito politico (Marcegaglia, Della Valle, Versace). E sono pure di peso i manager che stanno in stand-by (Profumo). Anche il tentativo di dare una veste populista alla figura di Montezemolo manca di una base reale. Non c'è paragone tra il Berlusconi presidente del Milan del '94 e il Montezemolo presidente della Ferrari di oggi, e lontanissimo presidente di una Juventus fallimentare di ieri, in termini di popolarità. Anche l'idea del politico "del fare", dinamico che fa cose di destra ma "concrete" trova già concorrenti (Renzi, per fare un nome).
Così a Montezemolo non resta che provare la carta di un movimentismo minore, fuori dalle grandi notizie, non privo di un marcato effetto ridicolo. Pochi giorni fa ha detto che gli indignati italiani hanno sostanzialmente ragione. Il problema, per lui, è che l'ha detto un attimo prima di montare sulla sua Maserati. Gli stessi giornalisti l'hanno notato, il tentativo di farsi un'immagine presso i giovani con la Maserati come testimonial è un qualcosa che non può non affondare nel ridicolo.
Inoltre il Fatto quotidiano ha pubblicato le intercettazioni sui colloqui tra Montezemolo e Bisignani e tra quest'ultimo e il ministro Gelmini. L'oggetto del colloquio tra Bisignani e la Gelmini era proprio Montezemolo. A parte il fatto che un candidato a riformare l'Italia che si consiglia politicamente con un faccendiere della P2 e capo della P4, attualmente in carcere, ricorda molto il presidente del consiglio che si vorrebbe sostituire. Non proprio un'ottima immagine per un'eventuale campagna elettorale e tantomeno per governare. Ma dai colloqui tra Gelmini e Bisignani ne esce Montezemolo per come è: un tentativo di dare continuità a un ceto politico fatto di sopravvissuti della prima repubblica e di faccendieri ultraliberisti della seconda.
Con la speranza che la retorica dell'antipolitica serva come ariete per dismettere, licenziare, privatizzare.
Speranza che, nonostante le drammatiche convulsioni del centrodestra, per il liberismo italiano non sembra quindi poter essere incarnata da Montezemolo. Tra i tanti personaggi patetici e pericolosi che ci hanno regalato questi ultimi vent'anni almeno questo probabilmente ci sarà risparmiato. A meno di un colpo di genio del PD. Se un giorno decide di affidarsi all'ennesimo generale senza truppe (dopo Dini o Prodi) per tentare la solita soluzione liberista e monetarista alle crisi di questo paese.
(red) 14 ottobre 2011
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















