Sono ormai un luogo comune i paragoni tra la situazione economica dell’Unione Europea e l’affondamento del Titanic.
Ma per rendere ancora meglio l’idea, servirebbe una parodia stile Mel Brooks del famoso film, con l’equipaggio che scappa di nascosto sulle scialuppe dopo aver rubato le valigie dei passeggeri.
Perchè è proprio quello che sta accadendo: basta ricordare che le normative vietano alla Banca Centrale Europea di prestare denaro direttamente agli Stati membri, ma le consentono di prestarlo, al vantaggioso tasso d’interesse dell’1%, a privati che a loro volta lo prestano agli Stati al 20%.
Poi si ha la faccia tosta di chiedere sacrifici per abbassare il debito pubblico, con provvedimenti che avranno come unico risultato una recessione mai vista dalla crisi del ’29 in poi.
E ci sarebbe da chiedere al governo tedesco, uno dei più decisi sostenitori dell’austerità, a chi pensa di vendere la sua tecnologia per l’industria automobilistica (la voce principale delle sue esportazioni) una volta che non ci sarà più un euro neanche per comprarsi una bicicletta.
A proposito di euro, anche qui siamo alla follia: non solo è l’unica moneta del mondo che non ha alle spalle un sistema-Paese, ma per giunta gli Stati membri cercano di farsi le scarpe a vicenda. Si ascoltano come oracoli agenzie di rating, gestite dagli stessi speculatori, che sbagliano di 1500 miliardi di dollari la valutazione del debito USA.
Siamo al Titanic, dunque, ma invece di invertire la rotta si continua a rubare ai poveri per dare ai ricchi, giustificando i sacrifici con il miraggio di una «crescita» che dovrebbe portare nuova occupazione.
Ma quale crescita… Siamo in mezzo a tre crisi sovrapposte: una crisi di sovrapproduzione cronica, una crisi energetica e ambientale e una crisi finanziaria, e se pure crescita ci fosse non é detto che porterebbe nuova occupazione, perché sono finiti da un bel pezzo i «trent’anni gloriosi» in cui crescevano contemporaneamente profitti, salari e occupazione.
La sinistra sembra non averlo capito. Ma qui si tratta di prendere atto della fine di un ciclo e affrettare la fine dell’Europa degli speculatori e del suo sistema monetario, Intanto, sull’esempio islandese, necessario denunciare ogni forma di debito "odioso" e quindi illegittimo; poi affermare nuovi diritti civili e sociali al di la di ogni logica della compatibilità. Pensiamo a un reddito di base indipendente dal lavoro, a forme di economia solidale non monetaria, a una forte riduzione dell’ orario di lavoro,
Si tratta quindi di lavorare su più livelli, locale, nazionale e continentale ; ma è a partire dal locale che si deve ricreare un radicamento della sinistra e creare ortganismi di autodifesa sociale.
Solo in questo modo le manifestazioni che presumibilente ci saranno in questo autunno avranno un senso e non si limiteranno a rappresentare la solita minestra riscaldata.
per Senza Soste, Nello Gradirà
15 settembre 2011
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