Chi ricorda la campagna elettorale per l'elezione del sindaco di Roma dell'autunno 1993? Fu la più rovente dell'epoca: da una parte il centrodestra, guidato da
Fini, che si fregiava ancora del simbolo del MSI tra i partiti che
appoggiavano il candidato sindaco, e dall'altra il centrosinistra
appoggiato da Rutelli. La vittoria di Rutelli fu il risultato di una
forte mobilitazione a sinistra nel timore di una vittoria del partito
della fiamma tricolore. Lo stesso Rutelli, nel comizio che celebrava la
vittoria elettorale, parlò di una vittoria "dei democratici" che aveva
impedito una deriva a destra nella capitale. Nello schema politico
allora aureo, tenere assieme i "moderati" e la sinistra, si avviò una
stagione nel governo di Roma che risucchiò nell'amministrazione locale
sinistra radicale e spezzoni di centri sociali senza peraltro impedire
nella metropoli uno sviluppo capitalistico immobiliare, sregolato e
incline alla rendita e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Rutelli allora si mise alla testa di uno schieramento che garantiva al
centro, visto come moderato e consapevole, l'alleanza con una sinistra
che temperava i propri comportamenti in nome del pericolo delle destre.
Dietro la parola "centro" per Rutelli c'erano i maggiori interessi
della capitale e in nome della tenuta dell'alleanza con questo centro
la sinistra si estinse. A livello romano e nazionale.
Ma questa è
un'altra storia. Quella di questi nostri giorni è l'intervista del
Giornale di Feltri a Rutelli. Oggetto: l'attacco "a Fini e alla
sinistra" (sic) sul quello che viene definito il fallimento del
multiculturalismo in Italia. Come se in questo paese fiorissero
istituzioni politiche, educative, amministrative che si sono date una
coordinata strategia di integrazione multiculturale. Ma questo a
Rutelli non interessa: neanche fosse il redattore capo della Padania
comincia a parlare, sul giornale di Feltri, di legame tra immigrazione,
immancabile Jihad islamica e rifiuto dei "nostri costumi e delle nostre
leggi" da parte dei musulmani. Insomma i fenomeni migratori per Rutelli
si leggono secondo la dottrina Borghezio: sono la testa di ponte della
vendetta del feroce Saladino sull'Europa. Sul problema che questo non è
il primo Haider ma un rappresentante dello schieramento che dovrebbe
sconfiggere Berlusconi nessuno rifletterà mai. Rutelli è un
rappresentante del centro (si fa per dire) moderato, vicino all'UDC,
indispensabile per vincere e quindi viene assimilato nello schieramento
progressista a prescindere dai contenuti. Secondo il dogma mistico del
centrosinistra: per vincere ci si sposta al centro assumendo contenuti
sempre più di destra. E dopo oltre 15 anni dalla discesa in campo di
Berlusconi questa assunzione dei contenuti di destra sta cominciando ad
assimilare il nucleo sostanziale dell'ideologia reazionaria. Dal mito
securitario, cavalcato già a metà degli anni '90, siamo arrivati alla
alla reazione isterica nei confronti dei fenomeni migratori. E meno
male che chi lo fa si autoproclama moderato.
Ma non è finita qui: nello schieramento finiano ci si avvicina sempre
di più ad un lessico di sinistra. Secondo il dogma mistico del
centrodestra finiano: per essere legittimati a governare ci si sposta
al centro assumendo contenuti di sinistra. Di qui le aperture al
multiculturalismo, in versione da stato rigido e disciplinare, di Fini
e ai diritti di cittadinanza per gli immigrati. La fondazione
Farefuturo, che rappresenta l'ufficio stampa della corrente finiana di
centrodestra, è arrivata persino ad accusare Feltri di essere "un
fascista della prima ora" per le posizioni intolleranti del suo
giornale. E se a destra è spuntata l'accusa di fascismo, come strumento
per regolare i conti interni, ci attendiamo presto che a sinistra
spunti quella di comunismo. Ecco quindi la situazione del sistema
politico attuale: il centro del centrodestra tenta di assumere
posizioni di sinistra, quello del centrosinistra tenta di assumere
posizioni di destra. E questa vera e propria Twilight Zone, zona ai
confini della realtà che è la politica ufficiale italiana spiega la
propria esistenza piuttosto che con un sistema elettorale con una
concezione che è alla radice di tutte queste metamorfosi: creare nel
corpo elettorale una golden share, un nucleo di voti che conta più di
tutti gli altri. E che è rappresentato dal mitico centro che altro non
è che il voto
dell'establishment, dei ceti che lo formano e rappresentano.
per Senza Soste, nique la police
6 gennaio 2010
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