Nick Cave esce dalla caverna. I semi cattivi non muoiono mai

Lo scorso 17 luglio a Lucca il concerto del cantante australiano

Nick Cave durante il concerto a Lucca. Foto di Enrico Tallarini

Non so se questa è una recensione, almeno per quattro ragioni. Non ne ho mai scritte e non so come si fa, una recensione dovrebbe essere tempestiva e questa arriva ora; non lo è, inoltre perché le recensioni devono esser scritte da chi conosce la musica e non è il mio caso e, per entusiastiche che siano, di solito metton lì qualche riferimento tecnico-pratico oggettivo per i quali non saprei garantire l’attendibilità e la posatezza necessarie. Io sono di parte, questa è la solo la somma tra la cronaca della mia “doppia seconda volta” con Nick Cave and The Bad Seeds , la seconda volta a Lucca e la seconda volta in 8 mesi e ciò che so di loro, perché sono tra i motivi per cui ringrazio mia madre di avermi fatto i timpani.

Arrivo con i miei amici un paio d’ore prima dell’inizio dell’unica data italiana di questo tour. Lucca è un forno più appiccicoso di Livorno, ma parcheggiamo quasi subito e entriamo nelle mura che racchiudono la città, in questi giorni totalmente dedita alla riuscita del Festival. Piazza Napoleone è affollata, ma non piena. Quando i rodies finiscono di mettere a punto la strumentazione acclamati da un pubblico eccitato, capiamo che si inizia puntuali, anche se it’s fucking hot, come dirà Re Inchiostro per salutarci.

I sinth di Warren Ellis introducono “Jesus Alone”, dell’ultimo lavoro “Skeleton Tree”, del 2016, che insieme al documentario “One More Time With Feeling” racconta il lutto per la morte del figlio Arthur avvenuta l’anno precedente. L’inizio è scuro, un inno recitato e prosegue con i toni amari e liturgici di “Magneto”, sempre di Skeleton Tree. Poi, sotto l’Orsa Maggiore a guardia del palco, un crescendo romantico fatto di tuffi nel passato ci traghetta, per ora solo musicalmente, tra le sue braccia, facendo abbracciare le coppie e rigando di lacrime tante facce. “Shoot me Down”, una rarità aperta al flauto traverso da Ellis in stato di grazia per tutto lo show, sorprende anche gli habituè e tutto il pubblico si aggiunge ai cori dei Bad Seeds, senza spezzare l’incanto che raggiunge un primo delicato apice con “Distant Sky”, impreziosita dal video con la soprano danese Else Torp, che ha prestato la voce al pezzo.
I toni sognanti contrastano con l’amarezza profonda di questo e altri testi, c’è una dolcezza che si fa strada attraverso il dolore e guarisce le ferite. È la marca autoriale dell’uomo sul palco, la sua straordinaria capacità di parlare dell’efferatezza del male, della violenza, della morte e della voglia di morire con mano diretta e aulica ma soave e partecipe, un ripper, un seme cattivo, ma il primo ad avvelenarsi e rischiare di morire insieme a te.

La musica è un veleno che tiene vivi per fortuna, e “Tupelo”, la canzone dell’uragano e della nascita di Elvis Presley, è un momento collettivo e quasi sacrale in cui l’officiante invita un ragazzino sul palco e ci insegna a dare il tempo alla pioggia. Catartico, per chi ha visto la propria città e le case di amici devastate da un’alluvione e, in Toscana, siamo tanti. Lo stesso Cave ha dichiarato che essere costretto a elaborare il lutto davanti e insieme al pubblico ha salvato lui e la sua famiglia e andando ai suoi concerti si capisce che non è retorica da artisti, è vero e umano.

Foto di Enrico Tallarini

In piena sintonia col pubblico, Cave si rilassa sempre di più, scherza col pubblico, stringe mani e raccoglie bigliettini. Madido di sudore e con giacca e camicia aperte, accoglie scherzosamente la richiesta di Deanna, un’esecuzione diritta, fisica, quattro minuti di energia, ma poi si va avanti sulla linea stabilita con Jubilee Street e la pietra miliare The Weeping Song sorretta dal violino di Ellis, in assolo mentre Nick Cave lascia il palco per addentrarsi sulla passerella, tra la folla e dirigerci in un battito di mani a mo’ di intermezzo ritmico per poi finire il pezzo sputando i versi come invettive sui volti della gente del primo settore. Son facile agli svenimenti in estate, menomale non ero lì. Io, da Nick Cave, mi farei anche accoltellare, insomma, s’è capito.

Tutti in trance, la fine del main-set arriva con Stagger Lee, dove Nick Cave invita la prima, invidiata fila sul palco, dando tutto, compresi un paio di perentori “No More!” ad altri fan che provavano a salire sul palco, oltrepassando limiti della sicurezza (chi scrive solidarizza con i primi) e Push the Sky Away, in cui tutto il pubblico a braccia alzate, si unisce all’invocazione contenuta nel titolo: il cielo ha preso tanto a molti, negli ultimi tempi e lo farà ancora, spingiamolo via per un po’, a questo serve l’arte, la musica. Applausi, grida, lacrime, gli artisti si ritirano, come di rito, per farsi acclamare per il bis. Lo sciamano e gli altri semi cattivi ce ne lasciano due, City of Refuge, Rings of Saturn, e forse, mi piace pensare, anche un messaggio, lasciato con eleganza rara.

Molti artisti di recente, tra cui anche Roger Waters da questo stesso palco di Lucca, hanno espresso solidarietà e preoccupazione per l’indifferenza dei governi di fronte alle morti in mare, provocate dalle guerre e dalla povertà. Altri si affidano alla propria arte, che a modo suo ha già detto tutto, magari per altri motivi, più personali.

Di seguito la scaletta del concerto

Jesus Alone
Magneto
Do You Love Me?
From Her To Eternity
Loverman
Red Right Hand
The Ship Song
into My Arms
Shot Me Down
Girl in Amber
Distanty Sky
Tupelo
Deanna
Jubilee Street
The Weeping Song
Stagger Lee,
Push The Sky Away

City of Refuge
Rings Of Saturn

Inviato a Senza Soste da Ria

25 luglio 2018

Per altre recensioni e informazioni consulta:
https://www.rockol.it/news-693421/nick-cave-recensione-concerto-lucca
https://sentireascoltare.com/news/nick-cave-the-bad-seeds-scaletta-streaming-video-concerto-lucca/
http://www.indieforbunnies.com/2018/07/22/nick-cave-and-the-bad-seeds-live-piazza-napoleone-lucca-17-07-2018/

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