Non Una Di Meno sul femminicidio a Livorno

Anche Livorno dimostra di essere tristemente “al passo con i tempi”.

Il femminicidio non è un fatto d’eccezione o di emergenza ma è l’estrema conseguenza della cultura sessista e maschilista che lo alimenta e lo giustifica.

NEI PRIMI DIECI MESI DEL 2017 il numero di femminicidi in Italia ha eguagliato quello dell’intero anno precedente: 114 DONNE UCCISE PER MANO DI UOMINI.

La nazionalità degli assassini, a scapito della più superficiale propaganda xenofoba, risulta per il 92% ITALIANA E NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI LE VIOLENZE SONO CONSUMATE ALL’INTERNO DELL’AMBIENTE DOMESTICO. NEL 44,6% DEI CASI LE DONNE AVEVANO DENUNCIATO GLI UOMINI DA CUI AVEVANO SUBITO VIOLENZA O MINACCE. (DATI RAPPORTO EURES 2017).

Tutto ciò non fa che sottolineare quanto la macchina burocratica non sia in grado di fornire alle donne la protezione e la giustizia che richiedono.

COME MAI LE VIOLENZE E LE MORTI CONTINUANO AD AUMENTARE? IN REALTÀ IL FEMMINICIDIO E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG DI UN FENOMENO ASSAI PIU’ PROFONDO E RADICATO.

La violenza è sistemica, cioè le sue forme di espressione sono molteplici e trasversali e toccano tutti gli ambiti delle nostre vite: la sfera familiare e delle relazioni, quella economica, quella politica e istituzionale, quella sociale e culturale. Le istituzioni continuano a considerare la violenza di genere un fatto privato e al tempo stesso la utilizzano, in modo strumentale e retotrico, per costruire, di volta in volta, un nemico esterno (il degrado, il migrante…) per legittimare politiche razziste e securitarie.

La natura socio-culturale del fenomeno è molto profonda, perché non è un caso che a essere colpite siano principalmente le donne che lavorano, che cercano di raggiungere l’indipendenza, l’autonomia e la libertà.
Spesso gli uomini non riescono ad accettare che a porre fine a una relazione sia proprio la donna, considerata come una proprietà, né riescono a capacitarsi che questa faccia altre scelte e mettono in atto comportamenti violenti.

“NON CI FERMEREMO FINCHÉ NON SAREMO LIBERE DALLA VIOLENZA MASCHILE E DI GENERE IN TUTTE LE SUE FORME”.

Questo è stato gridato nelle piazze dal movimento Non Una Di Meno e ribadito a chiare note nella intoduzione del “PIANO FEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E VIOLENZA DI GENERE”, uno strumento di rivendicazione della propria autodeterminazione, un documento politico femminista che considera la violenza maschile e di genere UN FENOMENO STRUTTURALE E SISTEMICO, che non può essere affrontato aumentando le pene dei reati o con approcci emergenziali ma a partire dall’esperienza dei centri autogestiti antiviolenza e dall’azione diffusa e capillare dei movimenti femministi.

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