Olimpiadi e “golpe suave”

Riproponiamo questo articolo sulla destituzione della Rousseff, dopo la notizia che anche il presidente Temer rischia un impeachment per corruzione a seguito di alcune registrazioni rese pubbliche dal giornale brasiliano Oglobo

temer tintori

Lilian Tintori, moglie dell’oppositore venezuelano Leopoldo Lòpez, chiede aiuto al presidente brasiliano Temer per rovesciare il governo Maduro in Venezuela

Il 12 maggio scorso la presidentessa brasiliana Dilma Rousseff è stata destituita a seguito di una procedura di impeachment per irregolarità amministrative (la cosiddetta “pedalata fiscale” che consiste nel posticipare pagamenti a banche pubbliche per occultare deficit di bilancio), in un contesto in cui erano esplosi altri scandali tra cui quello della Petrobras, con sospetti di corruzione, e quello della cosiddetta Operazione autolavaggio (un affare di riciclaggio di denaro sporco).

Promotori dell’impeachment alcuni professori di diritto legati al Partito Socialdemocratico (liberista), i grandi media monopolisti, la destra e i “poteri forti” interni ed internazionali.

Ma per la destituzione non è sufficiente un illecito amministrativo, sarebbe stato necessario accertare l’esistenza di un reato penale. Si tratta quindi di una vicenda che ricalca lo schema del cosiddetto “golpe suave” già sperimentato in Honduras (2009) e Paraguay (2012) dove i presidenti di sinistra Zelaya e Lugo erano stati destituiti con un voto del Parlamento.

A seguito dell’impeachment, è stato nominato presidente ad interim Michel Temer, leader del Movimento Democratico Brasiliano, un cartello elettorale centrista che alle ultime presidenziali (ottobre 2014) faceva parte della coalizione della Rousseff, vittoriosa di misura ma ben presto in difficoltà per una crisi economica che ormai dura da diversi anni ed era già stata il detonatore di diverse proteste popolari di grande risonanza internazionale per la contestazione dei Mondiali di calcio di quello stesso anno.fora temer

Temer (con un governo rigorosamente privo di donne e afroamericani) ha cominciato a governare all’insegna della restaurazione oligarchica, aumentando addirittura la giornata lavorativa. Un’eventuale continuazione del suo mandato o l’ascesa di un altro candidato della destra comporterebbe un pesante attacco ai salari e alle pensioni e un totale smantellamento di tutti quei programmi educativi, sociali e sanitari che negli anni passati hanno permesso a milioni di brasiliani di uscire dalla povertà. Grazie -e questo va sottolineato- più a un periodo di bonanza economica che non a riforme di sistema o a politiche di redistribuzione del reddito a vantaggio delle classi meno abbienti.

Il 14 luglio scorso il Pubblico Ministero Federale ha decretato l’archiviazione dell’indagine sulla Rousseff. Una notizia su cui la grande stampa interna e internazionale, che a suo tempo aveva pompato la questione dell’impeachment e sostenuto il “golpe suave”, ha messo la sordina.

Il ruolo dei media mainstream (compresi quelli europei ed italiani) nella costruzione di un contesto favorevole al capovolgimento dei risultati di libere elezioni è assolutamente determinante nei Paesi dell’America Latina dove governa la sinistra (l’esempio più clamoroso è quello del Venezuela).

Le Olimpiadi hanno offerto una grande visibilità alle contestazioni (slogan e cartelli Fora Temer si sono visti e sentiti in tutto il mondo) ma hanno anche costituito una cortina fumogena per le manovre della destra e un occasione per la militarizzazione delle città.

La questione non è chiusa: deve esprimersi il Senato. Ma, come scrive il giornalista Renato Filho, sarà complicato per gli 81 senatori “condannare la presidente Dilma per crimine di responsabilità, se lo stesso Pubblico Ministero Federale, titolare dell’azione penale, garantisce che non vi è stato crimine”. A questo punto si tratterebbe di un palese colpo di Stato senza alcun elemento di legittimità. Una battaglia che comunque è ancora aperta. La Rousseff dal canto suo in un comunicato al popolo brasiliano ha ammesso molti errori (tra cui quelle politiche di austerity che sono state il vero motivo della sua perdita di credibilità) e ha promesso di riavvicinarsi alle masse popolari. Vedremo.

Nello Gradirà

Articolo tratto dal n° 118 dell’edizione cartacea di Senza Soste di settembre 2016

Per approfondimenti sull’impeachment a Temer leggi qui

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