Nuovo ospedale: continua la telenovela?

La nuova proposta della Regione Toscana, per bocca dell'assessore Saccardi pare un passo in avanti rispetto allo stallo del post-Montenero. Ma al momento ci sono troppo pochi elementi per dare un giudizio. Di sicuro Livorno ha bisogno di una nuova struttura, ma dalle giuste dimensioni e con un numero di posti letti come definito per legge dal decreto Balduzzi

Ospedale di Livorno (figura 1)

Ospedale di Livorno (figura 1)

Per meglio valutare la proposta dell’assessore regionale alla sanità Saccardi sulla costruzione di un nuovo ospedale nell’area ex Pirelli, guardate le dimensioni dell’area in questione su Google Earth e confrontatele con quelle dell’attuale ospedale (figura 1).

Come vedete quest’ultima è molto più grande rispetto a quella della ex Pirelli. Si dirà: ma l’attuale ospedale non è un monoblocco e quindi è normale che i vari edifici siano distribuiti su un’area molto ampia. È vero. Prendete allora l’ospedale di Cecina, che è un monoblocco. Lo vedete nella figura 2 che ha la stessa scala della 1. Anche in questo caso (si parla di un ospedale che ha meno della metà dei posti letto di quello di Viale Alfieri) le dimensioni dell’area ospedaliera sono molto più grandi di quelle della ex Pirelli.

Quindi le possibilità sono tre: o si intende costruire l’ospedale dei puffi, o per area ex Pirelli si intende l’intero Parterre (ora Parco Pertini) oppure dovrebbero rimanere in uso molti edifici dell’ ospedale attuale.

Ospedale di Cecina

Ospedale di Cecina (figura 2)

Nel primo caso si dovrebbe rispondere alla Saccardi che a Livorno puffi non ce ne sono e quindi non sarebbe una soluzione rispondente alle caratteristiche dell’utenza. Nel secondo si dovrebbe ricordare che una delle ragioni per cui i livornesi erano contrari al nuovo ospedale previsto nella zona di Banditella era proprio l’ennesima cementificazione di una zona verde, e tale è anche il Parterre, uno dei più importanti parchi della città (tra l’altro interessato da un’interessante progetto per farlo diventare il primo parco urbano di arte contemporanea a matrice ludico letteraria). E davvero fa sorridere l’idea che siccome i livornesi vogliono ristrutturare l’attuale ospedale si possano accontentare (tanto sono citrulli) costruendone uno nuovo proprio lì accanto. Allora a questo punto perché non prendere in considerazione anche l’area dell’ex ospedale militare, che fa parte dei beni demaniali in dismissione?

Infine nel terzo caso bisognerebbe vedere quali edifici dell’attuale ospedale resterebbero in uso (e con quali funzioni), ma se l’imprescindibile necessità è quella di costruire un monoblocco, un presidio concepito in questo modo ne avrebbe ancora le caratteristiche?

In sintesi, in mancanza di dettagli che per ora non vengono forniti, è quasi impossibile capire se ci troviamo di fronte a una proposta accettabile o meno. Ma si ha l’impressione che la confusione regni sovrana e che si tratti dell’ennesima puntata di una lunga partita di ping pong tra Regione e Comune di Livorno.

La buona notizia è la disponibilità a mettere in soffitta il micidiale meccanismo del project financing, anch’essa annunciata  dall’assessore Saccardi, che vale da sola un’apertura di credito e la possibilità di intavolare una discussione concreta sul da farsi.

Ma il Comune è in grado di gestire una trattativa seria? Per ora a Palazzo civico sembrano ancora ossessionati dalla questione della viabilità a Montenero e dal terrore di dover restituire i fondi incamerati per la rotatoria prevista nel quadro della precedente ipotesi per il nuovo ospedale. Il progetto per la ristrutturazione di Viale Alfieri è stato presentato senza molta convinzione e la buona idea di un percorso partecipativo che coinvolga cittadini ed operatori, di cui si parla da anni, non è mai stata concretizzata. Sarà la volta buona?

La città dovrebbe aprire da subito una vertenza per avere un ospedale -nuovo o ristrutturato- di qualità e dimensioni adeguate. Dimensioni adeguate significa innanzitutto con un numero di posti letto sufficienti a garantire assistenza ai cittadini e una volta per tutte la Regione dovrebbe spiegare perché in Toscana sono stati tagliati più posti letto di quanto impone la normativa nazionale, oltretutto in modo molto discriminatorio colpendo i territori meno “protetti”. A Livorno secondo il decreto Balduzzi i posti letto ospedalieri potrebbero essere più di 600 mentre nel progetto del nuovo ospedale a Montenero erano 400. Quanti sarebbero i posti letto nel nuovo ospedale a cui pensa la Saccardi?

La questione della qualità dei servizi: quali specialistiche sono previste a Livorno e provincia, e cosa intende fare la Regione per garantire che vengano dirette da professionisti validi e motivati e non nominati con criteri politici?

La Saccardi si è accorta ieri che il V padiglione era “una vergogna” (guarda caso in occasione dell’inaugurazione del II che lo dovrebbe sostituire), ma in tutti questi anni in cui i livornesi venivano ricoverati in un lazzaretto la Regione dov’era? E la vergogna erano solo gli ambienti?

Per tutti questi motivi è necessario ed urgente aprire una discussione in cui tutti gli interessati possano dire la loro, soprattutto gli addetti ai lavori quali operatori sanitari, tecnici ed architetti trattandosi di questioni che implicano anche competenze professionali specifiche (ad esempio sulla fattibilità dell’ipotesi di ristrutturare il presidio attuale in contemporanea con il suo utilizzo).

L’importante è che la questione non venga utilizzata soltanto per fini di propaganda politica nell’eterna polemica tra PD e Movimento 5 Stelle, di cui ormai la gente ha piene le tasche, e che si lavori per dare alla città i servizi sanitari che le spettano.

per Senza Soste, Ciro Bilardi

12 aprile 2017

 

 

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