Pd, le piume oltre il pollaio

futuro-scrittaDa questa intervista a Massimo Mucchetti, senatore Pd, sull’attuale situazione del suo partito, si possono fare molte considerazioni. Non è certo nostra intenzione sindacare sul posizionamento del senatore Pd, un ex bersaniano rimasto nel partito, quanto evidenziare lo spaccato che, dalle sue parole, emerge sul Partito Democratico. Un partito dove, a seguito della pesante sconfitta referendaria del 4 dicembre, emergono tutti i nodi critici della stagione del potere renziano ma anche la paralisi reale di chi si oppone a Renzi. Mucchetti è piuttosto lucido quando evidenzia le affiliazioni di potere delle cordate renziane (da vecchi comitati d’affari alle corporation della rete) che hanno portato a vicende inguardabili (da quelle del padre di Renzi, agli sgravi fiscali per Google alla consegna di Italia Digitale a un manager Amazon) e ad una politica economica senza una reale direzione. Come rimane lucido quando evidenzia che, tra rischio di aumento dei tassi di interesse americani e cambio della politica Bce, è dietro l’angolo una nuova stagione di vampirizzazione delle risorse del paese in nome della “stabilità”.  Detto questo da Mucchetti, e non è una novità, le proposte politiche non escono però dagli abituali mantra di questa stagione.

Siamo alla solita riproposizione del centro-sinistra come se non fosse chiaro che questa stagione è tramontata. Perché è diversa la stagione in cui si trova la governance europea, perché il fallimento delle politiche di austerità europee richiederebbe una forza d’urto politica che non è quella della mediazione tra ceti politici, come invece è il centrosinistra, perché la composizione sociale del paese non è quella di dieci anni fa. Il centrosinistra si voleva, nel disegno originario, oltre ad essere un cartello elettorale maggioritario, come capace di attrarre il grosso del ceto medio e del voto popolare. Il punto è che questo non accade perché è cambiata la legge elettorale ma perché il ceto medio e il voto popolare non sono quelli di dieci anni fa. Quella che Veltroni chiamava “unione tra i riformismi” oggi non ha senso per il semplice fatto che i riformismi, che comunque sono sempre stati sinonimo di privatizzazioni, non hanno presa su una realtà mutata.

Questo paese ha bisogno di una terapia choc, per rimettersi in marcia, che è all’esatto contrario di quelle che gli sono state sempre somministrate nell’ultimo quarto di secolo. E il centrosinistra non è in grado di farlo, non ha la composizione sociale utile per questo, non ha una visione, non ha senso. Nel frattempo, nel recinto del centrosinistra, volano le piume. E si scopre, con maggiore nitidezza di qualche settimana fa, la tipologia del comitato d’affari renziano. Vecchie volpi, finanza atlantica di rischio, subalternità a qualche multinazionale del web. Ma è saltato tutto, per questo la vicenda Tiziano Renzi è destinata continuare come saga del tramonto di una famiglia al potere. In una stagione di transizione e decadenza.

redazione 6 marzo 2017

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