Saturday, Feb 04th

Last update:01:30:00 PM GMT

You are here:

PER NON DIMENTICARE

3 febbraio 1923: attacco al Palazzo di Giustizia di Livorno

E-mailStampaPDF

Squadraccia3 febbraio 1923: a Livorno le squadracce fasciste e nazional socialiste assediano ed attaccano il palazzo di Giustizia, all'interno del quale si trova il deputato socialdemocratico Giuseppe Emanuele Modigliani, che viene aggredito e allontanato dalla sua città. 

Giuseppe Modigliani, fratello del futuro grande pittore Amedeo, è un fervente antifascista e diventerà noto l'anno successivo per la sua attività di denuncia in parlamento delle violenze squadriste, e difensore di parte civile contro gli assassini di Giacomo Matteotti.

Nel 1926, a seguito di numerosi e ripetuti attacchi, sarà costretto ad emigrare in Francia, dove continuerà la sua militanza all'interno della Concentrazione Antifascista.

Durante l'assalto al palazzo di Giustizia di Livorno, il 3 febbraio 1923, il governo fascista sta in realtà compiendo una grande battuta anticomunista in tutto il Paese, che culmina nell'arresto, lo stesso giorno, di Amedeo Bordiga, a capo del Partito Comunista d'Italia.
Come scriverà Terracini pochi giorni dopo "Il governo fascista ha aperto la grande battuta anticomunista da tempo preannunciata. Nello spazio di una settimana la polizia ha arrestato oltre 5000 compagni... Il nostro partito non piega e non cede: arrestati un quarto dei propri iscritti, sciolte le sue sezioni, privo del suo capo, il compagno Bordiga, minacciato nei suoi membri di morte e di tortura, il Partito Comunista d'Italia ha già ripreso la sua funzione e i suoi lavori".

Tra i mesi di febbraio ed aprile del 1923 verranno arrestati quasi tutti i componenti del Comitato Centrale e settantadue segretari provinciali.
Nel luglio Amedeo Bordiga e gli altri membri dell'Esecutivo, quasi tutti detenuti da febbraio, verranno rinviati a giudizio per rispondere di numerosi reati, dall'associazione a delinquere all'eccitazione alla rivolata e alla diserzione, dalla cospirazione all'odio di classe.

Assolto in questo primo processo Bordiga verrà poi inviato al confino sull'isola di Ustica nel 1926 dove, con Gramsci, contribuirà ad organizzare la vita dei prigionieri.

tratto da www.infoaut.org

3 febbraio 2012

AddThis Social Bookmark Button

Forza nuova: al rogo il libro di Altan

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

L'organizzazione di estrema destra richiama la campagna nazista e vuole distruggere il volume del disegnatore. La colpa? Si parla di omosessuali, ma senza pregiudizi.

forza_nuova_gay_e_musulmaniRoghi in piazza a Milano. Li invoca, in un tweet dai toni accesissimi, la sezione milanese di Forza Nuova. I bersagli sono il disegnatore Marco Tullio Altan e il suo libro Piccolo uovo, storia di un minuscolo pinguino che trova la famiglia ideale in una coppia di suoi simili omosessuali. Una favola che dallo scorso settembre ha sollevato un vespaio a Milano: l'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, lo ha pubblicamente elogiato "da padre" fin dalla presentazione, proponendo di adottarlo negli asili e nelle scuole. Ma le polemiche non si sono fatte attendere.

La questione arriverà presto in Consiglio comunale ma la discussione sull'eventualità o meno di leggere ai piccoli milanesi il racconto è già degenerata. La sezione milanese di Forza Nuova scrive «Il piccolo uovo di Altan, odiosa cultura omosessuale insegnata ai bambini, roghi in piazza» evocando quindi i roghi a cui Joseph G"bbels fece destinare i libri non tedeschi alla nascita del nazismo.

Il prossimo 9 febbraio è in calendario in consiglio comunale la discussione sul libro che il padre della Pimpa ha scritto per spiegare ai bimbi le diverse tipologie di famiglie, comprese quelle omosessuali. «Il nervosismo delle destre milanesi sull'argomento si percepisce chiaramente ed ha portato all'assurdo tentativo di censurare un libretto che spiega ai bimbi che due pinguini maschi possono accudire un pulcino con cure amorevoli», ha spiegato Marco Volante neoletto presidente dell'associazione Linfa (Lega Italiana Nuove Famiglie). «Auspichiamo che il libretto venga acquisito come testo di educazione civica nelle scuole comunali», ha aggiunto Volante, mentre Marco Mori, presidente di Arcigay Milano ha ricordato che «i roghi e le censure appartengono al passato più triste e buoi di questo paese e dovrebbero rimanere nell'angolo della vergogna, come chi li invoca».

tratto da http://www.globalist.it

2 febbraio 2012

AddThis Social Bookmark Button

40 anni fa la strage di Derry: il Bloody Sunday

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

BloodySunday_muralesMorirono in 14. Quasi tutti stavano fuggendo o aiutando i feriti, alcuni furono uccisi mentre erano a braccia alzate

Era il 30 gennaio del 1972, una domenica pomeriggio. Nella città di Derry, in Irlanda del Nord, durante una manifestazione per i diritti civili il Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico sparò contro la folla di manifestanti colpendone 26. Ne morirono 14, quasi tutti molto giovani e disarmati. La carneficina passò agli annali col nome di “Bloody Sunday” (la domenica insanguinata), una delle pagine più inquietanti della storia europea recente.
La situazione politica
L’Irlanda del Nord fu costituita nel 1920, quando il governo britannico, di fronte alle richieste divergenti dei Nazionalisti irlandesi (che volevano un parlamento indipendente dal Regno Unito che governasse l’isola) e degli Unionisti (che volevano che il controllo rimanesse sotto la corona britannica), divise l’Irlanda in due parti: quella del sud (l’Eire), indipendente, e quella del nord (l’Ulster), sotto la Gran Bretagna. Ciò non comportò comunque anche la divisione delle popolazioni, e nella regione settentrionale rimasero quindi a dover convivere coloro che (i due terzi circa) erano favorevoli all’appartenenza della provincia al Regno Unito con il residuo terzo che invece era fautore della riunificazione all’Irlanda. La situazione nell’area
aveva quindi una conflittualità congenita già in partenza, e verso la fine degli anni ’60 il clima diventò molto violento. Nel 1970 l’organizzazione indipendentista irlandese IRA (Irish Republican Army) aveva cominciato un’intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese, ma gli scontri si susseguivano, spessissimo a colpi di arma da fuoco, anche fra le formazioni paramilitari unioniste (l’Ulster Volunteer Force e l’Ulster Defence Association) e i giovani indipendentisti.
bloody2La manifestazione
La manifestazione del 30 gennaio 1972 era stata indetta dalla Northern Ireland Civil Rights Association per protestare contro le norme speciali repressive del governo unionista, fra cui una delle più pesanti era quella che prevedeva l’internment, ossia la possibilità per le forze di polizia di imprigionare una persona a tempo indeterminato e senza processo, tanto che in quel periodo centinaia di nordirlandesi si trovavano in carcere senza alcuna prospettiva di essere rinviati a giudizio o rilasciati. La manifestazione però non era autorizzata e i paracadutisti, con l’ordine di disperdere i manifestanti, aprirono inspiegabilmente il fuoco. Chi sparò per primo? La commissione Widgery, subito varata da Londra, disse che i colpi erano venuti dalla folla. Non era vero e quel verdetto fu ritrattato. Allora si disse che erano state lanciate bombe coi chiodi verso i paracadutisti, ma anche questa tesi fu subito smentita. Fu una carneficina. Morirono in 14. Otto avevano meno di 23 anni, quasi tutti stavano fuggendo o aiutando altri feriti, e alcuni addirittura furono uccisi mentre sventolavano un fazzoletto bianco o gridavano “non sparate!” con le braccia alzate.
Le conseguenze
Il Bloody Sunday provocò lo scioglimento del parlamento di Belfast, l’incendio dell’ambasciata britannica a Dublino e in Irlanda del Nord un’ondata di adesioni all’Ira. Nacque così la lunga guerra civile, che tra le sue conseguenze ebbe anche la morte per sciopero della fame di Bobby Sands. Di recente il primo ministro inglese Cameron ha reso pubblico (presentando le scuse ufficiali del governo di Londra) l’esito dell’inchiesta sui fatti del 30 gennaio 1972: i civili che morirono quel giorno erano tutti innocenti, non armati e non rappresentavano alcuna minaccia per i soldati, che intervennero seguendo un ordine sbagliato e che furono indubbiamente i primi a sparare.
La religione
In quasi tutte le cronache che si sono susseguite negli anni sul Bloody Sunday emerge l’elemento religioso come fattore scatenante del conflitto, con i cattolici indipendentisti da una parte e i protestanti fedeli al Regno Unito dall’altra. Si tratta però in realtà di una raffigurazione molto limitativa. E’ vero infatti che storicamente i discendenti degli antichi irlandesi sono di nascita cattolica, ma il conflitto nordirlandese non può essere certo per questo rappresentato come una guerra di religione. Una dimostrazione sta oggi ad esempio nel fatto che il fortissimo partito di riferimento degli indipendentisti nordirlandesi è il Sinn Féin, organo politico dell’Ira: un partito assolutamente laico i cui membri al Parlamento Europeo appartengono al gruppo della sinistra radicale insieme tra gli altri all’italiana Rifondazione comunista.

Franco Lucenti (tratto da Senza Soste, n. 67)

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Gennaio 2012 15:42

Un po' di storia di Livorno: La fucilazione del partigiano Oberdan Chiesa 29 Gennaio 1944

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

oberdan_chiesa_lapideNome del volontario: CHIESA OBERDAN

Nome di battaglia: Ninì, Nicola Gonzales

Luogo di nascita: Livorno

Appartenenza politica: Comunista

Battaglione/Brigata: Colonna mobile catalana Libertad (Centuria G. Sozzi), XII Brigata internazionale (Battaglione Garibaldi, compagnia di Stato maggiore), XII Brigata internazionale (Brigata Garibaldi), Marina da guerra

Campo di internamento: Argeles, Gurs, Mont Louis, Vernet

Professione: Portuale, manovale

Biografia: Nato il 11/9/1911 a Livorno da Garibaldo e Ada Cini. Frequenta le scuole elementari. Svolge il servizio di leva in marina, congedato dalle armi, diventa membro dell'organizzazione comunista clandestina e per questo ricercato dalla polizia fascista, Oberdan Chiesa espatriò: in Algeria a Bone lavora come edile fino all'espulsione nel 1935; in Francia a Marsiglia presso Leo Franci lavora come scaricatore di porto; alla fine del 1935 è ad Ajaccio in Corsica dove lavora in una fabbrica e poi come sguattero in un ristorante, vivendo insieme al fratello Mazzini (è segnalato già nel luglio 1935, ma probabilmente si tratta di un errore dovuto alla confusione frequente fra i due fratelli). Iscritto in Rubrica di frontiera. Nell'agosto 1936 arriva a Barcellona da Grenoble (Isère) con lasciapassare falso intestato a Nicola Gonzales e alloggia alla caserma "Carl Marx"; è tra i primi volontari in Spagna, arruolato nella centuria Gastone Sozzi come mitragliere nelle Brigate Internazionali. Ferito in combattimento alla Casa del Campo, l'antifascista italiano, dopo essere stato curato, entrò a far parte della flotta repubblicana. Passato in Francia dopo lo scioglimento delle Brigate Internazionali, Chiesa fu internato con i suoi compagni nel campo di Vernet, dove rimase sino all'occupazione della Francia da parte delle truppe naziste. Consegnato alla polizia italiana, Chiesa fu confinato a Ventotene. Liberato dopo la caduta di Mussolini, poté tornare a Livorno, dove, subito dopo l'8 settembre 1943, si diede ad organizzare la Resistenza. In seguito è partigiano, assegnato al Comando militare di Livorno il 30/9/1943 come comandante di un distaccamento col grado di sottotenente; l'1/1/1944 è nominato commissario politico di brigata. Arrestato in seguito a un'imboscata, viene rinchiuso nelle carceri Don Bosco a Pisa. Il 29 gennaio del 1944, per ritorsione dopo un'azione dei partigiani (che, a Rosignano Solvay, avevano ferito a rivoltellate il maresciallo collaborazionista Nannipieri, comandante della locale Stazione dei carabinieri, e un suo sottoposto, che sarebbe deceduto tre mesi dopo), Oberdan Chiesa fu prelevato dal carcere "Don Bosco". Portato sulla spiaggia di Lillatro, a Rosignano Solvay, Chiesa, vi fu fucilato per rappresaglia da un plotone misto di CC e di GNR (fascisti repubblichini). Al sacerdote che insisteva perché pregasse rispose: "Io rispetto le sue idee, lei rispetti le mie".

A Livorno si costituisce in suo onore il Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa, poi diventato la III Brigata Garibaldi Oberdan Chiesa che liberò Livorno il 19 Luglio 1944. Insignito di medaglia d'argento alla memoria. Subito dopo la Liberazione di Livorno, gli abitanti del Comune di Rosignano Marittimo hanno intitolato a Chiesa una strada e hanno collocato presso il luogo dell'esecuzione un cippo in memoria; in seguito, nella stessa località, è stato eretto un monumento. Anche Livorno ha intitolato una strada in suo onore.

Presso il luogo dell'esecuzione un cippo reca la scritta: "QUI/ IL 29 GENNAIO 1944/ FU TRUCIDATO DAI/ FASCISTI REPUBBLICANI/ OBERDAN CHIESA/ COMBATTENTE EROICO/ IN SPAGNA E IN ITALIA/ PER LA CAUSA DEL PROLETARIATO/ IL POPOLO DI ROSIGNANO/ NEL 1° ANNIVERSARIO/ DEL SUO SACRIFICIO"..

tratto da Il Quartiere n.30

http://www.chicomalo.org

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Febbraio 2012 15:22

21 Gennaio 1924: morte di Lenin

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 
lenin_coloriIl 21 Gennaio ricorre l'anniversario della scomparsa, avvenuta nel 1924, di una delle figure rivoluzionarie più importanti e diffuse nell'immaginario storico e collettivo: quella di Vladimir Ilyich Ulyanov, noto con lo pseudonimo di Lenin.
Nato il 22 Aprile del 1870, Lenin trascorre i primi anni della sua vita nel clima di oppressione e arretratezza dello zarismo e arriva a conoscere molto presto la repressione che si abbatte sui primi focolai di rivolta che divampano nella Russia di quegli anni: i fratelli Anna e Aleksandr vengono arrestati nel Marzo del 1887 con l'accusa di cospirazione contro lo zar Alessandro III, mentre Lenin viene fermato e allontanato dalla città assieme ad altri studenti nel Dicembre dello stesso anno per aver occupato l'Università di Kazan.
Negli anni successivi comincia ad accostarsi alle letture marxiste e prosegue gli studi in legge, laureandosi nel 1891; un paio di anni dopo si trasferisce a San Pietroburgo, dove inizia l'attività politica nel POSDR, il Partito Operaio Socialdemocratico Russo.
In questi anni si collocano le prime produzioni scritte, tra cui il noto "Che fare?" del 1902, in cui Lenin introduce la figura del "rivoluzionario di professione" come avanguardia capace di guidare il movimento verso la rivoluzione.
Le sommosse del 1905 infliggono un primo duro colpo al secolare potere zarista e preparano il terreno per lo scontro finale del 1917; nel frattempo la prima guerra mondiale acuisce le condizioni di miseria in cui versa la Russia e offre a Lenin nuovi spunti di riflessione, esposti in "Il socialismo e la guerra" (1915).
Venuto a conoscenza delle rivolte di Febbraio del 1917, Lenin, che si trovava in Svizzera da qualche anno, si affretta a tornare a Pietrogrado, dove il 3 Aprile viene accolto da una folla esultante; il giorno successivo rende note le famose "Tesi di Aprile", che diventano il programma d'azione per i bolscevichi.
In 10 punti Lenin si esprime infatti in merito alle questioni più impellenti che il partito dovrà affrontare, tra cui uscire dalla guerra contro la Germania in quanto "rimane incontestabilmente una guerra imperialistica di brigantaggio, in forza del carattere capitalistico di questo governo. Il proletariato cosciente può dare il suo consenso ad una guerra rivoluzionaria che giustifichi realmente il difensismo rivoluzionario solo alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere al proletariato e agli strati più poveri dei contadini che si schierano dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non verbale, a qualsiasi annessione; c) rottura completa ed effettiva con tutti gli interessi del capitale".
Fra gli altri punti salienti si legge la necessità di smascherare il volto capitalistico del governo provvisorio, di estendere la popolarità e l'influenza del Partito tra i Soviet, che dovranno diventare l'organo di direzione politica ("Niente repubblica parlamentare - ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro"), soppressione di polizia ed esercito, confisca delle grandi proprietà terriere e istituzione di un'unica Banca Nazionale.
Inizialmente le tesi di Lenin disorientarono molti dei suoi compagni di Partito, ancora ancorati all'idea che per il momento bastasse accontentarsi della rivoluzione borghese e convinti che il passaggio alla rivoluzione socialista fosse ancora prematuro.
Ma nei mesi successivi la maggioranza si rovescia a suo favore e la presa del Palazzo d'Inverno il 25 Ottobre segna la vittoria definitiva dei bolscevichi e l'inizio del lungo impegno di Lenin nel Partito.
Nonostante la malattia che comincia a colpirlo dal 1921, Lenin prosegue l'attività politica e la produzione scritta fino alla fine; ad oggi, la sua figura è sopravvissuta ai decenni e ha rappresentato un modello e un esempio per molti altri leader rivoluzionari e per le lotte degli anni successivi.
"Non giocare mai con l'insurrezione. Ma quando la si inizia, mettersi bene in testa che bisogna andare sino in fondo"
tratto da www.infoaut.org
AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2012 12:30

Pagina 1 di 103