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PER NON DIMENTICARE

Secondo Festival delle culture Antifasciste

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Inizierà domani la seconda edizione del Festival delle Culture Antifasciste che si svolgerà dal 28 Maggio al 6 Giugno a Bologna.

Bologna - Quest'anno il festival raddoppia in durata per dare spazio ad un vasto programma di iniziative: dibattiti, presentazioni di libri, fumetti, progetti, film e documentari, laboratori, reading, spettacoli di burattini e di teatro, musica e concerti.

La programmazione del festival si articola intorno a "filoni tematici" che toccano questioni controverse o poco note della nostra storia "recente" (la prima formazione antifascista degli arditi del popolo, la questione Yugoslava e la vicenda delle Foibe, il processo per l'eccidio di Monte Sole 62 anni dopo etc..) fino ad entrare nel vivo dei principali temi di attualità politica e sociale: la questione casa, la sicurezza sul lavoro, i Migranti e le vicende di Rosarno, le navi dei veleni e gli appalti per il ponte sullo stretto, la gestione dell'emergenza all'Aquila e le vittime dello violenza di stato, da Stefano Cucchi a Federico Aldovrandi, da Stefano Frapporti ad Aldo Bianzino e Giuseppe Uva.

Ma si parlerà anche di informazione indipendente e mainstream, di mafia e di crisi della democrazia, di movimenti neofascisti e nuove destre, del fenomeno lega, del fenomeno neofascista in paesi come la grecia, l'inghilterra e la germania con invitati di movimenti antifascisti dai rispettivi paesi, di intreccio tra antifascismo, antisessismo e lotte anti-omofobiche ...e si presenteranno progetti come Nomadica, festival di arte e cinema, un circuito di distribuzione dal basso, una rete di ricerca nel campo delle arti cinematografiche, o come quello di Archivi della resistenza, Circolo Edoardo Bassignani (MS), e del loro lavoro di ricostruzione delle pagine più significative della Lotta di Liberazione nelle province di Massa Carrara e La Spezia, della realtà e del lavoro dell'Associazione culturale Pulitzere di YouCapital, una piattaforma web - la prima che è partita in Italia - per il sostegno del giornalismo investigativo; del progetto Storie in movimento e della rivista Zapruder, che ha avuto l'adesione di oltre trecento tra storici accademici e giovani studiosi con la presentazione in anteprima del nuovo numero (22) dedicato al tema dell' "etnicizzazione del sociale".

Il festival si sposterà in città in diverse occasioni:

Il 2 giugno, con la parata delle bande partigiane con Banda Roncati (Bo), Titubanda (Rm), Fiati sprecati (Fi), Concabanda (Vt) ed altre in attesa di conferma Percorso: partenza ore 15 da piazza dell'Unita', corteo lungo via Matteotti, via Indipendenza, arrivo piazza del Nettuno sotto il Sacrario dei caduti alle ore 18, permanenza in piazza del Nettuno dalle 18 alle 19, rientro al parco di viale Togliatti.

Il 3 giugno, con iniziative in città distrubuite in oltre 10 luoghi diversi, dalla Scuola di pace di Monte Sole (presso la scuola di pace) alla sala d'attesa della stazione ferroviaria di Bologna (Con Daniele Biacchessi
e Tiziana de Masi), passando per Via del Pratello (al Piratello), Via Mascarella (alla Libreria Modo Infoshop e al BAR L'Ortica), via Rialto (Betty&Books), Porta S. Stefano (Atlantide), Via RivaReno (Ass. La Barberia), Via Barontini (Baracca Bar), Via Giuriolo (scuola popolare di musica Ivan Illich) etc...

Sempre il 3 giugno si svolgerà anche un'iniziativa sulle culture sportive antifasciste, antisessiste ed antirazziste che partecipano al meeting antifascista, con un appuntamento al PalaDozza, per far vivere Bologna con performance sportive, esibizioni ed allenamenti collettivi, all'insegna dell'aggregazione sociale, dello scambio culturale, contro ogni discriminazione sessuale e razziale.

Il 4 giugno con l'iniziativa MEDIA & CONFLITTI
Quando il mediattivismo attraversa il mainstream, al Cinema Lumière, in collaborazione con la cineteca di Bologna, Con la partecipazione di Manolo Luppichini, Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice.

h 20:00 Cinema Lumière, Via Azzo Gardino 65,(Bo)

Tutte le iniziative sono ad accesso libero e gratuito e sono state costruite grazie alla collaborazione e alla disponibilità di singoli, associazioni, gruppi teatrali e musicali, istituti storici, reti e centri sociali, collettivi e organizzazioni antifasciste, antirazziste di Bologna e altre città.

Il festival è completamente autofinanziato e auto-organizzato, ed è reso possibile dalla collaborazione volontaria di quanti hanno lavorato in questi mesi alla sua costruzione, e di quanti hanno dato gratuitamente la propria disponibilità portando il loro contributo di iniziative e spettacoli all'interno del programma.

Il 5 Giugno, dopo le 23.30 al Laboratorio Crash con Serata di musica Punk-hardcore-crossover-drum&bass-jazzcore al Crash

- Apertura ore 22.00
- Inizio concerti ore 23.00
- Chiusura ore 3.00

Dove: Laboratiorio Crash, via della Cooperazione 10 - Bologna

Informazioni dettagliate sulle iniziative sul sito
http://fest-antifa.net

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1975: l'atomica razzista

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bomba_atomicaSembra venire finalmente alla luce un altro "segreto" degli scorsi decenni. Fatto già noto, ma mai confermato ufficialmente. Secondo il quotidiano The Guardian, alcuni documenti segreti sudafricani hanno svelato che, durante il regime dell'Apartheid, Israele si sarebbe offerto di vendere testate e tecnologie nucleari al paese africano. Secondo alcuni analisti, forse smemorati, si tratta della prima prova ufficiale sulla detenzione di armi nucleari da parte di Israele. In particolare, i documenti provano una serie di comunicazioni tra l'allora Ministro della Difesa sudafricano Botha e Shimon Peres, oggi Presidente di Israele, a partire dal 1975.

Nella sua offerta, Peres spingeva politicamente il collega sudafricano affinché optasse per l'acquisto di missili "Gerico". I due giunsero a un accordo, tenuto ovviamente segreto. Negli incontri di cui si parla nei documenti, e che portano la data del 31 marzo 1975, il colonnello sudafricano Armstrong scriveva che i vantaggi di tali armamenti erano rappresentati esattamente dalla loro dotazione nucleare. In seguito, Peres e Botha si incontrarono a Zurigo il 4 giugno e, in quell'occasione, si assegnò al progetto il nome in codice di "Chalet".

In realtà si trattò di una collaborazione internazionale, visto che nel tempo il Sudafrica, dotato di proprie miniere di uranio, produsse in proprio delle testate atomiche, con l'assistenza tecnologica israeliana. In cambio, il Sudafrica fornì a Israele ossido d'uranio. Nonostante tutto questo, si legge sulla stampa che non esistono prove scritte del possesso di armamenti e tecnologie atomiche da parte di entrambi gli stati.

Probabilmente la migliore prova non è quella scritta. Nel caso del nucleare militare, come avvenuto per gli Stati Uniti, per l'Unione Sovietica, e per tutti gli altri stati, la prova non è mai stata costituita da un documento scritto, quanto piuttosto da un'esplosione atomica sperimentale. E' qui che entra in gioco la strana smemoratezza degli esseri umani del XXI secolo. Infatti, non era certo mille anni fa, quel 22 settembre 1979, giorno ricordato come quello del cosiddetto "incidente Vela".

Alle nove del mattino, un capitano del DSP (Defense Support Program) dell'aeronautica degli Stati Uniti, di stanza nella sala di controllo dei satelliti spia americani, situata in pieno deserto del Nevada, lancia un allarme che, in piena guerra fredda, suona come pericoloso: il satellite artificiale Vela 6911 ha rilevato un doppio lampo, tipico di un'esplosione nucleare. Le coordinate sono 47 gradi latitudine sud, 4 gradi longitudine est. In pratica a cavallo tra l'Atlantico del Sud e l'Oceano Indiano. In quel tratto di mare completamente vuoto, c'è solo un'isola, quella di Bouvet; un isolotto, poco più di uno scoglio, sub-antartico. Un pezzettino di terra che affiora tra l'Antartide è il Sud Africa, a sud ovest del Capo di Buona Speranza.

I tecnici militari americani fanno presente che non era in programma nessun test atomico da parte di nessuna nazione, e stimano la potenza in 20 chilotoni. In più, l'esplosione è a doppio lampo, che è una caratteristica di un'atomica a fissione fatta esplodere non a terra, ma in atmosfera. Alle 10.15, il tutto è già sulla scrivania del presidente Carter, a Washington.

Nelle ore successive, un gruppo di scienziati presso una base antartica nel Territorio Antartico Australiano, dichiarano via radio di aver individuato del pulviscolo radioattivo che sta ricadendo sulla zona della base. L'Australia nega di aver eseguito un test nucleare. Il presidente Carter comunica direttamente con il Cremlino, a Mosca, dove i sovietici gli fanno notare che loro l'avrebbero fatta esplodere nell'Artico, o in Siberia.

La CIA rese noto alla Casa Bianca che il Sud Africa aveva un programma nucleare in corso, ma con il particolare che negli USA gli analisti militari erano convinti che i tempi non fossero affatto maturi per un test. L'incidente intanto aprì un caso diplomatico internazionale: l'isola Bouvet è territorio norvegese, anche se in passato la Gran Bretagna ha avuto delle pretese sull'isola, ma vi ha rinunciato. Anche se l'isola è disabitata, e c'è solo una stazione meteorologica automatica, il governo norvegese protestò vivamente, minacciando di rompere le relazioni diplomatiche con il Sud Africa, se si fosse scoperto che aveva fatto esplodere un atomica in territorio norvegese.

La CIA stessa provò ad insinuare che il satellite Vela fosse guasto, e che avesse reagito in modo anomalo ad un normale fenomeno atmosferico. L'Agenzia fu smentita dalla marina militare USA, i cui idrofoni avevano rivelato un segnale compatibile con un'esplosione atomica. Il resto lo fece la comunità scientifica: il telescopio di Arecibo aveva misurato un'anomalia nella ionosfera, compatibile con un'esplosione atomica.

Alla fine, la CIA ammise di sapere che anche Israele aveva un programma nucleare in corso, programma che andava avanti con l'appoggio e la collaborazione proprio del Sud Africa. Sei ore dopo l'incidente, si delineò però una strategia diplomatica completamente diversa: quella di negare l'esplosione nucleare, per non causare problemi al negoziato sulla non proliferazione nucleare che aveva portato nel '78 alla firma degli accordi di Camp David. Pertanto, si scelse di dire al pubblico che si era trattato di un guasto agli strumenti del satellite Vela, realizzati nei prestigiosi laboratori di Los Alamos.

Nel gennaio 1980, la commissione d'inchiesta, che piuttosto che far luce sull'accaduto doveva dimostrare l'inefficienza degli apparati del Vela, ebbe una battuta d'arresto durante le audizioni di ingegneri e fisici di Los Alamos, che non solo avevano progettato gli strumenti, ma avevano anche accuratamente studiato i dati di quel giorno: pertanto erano in grado di dimostrare scientificamente che si trattò davvero di un'esplosione nucleare. Così, anche la commissione d'inchiesta finì i suoi lavori in modo ridicolo, visto che nella sua relazione finale si legge: "Dopo attenta valutazione, questa Commissione stabilisce che con tutta probabilità non si è trattato di un'esplosione atomica. Tuttavia, non si è in grado di stabilire con certezza la natura del fenomeno."

Il Sud Africa aveva un programma di armi atomiche e la posizione geografica del test sembra indicare il Paese come il più probabile autore di quel test. Secondo il rapporto scritto dall'AIEA all'epoca dei fatti, il Sud Africa non avrebbe avuto la capacità di costruire un'arma simile prima del Novembre 1979, cioè due mesi dopo l'incidente. In ogni caso i servizi segreti degli Stati Uniti avevano avuto segnali di un rafforzamento delle misure di sicurezza nella base militare di Walvis Bay una settimana prima dell'evento. Questo fa ritenere che il test sia stato gestito da lì.

All'epoca dell'incidente Vela, Israele aveva già quasi certamente delle armi nucleari, ma è improbabile che avesse la capacità di allestire un test così lontano dal proprio territorio e contemporaneamente con un così elevato livello di segretezza. La CIA prese in considerazione anche l'India, vista la frequente presenza di navi indiane nella zona, ma l'ipotesi fu presto scartata per via della limitata capacità nucleare del Paese all'epoca dei fatti. Le principali potenze avevano scarso interesse a condurre ulteriori test in atmosfera e la potenza dell'esplosione faceva pensare che si trattasse di una tecnologia ancora arretrata.

Con la caduta dell'Unione Sovietica e la pubblicizzazione degli archivi dei loro servizi segreti, non è venuta alla luce alcuna indagine da parte sovietica. Il KGB si è limitato ad osservare quel che avveniva, a debita distanza, ma senza interessarsi a scoprire il colpevole. Una volta capito che non si trattava di un esperimento fatto da un Paese comunista, l'URSS classificò l'incidente come una polemica interna al blocco occidentale.

Nel febbraio 1994 un alto ufficiale della marina sudafricana, un contrammiraglio, fu arrestato con l'accusa di essere una spia sovietica. Costui dichiarò che il test era un’operazione congiunta israelo-sudafricana che non avrebbe dovuto essere scoperta, e che invece costrinse gli Stati Uniti a "turare la falla". Il 20 aprile 1997, il quotidiano israeliano Ha'aretz citò il ministro degli esteri sudafricano, che confermava il lampo luminoso del sud Atlantico come un test sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere "stato frainteso" e che stava riportando solo alcune voci che circolavano da anni.

Oggi, appaiono nuove prove di un programma nucleare congiunto tra Israele e Sud Africa: in questi giorni, da Tel Aviv, si chiede all'attuale governo del Sudafrica di rispettare il carattere di segretezza di queste prove. Anche per continuare a sostenere che il pericolo sia rappresentato dall’Iran.

Alessandro Iacuelli

tratto da www.altrenotizie.org

25 maggio 2010

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Per ricordare Alberto Brasili assassinato dai fascisti

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basile_targaAlberto Brasili, studente lavoratore di 26 anni, e la sua fidanzata Lucia Corna vennero aggrediti il 25 maggio 1975, una domenica, alle 22.30, in via Mascagni, proprio davanti alla sede dell'Anpi, da cinque militanti dell'Msi che li seguirono da piazza San Babila non solo perché "vestiti da comunisti", ma soprattutto per aver osato strappare un manifesto del partito di Giorgio Almirante. Brasili fu raggiunto da cinque coltellate e spirerà poco dopo il suo arrivo in ospedale. La sua fidanzata, colpita due volte, sopravvisse solo perché la lama mancò il cuore per pochissimi centimetri. Solo da poco più di un mese erano stati uccisi Claudio Varalli, colpito il 16 aprile alla nuca da un colpo di pistola esploso da un militante di Avanguardia nazionale, e Giannino Zibecchi, travolto il giorno dopo da un camion dei carabinieri lanciato in una folle carica contro i manifestanti antifascisti.

MARTEDÌ 25 MAGGIO ORE 16:15 Via Conservatorio 7
IN COLLABORAZIONE CON I COLLETTIVI UNIVERSITARI DELLA STATALE DI MILANO
PROIEZIONE DEL FILM "SAN BABILA" ORE 20. UN DELITTO INUTILE" DI CARLO LIZZANI
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE

ORE 18,30 Via Mascagni
DEPOSIZIONE DI UNA CORONA E PRESIDIO DAVANTI ALLA LAPIDE
DEDICATA A BRASILI CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO!

Amici e compagni di Luca Rossi-Associazione "Amici e familiari di Fausto e Iaio"-Associazione Antifascista "Dax 16 marzo 2003"-Associazione "Per non dimenticare Claudio Varalli e Giannino Zibecchi"-Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa-Fondazione Roberto Franceschi-Osservatorio democratico sulle nuove destre-Teatro della Cooperativa-Rosa Piro, mamma di Dax, Licia, Claudia e Silvia Pinelli

I GIOVANI UCCISI A MILANO NEL DOPOGUERRA
DAI FASCISTI O IN SCONTRI CON LA POLIZIA

Da Giovanni Ardizzone, schiacciato da una camionetta della Polizia il 27 ottobre del 1962, nei pressi di piazza Duomo, durante una protesta contro il blocco navale attuato dagli Stati Uniti contro Cuba, a Davide Cesare, ucciso dai fascisti nel marzo del 2003, ad Abba, massacrato a sprangate il 14 settembre 2008, i giovani morti a Milano in scontri con la polizia o perché aggrediti dai razzisti e dai fascisti, sono undici. Ad essi va aggiunto Luca Rossi, vittima il 23 febbraio 1986 dell'uso scriteriato delle armi da parte di un poliziotto coinvolto in una rissa stradale con altri automobilisti.

La maggior parte di questi giovani cadde negli anni Settanta, non, come taluni vorrebbero sostenere, in una sorta di guerra civile scatenata da opposti estremismi, ma per difendere la libertà. In Italia, a quel tempo, l'attacco venne portato alla democrazia, attraverso lo stragismo e lo squadrismo. A maggior ragione assolutamente inaccettabili paiono le recenti rievocazioni di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, un gerarca fascista firmatario del "Manifesto sulla razza", promosse da alcuni gruppi di estrema destra, con il patrocinio scandaloso delle istituzioni locali, che hanno dato luogo a raduni e lugubri parate in stile nazista nelle vie della nostra città.

Per contatti e adesioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - www.pernondimenticare.net

tratto da www.infoaut.org

25 maggio 2010

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Milano, le trame di estrema destra

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Mobilitazione antifascista questo pomeriggio a Milano, un corteo partirà alle ore 14 da piazza 24 maggio. Segue l'articolo uscito per Il Manifesto ieri, di approfondimento su quanto si è mosso e si prepara nella metropoli milanese in opposizione all'estrema destra forzanuovista.
Un raduno di Forza Nuova con i neonazisti ungheresi dello Jobbik domani, un concerto degli Hammerskin la settimana prossima. Nella città medaglia d'oro della Resistenza la galassia dei gruppuscoli neofascisti tenta di riorganizzarsi. Grazie alle coperture e ai finanziamenti di una alleanza trasversale tra uomini del Pdl, della Lega e de la Destra
milano_non_tollera_fascisti«Milano capitale dei naziskin», così titolava giorni fa il Corriere della Sera all'annuncio dell'ennesima serie di manifestazioni e concerti neofascisti previsti per la fine di maggio. Due gli appuntamenti lanciati, entrambi di sabato. Il primo, in programma domani, avrebbe dovuto essere un corteo nazionale di Forza Nuova «contro banche e finanza», vietato dal prefetto dopo una serie di pressioni degli antifascisti e trasformato in un incontro all'interno della sede di piazza Aspromonte. Ospite della manifestazione una delegazione del partito di estrema destra ungherese «Jobbik» (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l'occupazione tedesca). Il 29 maggio si dovrebbe invece tenere un meeting musicale per il ventesimo anniversario della fondazione della setta neonazista degli Hammerskins, il cui nucleo originario si costituì a Dallas in Texas a opera di fuoriusciti dal Ku Klux Klan. Nell'occasione convergerebbero su Milano delegazioni provenienti da diversi paesi europei: Spagna, Francia, Germania, Svezia e Svizzera.
Ambedue le scadenze arriverebbero dopo una lunga serie di iniziative, partite simbolicamente l'ultimo 23 marzo con una commemorazione al cimitero Monumentale, presenti ex aderenti alle Ss italiane e alla Legione Muti, per il 91° anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento a Milano, con corone a un piccolo sacrario fatto erigere da Mussolini a ricordo di alcuni squadristi caduti negli anni Venti nei vari assalti alle camere del lavoro e alle sedi dei partiti di sinistra. Sono poi seguite: una messa in onore di Benito Mussolini, il 18 aprile, al campo X del cimitero Maggiore dove sono raccolte le spoglie di alcune centinaia di repubblichini, tra loro Alessandro Pavolini, il comandante delle Brigate nere, e altri gerarchi fucilati a Dongo. Ma soprattutto un corteo, il 29 aprile, per ricordare Sergio Ramelli, il ragazzo del Fronte della gioventù morto nel 1975 a seguito delle ferite riportate in un'aggressione da parte di alcuni militanti del servizio d'ordine di Avanguardia Operaia, e per ricordare Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell'Msi colpito a morte nel 1976 da un commando di Prima Linea, e Carlo Borsani, un alto esponente fascista firmatario del «Manifesto sulla razza», attivo fino all'ultimo a fianco dei tedeschi, fucilato nel 1945 dai partigiani in piazzale Susa, alla Liberazione di Milano.

Più che a un corteo, presenti circa ottocento persone, si è assistito a una vera e propria parata in stile Germania anni Trenta: file da cinque, tamburi a scandire il passo, decine di fiaccole e molte bandiere con la croce celtica. Il tutto tra saluti romani ritmati e camice nere. Un precedente inquietante. Mai prima a Milano si era visto qualcosa di simile.

Domenica 2 maggio infine si è tenuto un concerto, la mattina, nei pressi di Porta Venezia, con l'esibizione di «Skoll» (nome di battesimo: Federico Goglio, un cantautore il cui nome d'arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l'universo di spruzzi di sangue»). Al pomeriggio si è svolto un torneo di calcetto al Lido, con la partecipazione di squadre dai nomi inequivocabili: Forza nuova, Hammerskins, Casa Pound... Il tutto sponsorizzato dal consiglio di zona 3, dalla Provincia e del Comune di Milano. Un fatto, anche questo, senza precedenti.
In questo quadro, due i passaggi politici in corso da non sottovalutare. Da un lato, come già denunciato, l'ingresso di alcuni fra i principali esponenti del neofascismo milanese nel Popolo della libertà (dal «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini, capo di Destra per Milano, a Lino Guaglianone, fondatore di Comunità in movimento), portati a infoltire le correnti dei due fratelli Romano e Ignazio La Russa, variamente denominate («Fare occidente» e «La nostra destra»). Dall'altro, la copertura politica e istituzionale per chi non ha maturato questa scelta, in primis Forza nuova e Hammer. Le foto scattate in occasione del piccolo corteo fascista che si recava all'interno del Lido il 2 maggio ritraevano, fianco a fianco, Stefano Del Miglio, il nuovo capo degli Hammer, con Antonluca Romano, il segretario provinciale di Azione giovani, braccio destro di Carlo Fidanza, nonché futuro candidato nel Pdl al consiglio comunale di Milano, e Duilio Canu, il capo lombardo di Forza nuova. A fare da cerniera tra le diverse anime, Roberta Capotosti, consigliera provinciale del Pdl, delegata a questo ruolo dallo stesso Fidanza e da Paola Frassinetti, oggi onorevoli, ex di An.
Si è anche ormai istituzionalizzato un luogo di riferimento, il bar «Lux» di via Canonica, gestito da Luca Cassani, coordinatore del Comitato Sergio Ramelli, alias «I camerati», firmatari dei manifesti che indicevano il corteo del 29 aprile. Quasi una base logistica. È qui che si sono svolte tutte le riunioni preparatorie delle manifestazioni.
C'è anche chi punta, oltre il reducismo, a promuovere un'alleanza trasversale fra i diversi camerati che militano nel Pdl, nella Lega e ne La Destra. Il primo esperimento, una manifestazione organizzata per il 10 aprile scorso, in piazza Duomo, dove «i musulmani due anni fa hanno pregato provocatoriamente». Si voleva realizzare in quel luogo una croce di dodici metri con delle fiaccole (tipo Ku Klux Klan), ma il tentativo è stato vietato dalla questura. A promuovere l'iniziativa Roberto Jonghi Lavarini, Carlo Lasi de La Destra e il leghista Valerio Zinetti.

Un ultimo dato: il panorama assai frastagliato del neofascismo milanese si è ulteriormente complicato dopo l'implosione di Cuore nero, causata anche dai forti contrasti interni. Dal fallimento di questo progetto sono nate da un lato Casa Pound Milano, guidata da Francesco Cappuccio, ora assai vicino alla Lega nord e al Centro identitario padano di via Bassano del Grappa (collabora anche alla rivista mensile di Mario Borghezio Il borghese del nord), dall'altro Calci e pugni (il nome è indicativo), nuova sigla dei fratelli Todisco, tempo fa solo una linea di produzione di magliette e gadget d'area. La prima uscita di questo nuovo raggruppamento è prevista per il prossimo 5 giugno, al pub Alabama di via Carlo Farini. Nella serata, come recita la locandina, saranno presentati i nuovi capi da «streetwear». Tra birra e buffet la serata sarà animata da una cubista. Quando si dice «i fascisti del terzo millennio»...

Saverio Ferrari per Il Manifesto

22 maggio 2010

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I 40 anni dello Statuto: compleanno o funerale?

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lavoratoriLo Statuto dei Lavoratori compie 40 anni. Era infatti il 20 maggio 1970 quando fu promulgata la legge 300: Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.
L’anniversario tondo ha rappresentato l’occasione per lanciare definitivamente (se ne parlava già da un po’) nell’agenda politica italiana l’argomento della revisione di questo testo da parte del governo. L’ha fatto il ministro Sacconi direttamente dal Congresso della Cgil di Rimini di inizio mese, parlando del passaggio da uno Statuto dei Lavoratori ad uno Statuto “dei Lavori”.
Le reazioni sono state subito veementi da più parti, con l’opposizione parlamentare a chiedere di essere coinvolta, quella extraparlamentare a gridare che lo Statuto non si tocca, e Cgil-Cisl-Uil a dire che i partiti devono fare un passo indietro per lasciare alle parti sociali il compito di scrivere il nuovo testo.
 
Fin qui tutto normale. O meglio, tutto normale per i parametri del sistema politico italiano, che prevedono una maggioranza che detta i tempi come un metronomo, e un’opposizione che le va dietro non capendo bene se le conviene di più collaborare, limitare i danni, opporsi, o presentare proposte credibili e magari anche di sinistra (non intendendo per tali ovviamente quelle dei vari Ichino e Boeri).
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Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Maggio 2010 22:57 Leggi tutto...

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