Piccole speranze urbane: la prima scuola calcio del Centro Storico Lebowski

Da oggi siamo i vostri ultras”. Sono passati ben oltre dieci anni dal giorno in cui una compagnia di ragazzini decise di iniziare a seguire il Lebowski, “questa squadra che non vinceva mai”, rispondendo così ai giocatori che straniti e un po’ infastiditi andarono a chieder spiegazioni della loro comparsa in tribuna. Il motivo di quell’adesione sentimentale probabilmente non lo sa nessuno ed è ormai accettato che questa storia sia nata senza un filo conduttore. Ma nell’estate del 2010 quando nasceva il Centro Storico Lebowski, la nuova società fondata dai quegli stessi tifosi, impreziosita in pochi anni da un ricco palmares, le idee apparivano molto più chiare. Soprattutto una, stampata nel volantino distribuito alla prima uscita: “Appena ci è possibile vorremmo fare una scuola calcio, che sia prima di tutto un momento di crescita, di aggregazione e di sentimento, dove non sia importante il talento e i risultati, ma in cui tutti i ragazzi imparino ad allacciarsi le scarpe, a fare la doccia con i compagni, a prepararsi la borsa autonomamente, a crescere in gruppo con lealtà e rispetto per le differenze”. Quell’idea si è concretizzata lo scorso anno, ispirandosi a un concetto quasi fuori dal tempo, ma caro a Horst Wein, mentore della cantera del Barcellona. Sostiene il professore tedesco che “non dobbiamo portare i bambini troppo lontano dai giardini d’infanzia”, e non è un caso quindi che la prima scuola scuola calcio grigionera nasca ai Nidiaci, un giardino nello storico quartiere di San Frediano, nell’oltrarno fiorentino. A raccontarci la sua evoluzione sono i responsabili della scuola stessa, intitolata a Francesco “Bollo” Orlando, antifascista, sanfredianino e ultras del Lebowski.

Come è nata l’idea di fare una scuola calcio del Lebowski?

Crediamo che in una società sportiva l’ambizione di realizzare una scuola calcio sia una scelta scontata. Dal nostro punto di vista era un passaggio fondamentale: in assenza di mecenati o di canali di sostentamento come sponsor molto rilevanti o presidenze facoltose, la sopravvivenza del progetto è data dal radicamento sul territorio secondo la formula “ottenere poco ma da tutti”. Per cui in un progetto sportivo che ha come istanza decisiva quella di radicarsi nel territorio la scuola calcio è un veicolo essenziale perché ti mette in contatto coi bambini, le famiglie, i nonni, le scuole e questo ci ha portato tantissimi soci in più e ci ha permesso di uscire dai nostri confini. E’ stato un salto di qualità sportivo, perché ha aperto un nuovo fronte alla nostra idea di calcio, e organizzativo, perché ci ha permesso di proseguire l’idea di coinvolgere tante persone a cui chiedere un piccolo contributo.

Per le attività della scuola calcio avete scelto un giardino nel centro storico di San Frediano. La vostra scelta sembra rispondere ad esigenze sia educative che politiche.

Il giardino dei Nidiaci è stato donato decenni fa all’amministrazione comunale per farne un centro per l’infanzia. Dopo varie vicissitudini, il giardino è passato nelle mani di uno speculatore. C’è stata una forte lotta dei residenti a cui hanno partecipato anche quelli che tra noi abitano nel quartiere. E’ finita con un compromesso: la ludoteca è stata trasformata in appartamenti di lusso e una parte del giardino è stata privatizzata, mentre una parte è rimasta libera. Per un periodo lo spazio è diventato un grande cantiere e nessuno lo frequentava più. Nel ripopolarlo, un calciante dei bianchi, Fabrizio Valleri, aveva iniziato a fare delle giornate di avviamento al calcio e alcuni di noi sono andati a dargli una mano. Con il tempo abbiamo strutturato questa attività con un intervento del Lebowski, finché non è diventata una scuola FGIC della nostra società. Quest’anno, alla prima stagione, abbiamo avuto 58 bambini tesserati e il prossimo anno se ne prevedono un centinaio. Il contesto merita un appunto: è un giardino autogestito da un’associazione di residenti che porta avanti le aperture e le chiusure e ha stilato un regolamento interno. Il Comune se ne occupa poco o nulla. Tutto è autogestito e autofinanziato: c’è il campo, l’orto, si organizzano concerti musicali e corsi di inglese.

Come funziona la scuola calcio del Lebowski?

La scuola calcio è la terza agenzia formativa del paese, ogni anno vi si iscrivono 300.000 mila bambini. Dopo la famiglia e la scuola, il ruolo formativo passa alle scuole calcio che devono essere consapevoli di questa responsabilità. Purtroppo è stata registrata una fortissima dispersione sportiva, che deriva dall’assenza di gratificazione, da metodi sbagliati, da ambienti faticosi: la cosa grave non è che un ragazzo smetta di giocare a calcio ma che smetta di fare sport. Noi puntiamo decisamente all’inclusività: la scuola calcio è gratuita, non c’è nessun costo di iscrizione e ogni bambino riceve 120 euro di materiale tecnico a stagione. Quest’anno il progetto ci è costato 36.850 euro. Dal punto di vista sportivo l’idea del giardino si sposa con l’attenzione per il gioco di strada e il gioco di strada facilita l’inclusività: permette una maggior continuità tra il gioco libero (che oggi viene drammaticamente a mancare all’aria aperta) e un’esperienza di primo avviamento all’attività sportiva e calcistica. Al giardino hai anche un rapporto differente con le famiglie. Insieme osserviamo i bambini in una dimensione più anarchica, più rivelatrice di alcuni aspetti del loro carattere. Come istruttori strutturiamo l’attività in modo da proporre giochi che pongano delle sfide ai ragazzi e nella risoluzione guidata ma personale di queste sfide il ragazzo acquisisce piano piano i gesti tecnici. Gli esercizi analitici sono sostituiti con momenti ludici. Come ripetiamo sempre il maestro non è l’istruttore ma il gioco stesso. Sono le sfide a rendere necessario il gesto tecnico.

Chi frequenta la vostra attività?

Prevalentemente la scuola calcio è frequentata da bambini delle scuole elementari del quartiere: abbiamo la Torrigiani, una scuola elementare molto popolare, da cui provengono molti immigrati che nei fatti sono sanfredianini, e figli di sanfredianini da generazioni; c’è una scuola privata da dove vengono famiglie che hanno qualche disponibilità economica in più e c’è la scuola elementare Agnesi… insomma, la frequentazione è alquanto eterogenea. La cosa più interessante è il coinvolgimento dei genitori nell’autogestione. Noi diciamo sempre che la scuola calcio non è gratuita ma autogestita: è il territorio che in parte deve occuparsi della sostenibilità economica del progetto, quindi si organizzano pranzi e cene al giardino, sottoscrizioni nel quartiere, raccolte fondi, varie forme di volontariato tra i genitori.

Chi sono gli istruttori?

Gli istruttori sono persone dell’ambiente del Lebowski che hanno giocato a pallone, che hanno la qualifica o che la stanno per prendere; sono soprattutto persone che hanno un grande passione nel lavorare con i bambini.

Il progetto Lebowski sta per affrontare un grande cambiamento dopo l’accordo raggiunto con il Tavarnuzze. Cosa cambia per la società? Che tipo di ricadute avrà sulla scuola calcio?

Tavarnuzze è un ambiente come il Lebowski, che si basa sul volontariato. C’è stata unione di intenti, un accordo che ci farà sentire a casa. E’ previsto che il Tavarnuzze elimini la prima squadra e gli juniores e il Lebowski diventi prima squadra e juniores di quel’impianto. Le scuole calcio sono due progetti che proseguono paralleli: noi lo faremo ai Nidiaci e da quest’anno anche alle Cascine del Riccio, un impianto che il Comune ci ha concesso per qualche ora a settimana perchè con così tanti bambini abbiamo bisogno di spazi. Il Tavarnuzze è una grande scuola calcio e ha un importante settore giovanile e soprattutto è affiliato all’Atalanta: un’affiliazione non formale, ma sostanziale, nel senso che ogni mese ci sono corsi di aggiornamento che gli istruttori dell’Atalanta fanno agli istruttori del Tavarnuzze e da ora faranno anche a quelli del Lebowski. In questo modo, entrambe le società, dai piccoli Amici 2011 ai giovanissimi regionali, avranno lo stesso programma annuale seduta per seduta, chiaramente modulato secondo le diverse esigenze d’età. Ogni inizio mese quindi faremo dei corsi di aggiornamento, a fine mese ci confronteremo in riunione. A livello di proposta tecnica e didattica per il Lebowski è un salto di qualità impressionante perché abbiamo una guida preziosa, in linea con la nostra idea ludica degli allenamenti per i bambini.

Redazione, Senza Soste  edizione cartacea n° 127, anno XII, estate 2017

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