Piccoli Esercizi di Amputazione, la nuova mostra a Buzz-Kill

Come sempre, lo spazio espositivo di Buzz-Kill ci offre delle prospettive sull’arte contemporanea molto interessanti.

E come sempre lo fa, ricercando tra gli artisti del nostro territorio, un fatto secondo me molto importante. Non solo perché è fondamentale valorizzare i propri territori, ma anche perché Livorno è sempre stata una città molto ricca dal punto di vista culturale e artistico. Un vero e proprio bene cittadino, ahimè troppo spesso ignorato dal mondo istituzionale e politico.

Piccoli Esercizi di Amputazione, che sarà in mostra presso Buzz-Kill fino al 30 Aprile, è una personale di Dario Gentili, un artista poliedrico che in passato è stato anche musicista e attore teatrale.

Dario ci parla di amputazione e, secondo me, lo fa anche trasmettendo una dimensione valoriale ed emotiva del presente, su cui spesso non ci si sofferma.

Entrando, infatti, negli spazi della galleria, le opere di Dario trasmettono una freddezza unica, un vero e proprio momento di gelida immobilità.

Sembra quasi che le opere non riescano a trasmettere alcun ché.

Eppure, il valore e il lavoro che c’è dietro alla loro realizzazione è complesso e paziente, un vero e proprio “esercizio”, continuo e lento, di laboriosità e creazione.

Ed è forse proprio grazie al titolo dato alla mostra che comprendiamo appieno il senso di queste opere: l’amputazione.

Perché l’amputazione, ci racconta di una dimensione di privazione, di restrizione, di repressione che – forse non ce ne accorgiamo spesso – ma ci circonda continuamente.

Viviamo in un modo veloce, frenetico, continuamente connesso (anche se non si sa bene a cosa), impelagati nei 47 lavori differenti che dobbiamo fare per sopravvivere nell’era della precarietà e dell’economia informatica, con un mondo politico incapace di dare delle risposte adeguate e alle prese con la paura di perdere quel poco che abbiamo.

Viviamo talmente velocemente e talmente ansiosamente ogni cosa, che anche le nostre relazioni personali spesso incorrono negli stessi problemi del mondo di fuori.

Sentiamo ogni giorno, svegliandoci ogni mattina, che c’è qualcosa che ci manca, qualcosa di cui ci hanno privato, qualcosa che ci hanno tolto e che vorremmo riconquistare, riguadagnare, riavere finalmente con noi.

Ma forse, ciò che veramente ci hanno amputato (ed è per questo che mi colpisce il titolo dato a questa mostra) è quella dimensione emotiva e sensoriale che sta dietro al fermarsi in un punto e assaporare semplicemente il momento, senza dover riflettere o giustificare o motivarne la spesa di tempo.

Quel paziente rilassamento dei nostri corpi e della nostra mente dove – forse – poter ritrovare noi stessi, al di fuori del frenetico mondo capitalistico contemporaneo.

Forse Dario, creando pazientemente le sue opere, non ha nemmeno pensato a questi argomenti, o forse sì, non gliel’ho chiesto.

Ma, sono sicuro che quello che ha provato durante la loro creazione sia in qualche modo simile alle sensazioni di cui parlavo sopra.

E se un’opera d’arte riesce in questo, bè direi che merita tutte la mia attenzione.

Per Senza Soste, Simone Di Renzo

28 marzo 2018

 

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