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Blitz anticurdo dell'anti- "terrorismo" italo-francese: il comunicato delle comunità Kurde

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Sabato 27 febbraio ore 15.30 a Pisa, corteo pro-kurdo. Partenza ore 15.30 da piazza San Antonio

Arresti in diverse città italiane. L'accusa: essere militanti del PKK. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Venezia e dall'antiterrorismo francese.

kurdistanLa Procura di Venezia ha emesso oggi undici provvedimenti di custodia cautelare contro 16 persone (arrestati dieci curdi e un italiano) indagate nell'ambito di un' inchiesta a carico di presunti membri di una rete di reclutamento per il Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk) in Italia. L'indagine, svoltasi  parallelamente anche in Francia, ha coinvolto Roma, Treviso, Pisa, Modena, Torino, Udine, Pordenone e Milano. L'accusa per tutti è quella di aver messo in piedi una struttura di reclutamento incaricata di trovare in Europa persone e risorse da impiegare in Kurdistan.Vale la pena sottolineare, visto che l'accusa parla di reclutamento per il PKK,il partito dei lavoratori del Kurdistan, che lo stesso PKK sta osservando un cessate il fuoco unilaterale dal marzo 2009 e che gli sforzi di questo ultimo anno e mezzo vanno in direzione di una soluzione pacifica e negoziata al conflitto in atto dal 1984.

Obiettivo del gruppo, secondo i magistrati italiani, sarebbe invece la selezione di militanti da addestrare per commettere atti di "terrorismo" in Turchia. Il Pkk, dagli anni Ottanta, lotta contro il governo centrale di Ankara per ottenere il rispetto dei diritti umani e civili della minoranza curda in Turchia. Il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, in carcere dal 1999 nell'isola di Imrali, ha scritto e consegnato alle autorità turche, nei mesi scorsi, la sua roadmap come contributo a un possibile e auspicabile processo di pace.La roadmap non è stata ancora consegnata ai legali di Ocalan. Secondo le agenzie di stampa, l'operazione di questa mattina si è svolta con il contributo delle strutture antiterrorismo di Germania, Belgio ed Olanda. Il PKK è nella lista europea delle organizzazioni terroristiche. In Italia sarebbero stati scoperti quattro campi di addestramento: due nel pordenonese, uno in provincia di Taranto, e uno in Centro Italia.

tratto da www.infoaut.org

26 febbraio 2010

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Il comunicato stampa delle comunità Kurde in Italia

La Turchia ha avviato una campagna di criminalizzazione della popolazione kurda in Europa e di tutte le sue espressione associative che promuovono eventi e manifestazioni di carattere sociale e culturale.

Riteniamo che l’operazione di polizia di questa mattina, che ha portato al fermo di diverse persone, rientri in quest’ottica e che l’unico obbiettivo che si tenta di perseguire attraverso ciò,  non sia altro che attaccare con forza il diritto del popolo kurdo di auto-organizzarsi e di rendere ancora più difficile la vita di una popolazione che è stata obbligata con la forza a lasciare il proprio paese.

Riteniamo che questo atteggiamento, parallelo a quello che ha portato in Turchia all’arresto di oltre 1500 tra sindaci, amministratori locali, rappresentanti politici, sindacali e della società civile kurda, sia un ostacolo serio allo sviluppo di una dialettica democratica e dia forza esclusivamente al partito della guerra che, in Turchia, vede la vera minaccia alla sua esistenza nella pace e nel dialogo.

Dalle prime informazioni trapelate dalla stampa viene affermato che, in Italia, non sarebbero state trovate armi ed allora sembra divenire anche un crimine il solo incontrarsi per discutere di cultura,  politica o delle condizioni socio economiche del popolo kurdo in Europa ed in  Kurdistan.

La comunità kurda, che in Italia persegue esclusivamente un disegno di promozione sociale e proprio miglioramento economico, non ha nessun interesse, tantomeno nessuna intenzione, di creare delle minacce per la Turchia e si batte per la convivenza civile e pacifica delle due popolazioni e perché possa essere raggiunta una soluzione equa e democratica della questione kurda in Turchia.

Siamo comunque fiduciosi nel lavoro della magistratura italiana e speriamo che questa situazione possa essere presto risolta in maniera positiva senza discriminare ulteriormente  il popolo kurdo.

Tale operazione, inoltre, rende assai più difficile l’attività solidaristica di tutte quelle organizzazioni non governative ed associazioni che si battono per la pace in Turchia ed in tutto il Medio oriente

Chiediamo alla società civile italiana ed alla opinione pubblica di agire per far si che i diritti fondamentali del popolo kurdo vengano rispettati. Il popolo kurdo è costretto a vivere in esilio a causa di una guerra, scatenata dalla Turchia contro la popolazione civile kurda e che, con la scusa della lotta al terrorismo ha portato, sino ad oggi, alla distruzione di oltre 4500 villaggi ed all’esodo di circa 5 milioni di profughi.

Speriamo che, almeno l’Europa, possa garantire il diritto del popolo kurdo all’esistenza e ad un futuro di libertà.


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