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Le manifestazioni a Roma e all'estero: People of the World rise up!

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15oct

951 città mobilitate, 82 paesi coinvolti. Il 15 di ottobre, giornata internazionale dell’indignazione, il mondo scende in piazza contro il capitale, dall’Australia all’Italia, dagli Stati Uniti al Giappone.

Per seguire in diretta la manifestazione di Roma è possibile collegarsi ai siti di Global Project http://www.globalproject.info/ Radio Onda Rossa http://www.ondarossa.info/ o Radio Onda d'Urto http://www.radiondadurto.org/2011/10/15/people-of-europe-rise-up-corteo-nazionale-a-roma/ di cui riportiamo le prime informazioni:

Ore 11.15Il primo collegamento da Roma con Rosangela della redazione, che si trova nel piazzale dell’universita’ La Sapienza, da dove intorno alle 12 e 30 parte un corteo fino al concentramento generale in piazza della Repubblica.

Ore 13.10: Partito il corteo degli studenti dalla Sapienza. · Ascolta la corrispondenza con Rosangela della redazione

Ore 13.30 E’ partito· il corteo degli indignati . I manifestanti, diretti a piazza San Giovanni, imbracciano un grande striscione con su scritto ‘People of Europe: rise up! Nel frattempo anche lo spezzone degli studenti hanno raggiunto il resto del corteo.Ascolta Daniele della redazione che ci racconta la partenza della manifestazione.

Ore 14.23 Alcuni manifestanti stanno bruciando le bandiere dell'Italia e dell'Unione Europea che sventolano sul tetto di un hotel mentre il corteo degli·indignati·sfila per via Cavour a Roma.

Blitz in Via Cavour da parte di un gruppo di manifestanti, sanzionato il supermercato Elite, sulle cui vetrine sono comparse scritte “No Banks”. Ascolta la corrispondenza con Daniele della redazione che ci descrive cosa è accaduto. Sempre in Via Cavour sono state· sfondate le vetrine di due banche e una macchina è stata data alle fiamme. Uno spezzone del corteo dell’insolvenza precaria si trova invece nei pressi dei fori imperiali. Ascolta la corrispondenza con Umberto e Marco della redazione che ci fanno il resoconto di quanto accaduto.

Ore 15:00 La testa del corteo è arrivata ai fori imperiali, migliaia di persone ancora in Via Cavour

Ore 15:30 Il corteo riprende a muoversi, lo spezzone degli studenti è appena entrato in Via Cavour

Ore 15.56: la testa del corteo degli indignati, partito circa due ore fa da Piazza Repubblica è arrivata in Piazza San Giovanni

Ore 16.20: E’ stato assaltato un edificio della guardia di finanza, in precedenza era stata distrutto un ufficio dell’agenzia Manpower. Momenti di tensione interna tra gli appartenenti ai Cobas e alcuni incappucciati, rapidamente superati, ma che hanno creato attimi di disorientamento. Subito dopo è arrivata la polizia in via Manzoni che ha rotto la manifestazione in due tronconi. Ascolta

Ore 16,22:La polizia arrivata da una via laterale spezza in due il corteo in Viale Manzoni

Ore 16,26: Fronteggiamento tra polizia e manifestanti in Viale Manzoni

Ore 16,29: lancio di lacrimogeni, ma i manifestanti li ritirano indietro

Ore 16,30: la polizia si organizza in plotoni dietro ai blindati e avanza verso il corteo, i manifestanti lanciano bomba carta

Ore 16. 40: in Piazza san Giovanni centiania di persone scappano, perchè improvvisamente sono arrivati in piazza i blindati della polizia seminando il panico tra la gente che era· seduta tranquillamente e hanno iniziato a disperderli con gli idranti.· I blindati si sono poi ritirati verso via Filiberto, mentre i manifestanti stanno cercando di allestire delle barricate.Ascolta la corrispondenza dalla piazza con Marco della redazione.

Ore 17.00: ancora un aggiornamento da Piazza San Giovanni, dove· su un lato della piazza continuano gli scontri tra manifestanti e polizia che ha ancora azionato gli idranti e continua a fare caroselli con i blindati. Ascolta Umberto della redazione

A dispetto delle cronache dei quotidiani che online che hanno pronto il black block di turno, nel corteo c’è una forte concentrazione di giovani precari, studenti e irrappresentabili di ogni città, che nella giornata di oggi hanno riconosciuto il giorno della riscossa, ad alcuni tratti, ispirandosi alla maschera di V, assunto a simbolo, della vendetta. Banche, Suv, compro oro divengono obbiettivi di una rabbia consumata giorno dopo giorno nella frustrazione, e oggi tramutata nello scarico spontaneo della rabbia.

La rinuncia degli organizzatori a puntare dritta verso i palazzi del potere, lascia di fatto mano libera alla spontaneità, che non essendo indirizzata, consuma passo per passo, l’attacco a tutto ciò che è considerato simbolo del sistema di iniquità.

Ore 17.20: Continuano gli scontri in piazza San Giovanni con la polizia che con l’utilizzo di blindati continua a fare delle incursioni pericolosissime a velocità sostenuta mettendo in serio pericolo i manifestanti.· L’aria in piazza è irrespirabile a causa della pioggia battente di lacrimogeni. Dalla parte opposta della piazza si sono formati cordoni dei compagni dei Cobas per mantenere la postazione. La guerriglia continua.Ascolta ancora la corrispondenza dei nostri inviati in piazza

Ore 17.30: continuano gli assalti della polizia e i caroselli dei blindati per sgomberare la piazza in una atmosfera pregna di gas lacrimogeni· che impediscono la visibilità. I caroselli sfiorano i manifestanti.

Ore 17.32: Proseguono gli scontri. La polizia non riesce a scendere i mezzi blindati quindi continuano a fare pericolosi caroselli. si sono aggiunti nel frattempo anche i carabinieri.

Ore 17,44: Confermata la notizia che girava su twitter, un ferito investito dai blindati

Ore 17,49: Dopo più di un'ora di scontri la piazza resiste, più volte ricacciata indietro la polizia, le corrispondenza da roma parlano di tentativi ripeuti delle forze dell'ordine di sgomberare la piazza coi blindati, non fidandosi di caricare a piedi

Ore 17.50: non si fermano gli scontri in piazza San Giovanni che durano oramai da più di un’ora. Fitto lancio di lacrimogeni sulla folla. Nel frattempo anche lo spezzone degli studenti sta raggiungendo la piazza. Un ragazzo sarebbe stato investito da uno dei blindati, mentre un altro ragazzo sarebbe stato ferito alla testa.

Ore 18.20: In piazza San Giovanni è stato investito un ragazzo, adolescente, soccorso da un’ambulanza che si è rialzato se pur con una gamba dolorante. La polizia continua a lanciare lacrimogeni e manganellare chi si trova davanti. Ascolta la corrispondenza di Umberto dalla piazza

Ore 18.23: Assaltati due blindati dei carabinieri dalla folla, uno dei due ha preso fuoco. Precedentemente vi erano state diverse cariche della polizia verso i manifestanti con le mani alzate.

Ore 18.40: Una dozzina di blindati continua a lanciare lacrimogeni anche in direzione del punto di pronto soccorso, dove il nostro corrispondente ha visto all’interno alcuni feriti.

Ore 18.53: Lo spezzone degli studenti sono fermi a Piramide. Scontri in via Merulana, all’angolo con via Labicana dove proseguono gli contri. Ascolta la corrispondenza di Umberto

Ore 19.00: Da piazza san Giovanni i furgoni della polizia e i carabinieri stanno lascinado la piazza dirigendosi con cordoni e scudi verso altre zone.

Ore 19.11: In via Merulana all’incrocio con via Labicana la polizia ha caricato con i blindati. Qui resta concentrata la polizia. Ascolta la cronaca da via Merulana con Umberto

People of the world rise up: le mobilitazioni internazionali

Bruxelles: Ore 18.15: Almeno 7000 i manifestanti stanno sfilando nel centro storico di Bruxelles, puntando verso le sedi delle istituzioni comunitarie. La seconda corrispondenza con Massimiliano, compagno del gruppo degli indignati brusselese. Ascolta

Ore 12.00: Collegamento dalla piazza belga, dove sin dalla mattinata è salita la tensione poichè gli oltre 500 indignati giunti da mezza Europa per partecipare all’Agorà dei movimenti sono stati “sfrattati”, dalle autorità, dai locali in disuso dell’università Hub dove alloggiavano. In serata, sono previste occupazioni selvagge di piazze del centro storico. Da Bruxelles, il collegamento con Massimiliano, compagno italiano del gruppo indignati della capitale belga. Ascolta

Ore 11.00:  Primo collegamento dalla capitale belga con Gerry Condon, militante del movimento ottobre 2011 di Washington D.C. e componente dell’associazione Veterani per la Pace”, uno dei gruppi che si sono uniti alla protesta dei movimenti americani di occupazione. Gerry Condon, assieme a una delegazione dei movimenti americani, è a Bruxelles con l’obiettivo di rafforzare i legami della protesta internazionale contro il capitale e contro la guerra. Ascolta

Parigi: Ore 19.15: Tensione in pieno centro di Parigi, le forze dell’ordine hanno caricato un corteo di migranti e antirazzisti: ci sono feriti, fra i quali una ragazza ferita alla testa da un poliziotto. In piazza, al momento, almeno 6000 persone che tentano di avvicinarsi al luogo del concentramento finale: place de l’Hotel de Ville, il Comune di Parigi. La zona è totalmente militarizzata e è stato impedita la marcia verso la zona di Bercy, dove ha sede l’edificio che ospita la concomitante riunione del G20. Il secondo collegamento dalla capitale dell’Esagono con Simone, compagno italiano residente in Francia. Ascolta

Ore 14.45, i numerosi cortei promossi nella capitale parigina non sono ancora partiti. Sono sei le piazze da dove partiranno le marce. Il collegamento, dal concentramento di Saint Lazare,  con Simone, compagno italiano residente in Francia.Ascolta

Londra: Ore 16.45: scatta l’acampada con l’occupazione di piazza a St Paul Cathedral, adiacente alla Borsa. Il terzo collegamento con Nicola Montagna.Ascolta

Ore 16.00: Diverse migliaia di manifestanti sfilano nel cuore della City, il distretto finanziario londinese. Il secondo collegamento dalla capitale britannica con Nicola MontagnaAscolta

Ore 14.30: E’ partito il corteo degli indignati. Ascolta il collegamento con Nicola Montagna, ricercatore e nostro collaboratore.

Lisbona: Ore 17.00, almeno 5.000 persone marciano in direzione del Parlamento. Il collegamento dalla capitale lusitana con Michele Cirafici del movimento 12 marzo. Ascolta

Circa 60 città mobilitate in Spagna:

Madrid: Ore 17.30, sette colonne, con migliaia di persone, sono in procinto di partire da punti diversi della città, direzione Plaza del Sol (luogo del primo presidio permanente  il 15 maggio, data da cui deriva il nome del movimento). Il resoconto con Mariangela Casalucci, compagna italiana residente in Spagna.Ascolta

Barcellona: La mobilitazioni si estende anche oltre il continente europeo.

Atene: Ore 19.00: 10,000 partecipanti al presidio in piazza Syntagma. Il collegamento con Dimitris del collettivo Enantia (sinistra anticapitalista unitaria). Ascolta

Tokyo: Mobilitazione anche in Estremo Oriente,  con un centinaio di manifestanti del movimento “Occupy Tokyo” scesi  in piazza. La corrispondenza con Pio D’Emilia, corrispondente di Sky Tg 24 nel paese nipponico. Ascolta

Australia: Mobilitazioni anche agli antipodi.  Presidi conclusi a Sidney, Melbourne e Adelaide. Il collegamento da Adelaide con Anne, militante pacifista del gruppo “No War” che ha preso parte alla manifestazione.  Ascolta

New York: Dopo aver sventato lo sgombero dell’accampamento di Zuccottipark, ordinato dal sindaco Bloomberg per questioni “igieniche”, migliaia di militanti del movimento Occupy Wall Street tornano a sfilare per le strade della Grande Mela. La cronaca con Viviana Devoto, collaboratrice dell’Unità e giornalista free-lance a New York. Ascolta

Le voci dal corteo di New York. Ascolta

Washington D.C. : In migliaia mobilitati anche nella capitale americana dove il movimento ottobre 2011 ha già allestito due presidi permanenti: quello di Freedom Plaza e di McPherson square. Da Washington Kevin Zeese, militante del movimento “Ottobre 2011″. Ascolta

 

indignados-espanaLo squallore del palazzo e noi, il 99%, lì fuori indignati a riprenderci il futuro

Forse pochi al mondo come gli italiani hanno la sensazione plastica dell’incomunicabilità tra il palazzo e il paese reale, quello del 99% (foss’anche 80% la sostanza non cambia) che non è più rappresentato dalle caste politiche, economiche e mediatiche che in questi trent’anni hanno costruito una narrazione nella quale l’aumentare smisurato dei loro privilegi era spacciato per democrazia e libertà.

 In nessun luogo come in Italia lo spettacolo indegno del crepuscolo del regime berlusconiano, il mercato delle vacche di parlamentari comprati e venduti, accompagnato da un’opposizione che si distingue per la forma ma non per la sostanza dell’adesione al modello, dovrebbe dimostrare che o nasce ora un mondo nuovo su basi completamente diverse da quelle che hanno governato il pianeta negli ultimi trent’anni, quelli della lunga notte neoliberale, o il disastro ambientale, economico, energetico, etico, sarà (se non lo è già) irreversibile.

Diciamolo subito: la preoccupazione di quanti temono un’uscita da destra per la delegittimazione totale delle classi dirigenti –non solo italiane- che è sotto gli occhi di tutti è reale e non sottovalutabile. In Italia lo abbiamo visto alla fine della cosiddetta “prima repubblica” col sorgere del leghismo e del berlusconismo spacciati come nuovo. Qualcuno teme perfino la tentazione fascistoide a rinunciare a quelle “aule sorde e grigie e farne un bivacco per i manipoli” dell’ennesimo uomo della provvidenza .

Allo stesso tempo, tale preoccupazione viene scandalosamente usata come foglia di fico da quelle stesse classi dirigenti responsabili del disastro e dai media al loro servizio. “O noi o il diluvio” presumeranno ancora più forte se oggi qualche vetrina dovesse stupidamente pagare il prezzo della rabbia semplice dei milioni che nel trentennio neoliberale hanno visto rese insicure, precarizzate, distrutte vite sia nel Sud che (adesso nessuno può più negarlo) nel Nord del mondo. E se non succederà nulla presumeranno lo stesso, perché, visto dal palazzo, il mondo reale non esiste, esistono solo le geometrie parlamentari dell’accordarsi con Casini ma non con Vendola o viceversa, salvo saltare sul carro del vincitore come successo con i referendum o con De Magistris o Zedda o Pisapia.

La verità è che il diluvio, il caos, sono loro, le classi dirigenti, non chi le contesta scendendo in piazza in 82 paesi nei cinque continenti denunciando chi il disastro ha voluto. Economisti in grado di sostenere menzogne come quella per la quale lo stato sociale toglierebbe ai poveri per dare ai ricchi; finanzieri rapaci, che torcono il braccio alla tecnologia per disporre di strumenti borsistici potenti come bombe atomiche, con i quali speculano distruggendo intere economie con un click; padroni delle ferriere, “spiriti animali”, colletti bianchi dalle mani sporche di sangue, assertori del profitto ad ogni costo, anche quando questo comporta lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, anche quando questo comporta la guerra, come per il complesso militare industriale o il crimine, come per il traffico di droga, di persone, di rifiuti. Li spalleggiano politici corrotti, o onesti ma conniventi, che non è lo stesso ma è uguale. Incapaci di guardare al mondo reale spacciano le loro prebende per rappresentanza e la loro complicità per libera convinzione politica; prostitute e gigolò convinti che vendersi sia la soluzione per saltare sull’ultimo strapuntino del benessere materiale; disinformatori di professione, sempre pronti alla mistificazione in quella che Noam Chomsky definì la “fabbrica del consenso”.

Tutti insieme, hanno spacciato come dogmi di fede teorie economiche pensate per danneggiare molti a beneficio di pochi, millantato, mentito spudoratamente, truccato i conti per imporre un modello criminale ed insostenibile per la salute del pianeta e per il benessere di chi ci abita. Oggi vorrebbero farci credere che il debito che ci strozza lo abbiamo creato noi, le nostre pensioni, le nostre scuole e università, i nostri ospedali, le misere tutele a chi ha di meno o è nato con meno, gli insegnanti di sostegno, l’accompagnamento per gli anziani.

Balle, vergognose balle, non è il nostro debito. Il debito lo hanno creato loro, moltiplicando per cinque o per dieci il costo di un’ecografia in ospedale, triplicando il costo di ogni singolo metro di strade o ferrovie per pagare le loro tangenti, le loro prostitute, le loro centomila auto blu.

Il debito lo hanno creato con l’economia di guerra, dove un’ora di bombe su Tripoli o Baghdad costa più di quanto costerebbe costruire un ospedale all’avanguardia.

Il debito lo hanno creato non impedendo alla finanza di speculare sulla nostra moneta e speculando a loro volta, permettendo corruttele ed evasione fiscale. Il debito lo hanno creato permettendo agli squali e ai pescecani di capitalizzare sulla  precarietà di massa, impedendo a milioni di giovani di librarsi in volo e partecipare al gioco della vita, lavorando, chiedendo un mutuo, facendosi una famiglia.

Per questo e per molto di più nel mondo ed in Italia da oggi e fino a quando questa classe dirigente non sarà stata spazzata via, gridiamo la nostra indignazione per il cambiamento globale. Siamo il 99%.

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