Bersani ripropone l'Ulivo e la "Grande alleanza democratica" per battere Berlusconi. Gli dicono di sì quasi tutti, dal Prc a Casini. Aspettando Fini e Montezemolo. Per Berlusconi è "un'ammucchiata". Per il Pd l'ultima chance
Tutti insieme, tutti uniti, ma scusa non l'avevamo già fatto? Viene da rivolgere questa domanda a Pierluigi Bersani mentre rilancia la proposta per battere Berlusconi che assomiglia interamente a una deja vu. In una lettera pubblicata da Repubblica - Veltroni ne aveva scritta una al Corriere: ma i leader italiani non hanno un partito dove discutere e condividere le loro idee? Devono fare politica con missive ai quotidiani? - il segretario del Pd propone tre passaggi. 1) Un governo di transizione per cambiare legge elettorale; 2) una Grande Alleanza democratica per battere Berlusconi e liberarsi dei suoi cascami in grado di aprire "una legislatura costituente"; 3) un Nuovo Ulivo che coaguli attorno al Pd una coalizione omogenea e coesa. Berlusconi bolla la proposta come "un'ammucchiata" e visti i guai del centrodestra Bersani ha gioco facile nel rispnderli che l'ammucchiata "è la sua". Però l'insinuazione non è infondata.
L'Alleanza di Bersani, infatti, è un'ipotesi che punta a tenere dentro il massimo di forze politiche attorno ai "princìpi costituzionali", al "rafforzamento delle istituzioni", con l'idea di una nuova legge elettorale che sia in grado di "sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo" ma anche di "promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere". Un'alleanza che potrebbe assumere la forma di "di un patto politico ed elettorale vero e proprio", o "forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco". Addirittura, "una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione", un riferimento che sembra calzare a pennello al nuovo partito finiano. Ma anche una proposta "che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale", come potrebbe essere Montezemolo. Insomma, tutti quelli che vogliono la fuoriuscita dal berlusconismo, inteso come fase politica e quindi con il progetto di "una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica".
Dentro l'alleanza c'è spazio per il "Nuovo Ulivo", un patto tra le forze del centrosinistra attorno a una "piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione". Dunque "un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia".
I consensi sono quasi unanimi. Casini si rallegra del fatto che Bersani si faccia carico della riorganizzazione del centrosinistra mentre la Federazione della sinistra la saluta positivamente come un'alleanza che "deve porsi l'obiettivo di uscire definitivamente da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale".. Si tratta dell'unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia". Bersani sembra realizzare un ampio consenso anche all'interno del suo partito dove riceve applausi dai veltroniani, dai popolari e dai dalemiani. Un'impresa non da poco.
E comunque resta il sapore di un film già visto, diverse volte. L'Ulivo ci ha provato nel 1996, la Grande Alleanza democratica nel 2006. Entrambi hanno fallito non per insipienza modellistica ma per scarsezza di contenuto sociale e anche democratico. Bersani ovviamente trova a modo suo il modo di tenere aperta la strada dell'alleanza con Casini, e forse anche con Fini e Montezemolo e, a proposito di legge elettorale, ribadisce chiaramente che la prospettiva è il bipolarismo. In questo senso i plausi da sinistra sembrano nutrirsi dell'illusione che si possa realizzare una legge elettorale proporzionale alquanto improbabile. Ma il punto resta sempre lo stesso: che prospettiva viene offerta ai lavoratori,ai giovani precari, ai milioni di delusi dagli ultimi venti anni di bipolarismo e che non ne possono più della "santa alleanza" per battere Berlusconi? Che progetto di cambiamento? Non siamo ancora una volta di fronte alla coazione a ripetere e a una distanza siderale dai desideri di trasformazione che pure agitano quella ribellione sociale sottile e spesso qualunquista? Come non notare l'assoluta mancanza del contenuto sociale in questo dibattito che si preoccupa alla morte dei processi di Berlusconi ma ignora l'offensiva di classe, dura determinata e efficace che sta portando avanti uno come Sergio Marchionne?
Il dato lo rileva Franco Turigliatto, portavoce di Sinistra Critica e che viene regolarmente ritirato in ballo quando si parla di alleanze a tutto campo. "Bersani, ripropone una Grande alleanza che dovrebbe andare da Rifondazione all'Udc - dice in una nota. Un film visto e rivisto per nulla all'altezza dei bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici". A noi sembra invece che servirebbe lavorare a un'alleanza di forze, politiche e sociali, che pensano l'esatto opposto di quanto propone Marchionne. Un'alleanza alternativa a Berlusconi, a Marchionne e alla Confindustria. La sinistra italiana può rinascere se affronta questa sfida".
tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it
26 agosto 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















