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Roma, 15 ottobre: il commento de Il Manifesto

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ScontriRomaUn'onda indignata attraversa Roma

Era nell'aria che non sarebbe stata una manifestazione solo pacifica, come era nell'aria che sarebbe stata una manifestazione oceanica. Entrambe le cose si sono verificate: "Europe Rise Up" per gli italiani è stato un appello che ha fatto subito proseliti: una data, quella di oggi, per ricondurre in piazza i tantissimi movimenti, le innumerevoli vertenze che in questi ultimi due anni hanno attraversato un'Italia fiaccata dalla crisi e da un governo debole e arrogante.

Mentre scriviamo sono ancora in atto violenti scontri sia a piazza San Giovanni che a piazza Vittorio, dove una parte del corteo per cui è stato impossibile arrivare a piazza San Giovanni - dove avrebbe dovuto finire la manifestazione - aveva ripiegato.

La cronaca racconta una manifestazione determinata, fortemente politica, ricca di contenuti e determinata. Dal popolo dei referendum, ai terremotati dell'Aquila, dai cassaintegrati, ai precari. Dagli operai della Fiat a quelli dell'Asinara, dalla scuola pubblica ai no Tav. Tutte le facce dell'Italia che resiste e dell'Italia che non è pacificata. Sono arrivati a Roma con pullman da tutte le città d'Italia, che stamattina risultavano strapieni, stupendo anche le organizzazioni, che non si aspettavano una partecipazione così entusiastica.

Ma non siamo a Genova 2001. Qui i gruppi organizzati che hanno deciso di alzare il livello dello scontro, che non pensano possa avere un senso  "semplicemente" andare in piazza, hanno letteralmente seminato il panico. Ma erano parecchi, non gruppi sparuti, e sicuramente non infiltrati. A Roma sono andate in scena dinamiche che ormai da anni vediamo rimbalzare in tv tra Grecia, Spagna (non gli ultimi indignados), Inghilterra.

Le azioni violente, molto spesso scellerate, sono iniziate dopo un'oretta che il corteo scivolava da piazza della Repubblica a via Cavour. Insomma, subito, perché perché tanta era la gente che il fiume di persone ha sfilato per almeno tre ore.

Hanno spaccato banche, un supermercato, incendiato macchine - mentre il corteo passava, con il rischio di fare male a qualcuno - e, l'azione più ripresa, a via Labicana hanno incendiato un ufficio del ministero della Difesa. Fiamme fino al primo piano, ci sono voluti i vigili del fuoco per spegnere quell'immensa colonna di fuoco. Il tetto dell'edifcio, tuttavia, è crollato.

Spesso lungo la manifestazione ci sono stati dei veri e propri scontri tra i manifestanti che pensavano fosse il caso di spaccare tutto, e chi invece era arrivato a Roma per manifestare pacificamente. Gli uni contro gli altri. Ma poi, a piazza San Giovanni, dove è scoppiata una vera e propria guerriglia urbana (diverse persone, anche tra le forze dell'ordine, sono state ferite, ma un manifestante è ricoverato al San Giovanni in condizioni critiche) anche chi non faceva parte dei "gruppi organizzati" si è contrapposto alla polizia. E a proposito del comportamento delle forze dell'ordine, che per buona parte della manifestazione ha avuto una presenza discreta, c'è da registrare un atteggiamento piuttosto provocatorio nei confronti di chi manifestava. Con veri e propri "caroselli" in piazza San Giovanni, che hanno permesso ai più volenti di impossessarsi, praticamente, del punto di arrivo della manifestazione.

Unanime la condanna dal mondo politico, sia da destra che da sinistra. Ma è pur vero che chi ha alzato il livello dello scontro oggi a Roma faceva parte a pieno titolo di quella grande manifestazione che voleva contestare con forza e determinazione la soluzione alla crisi proposta dalla ricetta indigesta della Bce. Sono ragazzi organizzati, spesso impegnati politicamente, cresciuti con gli scontri greci negli occhi, indisposti a qualsiasi livello di mediazione con la politica istituzionale. Un pensiero politico che crescerà insieme alla crisi mondiale.Ma a piazza San Giovanni i ragazzi hanno anche cercato di contrastare la polizia con le mani alzate.

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