Porta a Porta da migliorare con proposte concrete. Il caso Contarina

Proviamo a fare il punto sulle problematiche del porta a porta che a Livorno sta incontrando alcune problematiche. Ma indietro non si torna e servono quindi proposte concrete per miglioralo guardando anche a chi lo fa da anni con ottimi risultati

La polemica sul Porta a Porta continua a riempire l’agenda politica e le pagine dei giornali locali in modo sterile come avviene per ogni argomento ormai in mano ai tifosi di partito e alle fazioni da social network.

Partiamo da un assunto. Il Porta a Porta è ad oggi l’unico sistema riconosciuto che permette in partenza di raggiungere la fatidica quota di legge del 65% di rifiuti differenziati e non essere sottoposti a sanzioni. Questo tipo di sistema di raccolta non è certo nato nella nostra città ma è arrivato a Livorno dopo anni e anni di applicazione in altre città. Ciò vuol dire che i problemi che stiamo avendo possono essere risolti così come li hanno risolti altrove. Ogni città, ovviamente, ha proprie caratteristiche a livello urbanistico ma proprio perché arriviamo dopo, basta guardare cosa fanno gli altri per valutarne costi e benefici. Nelle slides che abbiamo estrapolato da una presentazione, ecco cosa fa il Consorzio Contarina, consorzio pubblico che opera in Veneto e considerato fra i migliori d’Europa.

Quindi cosa non funziona a Livorno? Cosa si può fare? È vero che l’amministrazione ha scelto di non fare il porta a porta in centro?

Andiamo per gradi. Partiamo dall’ultima domanda. Voci insistenti dicono che l’amministrazione/Aamps stia rinunciando al porta a porta in centro città. La motivazione pare essere che, essendo il centro più complicato della periferia, Aamps non voglia mettere troppa carne al fuoco. È una motivazione verosimile ma un po’ debole. C’è da dire che anche nel piano industriale privatizzato di Reti Ambiente spa (al momento, per fortuna, in standby) il centro cittadino di Livorno era escluso dal porta a porta. Capiamo quindi le difficoltà di Aamps su logistica, decoro, negozi, turisti e strade strette ma anche altrove esistono questi problemi, e l’Aamps dei 5 stelle aveva detto di voler superare quel sistema limitato e moderato previsto da Reti Ambiente.

Per semplificare, in molti si chiedono: come si fa in via Grande a lasciare i bustoni o i bidoncini sotto i portici accanto ai negozi, in via del Seminario o in via Mentana sui minimarciapiedi o in vicoli dove i marciapiedi non ci sono nemmeno e lo spazio nei condomini non c’è? La risposta che ha dato Contarina sono gli “Eco stop” e gli “Eco bus” (vedi slides allegate).

E perché non i famosissimi e mitologici cassonetti a tessera? Perché costano tantissimo e dove vengono usati riscontrano grossi problemi sia sulla qualità del conferimento (la differenziata viene fatta male) sia sul fatto che, come i vecchi cassonetti, diventano riferimento per l’abbandono di rifiuti vari. Il mito diventato virale su Facebook di Tirrenia e Marina di Pisa è facilmente spiegabile. Essendo posti turistici dove la popolazione decuplica in estate e con i turisti mordi e fuggi che non possono certo aspettare il giorno di conferimento se devono ripartire, la scelta di Geofor é caduta su quei tipi di cassonetti. A Pisa poi i cassonetti interrati o di superficie sono anche nel centro storico (anche li per ovvi problemi turistici e di conformazione urbanistica), nel resto della città invece c’è il porta a porta e sono arrivati vicino al 60% di differenziata.

Cosa fare quindi per migliorare il PaP a Livorno? Innanzitutto partire dal presupposto che il porta a porta per iniziare e creare una cultura del differenziamento è l’unico sistema riconosciuto che funziona. Forse dopo un decennio di PaP si può iniziare a pensare a forme più libere e meno dispendiose, ma non è detto.

Come seconda cosa invece c’è da segnalare e proporre: segnalare disservizi (che al momento è innegabile ci siano) e proporre soluzioni.

In passato ed in tempi non sospetti scrivemmo che per limitare l’impatto si potevano trovare due tipi di soluzioni.

La prima è quella di poter fare conferimenti straordinari alle isole ecologiche diffuse in città (per ora si possono fare solo nelle isole di Livorno sud – via Cattaneo e del Picchianti – via degli Arrotini, vedi regolamento https://www.aamps.livorno.it/imprese/centri-di-raccolta/). In questo modo in caso di eventi eccezionali per una famiglia (feste, cene ecc…), impossibilità di esposizione per un pendolare o uno che viaggia molto o in caso di persone impossibilitate a mettere fuori il bidoncino per ferie o malattia, l’isola ecologica diventerebbe il riferimento eccezionale alternativo. Basterebbe aumentare le isole e dare delle tesserine con conferimenti limitati.

Come seconda proposta potrebbe starci, invece, il ritiro mattutino invece che pomeridiano in modo tale che i sacchi o i bidoncini non stiano una giornata intera sui marciapiedi creando anche ostacolo a pedoni e disabili.

Poi naturalmente ci sono sistemi molto più sofisticati di quello livornese. Basta andare a Milano per vedere che i cittadini ricevono i sacchetti con un chip in modo tale che possono essere premiati con sconti sulla Tari in caso di minori conferimenti. Un modo perché il cittadino possa essere stimolato a fare meno sacchi indifferenziati possibile e che acquisisca coscienza che il problema principale sono sprechi e imballaggi (che rimangono ad oggi il problema principale dei rifiuti prodotti in quantità ingiustificabile). Purtroppo una legge nazionale che disciplina e penalizza gli imballaggi inutili o fatti con multimateriale non esiste cosicché il brick di Estathe’ ad esempio, fatto di plastica, cartone e alluminio, continua tranquillamente a essere un imballaggio inutile e dannoso di massa.

Insomma, le problematiche sono tante ma anche le possibili soluzioni. E di sicuro questi problemi non si risolvono postando foto strumemtalizzanti in un senso o in un altro ma si risolvono con i comportamenti, le soluzioni e i numeri.

Per finire un focus su lavoratori e inceneritore. Per i lavoratori il PaP è un lavoro molto impegnativo e logorante quindi l’azienda deve valutare se questi attuali bastino. Abbiamo visto che Aamps assumerà altri operatori e ciò è positivo perché il PaP crea posti di lavoro perché è un sistema a intensità di lavoro (labour intensive) a differenza di un sistema basato su megainceneritori i cui investimenti sono concentrati sull’impianto con pochi posti di lavoro e che viene chiamato a intensità di capitale (capital intensive). Quindi il sistema labour intensive ipoteticamente lascia più ricchezza sul territorio.

Infine l’inceneritore. Molti stanno storgendo la bocca perché nonostante il PaP l’inceneritore brucia al suo massimo con conferimenti da altre province. Non ci soffermiamo sull’analisi economica e finanziaria di Aamps perché lo scrivemmo 2 anni fa che il concordato avrebbe ingessato l’azienda in certe scelte così come è complessa l’analisi sui costi e i “benefici” dell’inceneritore a livello economico. Di sicuro l’inceneritore non fa bene alla salute e se la città fa uno sforzo nel senso di differenziazione e riciclo non potrà certo vedere sempre raddoppiata la spazzatura bruciata che viene da fuori. Quindi serve una exit strategy. Il sindaco dice che Aamps sta accantonando risorse per lo smantellamento futuro e ciò può solo far piacere. A nostro avviso però il rischio viene da ATO perché se non diamo un ultimatum sui rifiuti che vengono da fuori e non obblighiamo (indirettamente) anche le altre province a diminuire la produzione di rifiuti con il PaP, l’inceneritore di Livorno sarà sempre l’ancora di salvezza di tutto l’ATO costa. E ciò è un controsenso.

Noi ci auguriamo che un tema come questo non sia oggetto di campagne elettorali sterili ma di analisi e proposte serie.

Per consultare tutte le slides

http://www.asmrieti.it/images/pdf/rieti-green-fest/Presentazione-Treviso.pdf

redazione, 26 luglio 2018

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