Portuali livornesi vicini ai titoli di coda?

La notizia della criticità di bilancio della Cilp è stata, con la dovuta discrezione, pubblicata dal Tirreno della settimana scorsa. Già, perchè di discrezione, comprensibile per carità, nello scorso autunno sulla questione Cilp ce n’è stata tanta. Da nostre fonti risultano infatti, in quel periodo, ritardi e difficoltà nel pagare gli stipendi ai soci, faticose richieste di prestiti per trovare la cifra giusta, discussioni interne piuttosto animate. E così queste difficoltà, che hanno ragioni lontane e complesse, sono emerse sulla stampa locale. Proprio in contemporanea con il piano di solidarietà, leggi autoriduzione secca dello stipendio, votato tra grosse difficoltà con due soli voti di maggioranza e non pochi mal di pancia tra i votanti.

Il problema però non sta tanto nel piano di solidarietà, comunque doloroso, ma nel futuro. Non solo perchè diviene sempre più difficile chiedere prestiti ad altri soggetti -alcuni (vedi Alp) si sono messi a rischio difficoltà nel pagare i propri stipendi proprio per aiutare la Cilp- ma proprio per la creazione di nuove società. Non è infatti un mistero che, nei piani della compagnia, ci sia una Srl dove far confluire, come in una bad bank, tutti i principali debiti della Cilp assieme ai beni di garanzia (sostanzialmente il palazzo del Portuale e il Faldo). Se l’operazione non andasse a buon fine, proprio per la complessità giuridica e finanziaria che la contraddistingue, si capisce che, in una situazione non facile come questa, si aprirebbe una crisi di grosse proporzioni proprio per la Cilp. Crisi che, comunque investirebbe la città. E qui per capirsi, in questo contesto, se la crisi precipitasse la stessa Autorità Portuale, secondo altre fonti da noi interpellate, potrebbe mettere a rischio le concessioni. Si comprende quindi che, in caso di precipitazione della crisi della Cilp, non verrebbero investite solo le 200 famiglie circa dei soci più l’indotto, cosa comunque di rilievo, ma l’intero assetto del lavoro nello scalo della nostra città e un pezzo rilevante del suo futuro.

Certo, in questo contesto potrebbe esserci anche un piano B della Lega delle cooperative, magari spaventata dagli effetti economici, finanziari e immobiliari della crisi della Cilp. Ma, oltre al fatto che è meglio non illudersi, è ancora troppo presto per fare previsioni in una situazione così complicata. Certo, in una città dove la politica si perde abitualmente in argomenti surreali, l’eventuale precipitarsi della crisi della Cilp potrebbe anche aiutare molti a ritrovare il senso delle proporzioni e delle priorità. Ma anche se fosse così, è bene saperlo, non sarà facile rimettere le cose a posto.

redazione, 12 febbraio 2018

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