PRC Porto sull’operazione della Paduletta

L’operazione di vendita dell’80% di una New Company costituita ad hoc dal Comune di Livorno, attraverso la sua controllata SPIL, il cui patrimonio e costituito dalle aree e capannoni in ambito portuale denominate “Paduletta”, presenta elementi di opacità ed incongruenza sotto molti profili.

Proprio Venerdì 8 Settembre scorso, ad una iniziativa sulla portualità (moderata dall’ex consigliere CPL e responsabile portualità PRC Livorno Vladimiro Mannocci, ndr) , organizzata nell’ambito della Sinistra livornese alla quale ha partecipato fra gli altri il Sindaco di Livorno, è emerso come sia cambiato il rapporto fra porto e territorio interessato a queste attività. Il nuovo ordinamento si muove nel tentativo di governare i nuovi sistemi portuali in una logica di distretto logistico. Il porto deve restare un punto di transito della merce, mentre nelle aree retroportuali dovrebbero svolgersi quelle attività logistiche ad alto valore aggiunto. Da qui una visione più ampia della programmazione territoriale che non può più essere caratterizzata dal municipalismo.

Ci sembra di poter dire che l’Amministrazione comunale di Livorno si stia muovendo in continuità con le precedenti a guida PD, che agivano in una visione Livorno centrica, causa di blocchi e gravi ritardi che sono stati anch’essi fattori del declino che stiamo vivendo. Abbiamo tutti apprezzato l’entrata dell’Autorità Portuale nella compagine sociale dell’Interporto Amerigo Vespucci che va nella direzione di creare un distretto portuale-logistico. Nelle realtà portuali più avanzate al mondo si realizzano ormai da decenni, district park, piastre logistiche ecc, sicuramente non in prossimità delle banchine.

Con questa operazione voluta dal Sindaco Nogarin, si toglierebbe al porto quella funzione di transito che è insita nella sua natura. Una funzione che va salvaguardata pena l’indebolimento operativo del porto. Va da se che questo bando “chiuso” contrasta con il Piano Regolatore Portuale, costituendo un enclave, che riporta alla memoria il “porto dei pollai” che speravamo di aver superato sia sul piano concettuale che sul piano operativo.

L’altro elemento di opacità è rappresentato dal fatto che il Comune, attraverso Spil che ha costituito questa Newco, il cui patrimonio deve essere ceduto, su un punteggio massimo di 100 punti, per un valore del cespite stimato in € 13760000.00, stabilisce un valore di 80 punti ad una generica offerta tecnica e 20 punti all’offerta economica. In teoria se dovesse presentarsi un soggetto imprenditoriale con più soldi, supponiamo 15, 20, milioni di €, dichiarando di fare attività diverse dall’offerta tecnica, ma rientranti negli indirizzi del PRP, sarebbe escluso automaticamente dalla gara, anche in presenza di un progetto con un maggiore livello occupazionale di quello corrispondente con l’offerta tecnica

Non si comprende perché SPIL non ha deciso di vendere il parcheggio ODEON, causa del dissesto finanziario della società e altri immobili di sua proprietà che rendono pochissimo alla società, mentre il canone di affitto di PADULETTA è l’unica entrata di rilevante entità di cui attualmente la SPIL può godere. Così come è difficilmente comprensibile l’idea di costituire una newco, dedita solo alla logistica portuale se già SPIL ha, nel proprio oggetto sociale, questo tipo di attività. Operazione, questa, che ricorda molto la costituzione di bad e good company in ambito bancario

In questo modo si vorrebbe by passare anche il diritto di prelazione che l’attuale affittuario dovrebbe esercitare secondo le norme vigenti. Per come questa vicenda è rappresentata nella documentazione presente in alcuni siti “istituzionali”, non sembra per certo <<un’operazione fatta nell’interesse della città e dei Livornesi>>, bensì un “abito su misura” per qualche imprenditore “evergreen”. Se parliamo di “interesse generare” e di necessità di alleviare le sofferenze di SPIL, sarebbe stato istituzionalmente corretto da parte dell’Amministrazione Comunale, chiedere all’ AdSP, di acquisire il patrimonio in questione, facendo rinunciare a CILP di esercitare il diritto di prelazione a fronte di una garanzia dell’AdSP che vi fosse per questa una concessione della durata dell’affitto. Il Comune /Spil avrebbero ottenuto una maggiore remunerazione, dato lo scarto fra i costi di mercato reali di aree e capannoni portuali ed il valore, certamente sottostimato presente nel bando. Il porto e la Città non hanno bisogno di allargare contenziosi che bloccano tutto, tanto meno della che questa amministrazione e questo Sindaco continuino ad agire mossi da una “sindrome di accerchiamento”

Le affermazioni apodittiche del Sindaco Nogarin in difesa di questa operazione sono molto deboli anche a livello sociale ed occupazionale, là dove afferma che << speriamo di creare nuovi posti di lavoro in porto>>. Su quelle aree, capannoni e sulle banchine che le servono, vengono attualmente svolte operazioni portuali “labour intensive” che impegnano svariate centinaia di lavoratori dipendenti del terminalista attuale affittuario e dell’impresa art. 16 che svolge servizi. A questi va aggiunto tutto il lavoro indotto ed indiretto che queste attività producono. Non ci vuole molto per capire che se questa operazione fosse realizzata, il Delta occupazionale del porto sarebbe negativo e anzi si aprirebbero non pochi problemi sociali e di instabilità lavorativa già così precaria nella città. A questo proposito ci domandiamo cosa ne pensano di questa operazione le Organizzazioni Sindacali livornesi, confederali e di categoria: Tutto va bene Madama la Marchesa!? Se si dovesse continuare per questa strada intrapresa dal Comune e non dovessero essere apportate modifiche al bando per renderlo veramente “aperto”, proponiamo che l’Autorità Portuale ripristini fattori di coerenza sociale e funzionale del porto, anche attraverso la formalizzazione di volontà di acquisto delle aree in questione per una loro demanializzazione”.

Partito della Rifondazione Comunista – Circolo Porto “Eugenio Bellandi”

29 settembre 2017

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