Primo Maggio: interventi sulla festa dei lavoratori

Una raccolta di interventi sul senso del 1 maggio e sulle possibili proposte per riprendersi diritti, reddito e lavoro

1° Maggio. Per una festa del lavoro e del reddito

“Un giorno ci chiederanno come abbiamo potuto vivere senza reddito di base” (Philippe Van Parijs)

robot-lavoratoriC’era una volta un Paese dove il lavoro era davvero il principio fondativo e costitutivo. La piena occupazione era vicina e spesso con un salario si riusciva a far campare decentemente anche un’intera famiglia. Si lavorava presto, anche prima di essere maggiorenni, e la maggior parte di coloro che studiavano trovavano un lavoro corrispondente agli studi. Spesso il primo lavoro era quello definitivo e garantiva pensione e stato sociale costruito sulla figura del lavoratore contribuente. C’era e non c’è più quel Paese. Un cambiamento strutturale che non riguarda solo l’Italia e che mostra elementi irreversibili.
Un problema serio per chi ancora non riesce a immaginare società e modelli alternativi a quelli concepiti sull’ideologia del lavoro, una catastrofe se si tiene legata la società della non più piena occupazione al modello della piena occupazione e le persone, per le quali il lavoro retribuito è diventato una seconda natura e un valore assoluto, non conoscono alcuna alternativa per garantirsi l’esistenza e le sicurezze sociali.

Del resto proprio chi dovrebbe trovare soluzioni e alternative alla perdita di lavoro e alla disoccupazione di massa sembra fare di tutto per dimostrare inadeguatezze, smarrimenti e ipocrisie. Fra scioperi della fame e promesse di microlavori o di elemosine, la politica e le Istituzioni fanno a gara a chi invoca di più la parola magica del Lavoro, come un mantra o un rito scaramantico, con slogan e definizioni che hanno sempre portato consensi e voti. E così ecco il lavoro di cittadinanza proposto da Renzi e il lavoro da sostenere a prescindere, anche quando è gratuito o solo promesso. Gratuito, precario, sottopagato, degradato e spezzettato: i cambiamenti epocali dovuti alle economie post fordiste hanno reso sempre più marginale il lavoro rispetto al capitale.

Il lavoro non sparirà, ma anche quando ci sarà non basterà più come una volta.
L’applicazione della ricerca scientifica su robotica e intelligenza artificiale nei processi produttivi e in settori che mai prima d’ora l’avevano vista (pensiamo alla robotica nella logistica, in sanità, prossimamente nel trasporto umano) che elimina più lavoro di quanto ne crea, unita alle strategie del capitale rivolte alla minimizzazione dei costi con le delocalizzazioni e allo smantellamento dello stato sociale, rendono sempre più centrale la domanda di come assicurare a tutti un reddito decente. Serve un reddito di base o di cittadinanza che dir si voglia. Certo questa soluzione non può e non deve essere caricata di tutto l’onere del contrasto alla povertà e alla vulnerabilità che il mercato e la finanza hanno creato. Sono quindi urgenti anche una ridefinizione del mercato e delle imprese che vi operano e nuovi equilibri fra distribuzione delle risorse e politiche dell’occupazione, prefigurando e sviluppando nuovi modelli economici. In parole povere, occorre che la (buona) politica si faccia spazio a spese del Dio Mercato.
Il reddito di base non deve essere visto in conflitto col lavoro, è complementare al salario lavorativo e ne compensa l’assenza o l’inadeguatezza. Serve un reddito concepito come proposta strutturale e organica e non frutto di elaborazioni e progetti sperimentali come il recente reddito di inclusione sociale del Governo Gentiloni o come i tanti portati avanti anche da regioni e enti locali destinati al fallimento o a meri spot elettorali, tutti improntati all’orientamento lavoristico e caratterizzati dalla frammentazione categoriale e territoriale.

Il reddito di base, ribattezzato da alcuni esperti anche reddito di esistenza, è necessario per rimettere al centro la dignità e il diritto di sopravvivenza delle persone e per ridefinire anche i concetti stessi di democrazia e di cittadinanza, costruiti nel Novecento attorno all’ideologia del lavoro.
Convinti che presto questa soluzione diventerà ineludibile e nella speranza che possa diventare socialmente desiderabile, portiamo il nostro contributo affinchè anche la Festa del Lavoro e dei Lavoratori metta al centro la dignità delle persone che passa necessariamente da nuovi modelli di sviluppo e di convivenza e da un reddito extra lavoro.

Stefano Romboli – Direttivo Buongiorno Livorno

30 APRILE 2017

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Primo Maggio: Uniti si vince

PRECARIATOUna vittoria dei lavoratori alla vigilia del Primo Maggio

Il Governo, la stampa, la televisione, i partiti, i banchieri, la Confindustria e i sindacati gialli (CGIL-CISL-UIL per capirci) sono furenti per il risultato del referendum in Alitalia.

I lavoratori Alitalia hanno rifiutato di abbandonare duemila di loro, hanno rifiutato il contratto capestro già firmato, correndo il rischio di finire tutti sul lastrico.

Il governo Gentiloni e i padroni di Alitalia avevano minacciato che con la vittoria del NO tutti gli aerei sarebbero rimasti a terra. Ora, dopo lo schiaffo dei lavoratori, l’azienda assicura che c’è ancora ossigeno, mentre il governo trova i soldi, prestito-ponte lo chiama, per non portare i libri in tribunale.
Certo, i padroni hanno sempre il coltello dalla parte del manico, certo, i politici e l’azienda cercheranno di vendicarsi sui militanti dei sindacati di base maggiormente impegnati nella lotta, ma oggi il risultato di Alitalia parla a tutta la classe operaia, ai precari, ai disoccupati, ed ha un particolare significato a Livorno, dove la disoccupazione, la miseria hanno colpito duro, nonostante la disponibilità a fare sacrifici.

Il risultato di Alitalia ci dice che la crisi è un bluff, con cui le classi dominanti cercaqno di imporre nuovi sacrifici, miseria e disoccupazione, e non sono mai sazi, ma cercano di arricchirsi sempre di più. Di fronte al bluff di Governo, banche e Confindustria non bisogna salvare il salvabile, ma difendere il lavoro di tutti, difendere il salario di tutti.

L’unità degli sfruttati, l’unità dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati è l’arma che abbiamo a disposizione per difendere la nostra vita, le nostre libertà, le nostre conquiste. Classe contro classe!
Se la disoccupazione in Italia è più alta che negli altri paesi europei, è perché in Italia si lavorano più di 1700 ore all’anno, contro le 1400 della Francia e le 1300 della Germania!

Questo Primo Maggio, oltre a ricordare i Martiri di Chicago, assassinati dagli Stati Uniti perché si battevano per le otto ore di lavoro, abbiamo da festeggiare una lotta vittoriosa, che addita la strada alle conquiste dell’avvenire, la strada dell’azione diretta, la strada dell’autorganizzazione!

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

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Sembra impossibile credere che la crisi della città e della provincia di Livorno non trovi un fondo. Ad ogni primo maggio siamo condannati a ripetere che la situazione è peggiore dell’anno precedente. Lo sprezzante atteggiamento padronale ottocentesco della vertenza Grandi Molini Italiani è l’ennesima novità della quale non sentivamo assolutamente il bisogno. Cosa dovremmo festeggiare questo primo maggio? La rilevanza costituzionale del lavoro sembra parola vuota, la dignità umana e sociale che dal lavoro deriva e che è riconosciuta dal primo articolo della nostra Costituzione, è ormai lettera morta di fronte alla realtà che le politiche del PD e delle altre destre hanno creato.

Questo primo maggio non dobbiamo interrogarci sul lavoro che non c’è, ma dobbiamo trovare il coraggio di ammettere che dalla nostra crisi economica, diventata crisi sociale, usciremo solo con politiche nuove e radicali. Riequilibrando la disparità di reddito da lavoro e capitale, andando a prendere i soldi laddove si trovano, dal profitto, senza paura che questo possa scoraggiare gli imprenditori, una storiella che ha arricchito pochi e distrutto la vita di molti. Riequilibrare il potere contrattuale dei lavoratori rispetto alla parte datoriale con un reddito universale, affinché il lavoro non diventi schiavitù. Infine, invertire la privatizzazione dei servizi pubblici.

Primo maggio significa che non ci sono privilegi, ma solo diritti non ancora riconosciuti. Buon primo maggio a tutt*!

Francesco Renda
Segretario Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista –
Sinistra Europea

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Pare un insulto oggi pensare che il 1 maggio sia una festa da celebrare

Si può riaffermare un principio, ma la rabbia supera di gran lunga la voglia di festeggiare.

Il corpo dei lavoratori è violentemente sotto attacco.

L’unico numero implacabile che va ricordato è 33.017 e corrisponde al numero di disoccupati nell’area di Livorno. Il triste primato si è aggiornato ieri con l’ennesimo licenziamento: la crisi aziendale della Grandi Molini Italiani ha lasciato sul tappeto dopo una estenuante trattativa 17 lavoratori.

17 lavoratori significano 17 famiglie.

Nessun ottimismo su un futuro che appare nero e in caduta libera.

Il neoliberismo gioca la sua partita quotidiana dando fondo alle sue implacabili regole.

E se parliamo di regole, non possiamo dimenticare l’asservimento della politica dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni nei confronti di chi detiene il potere e detta l’agenda stringendo sempre di più il cappio al collo del mondo del lavoro.

Produrre di più e pagare meno. Questa è l’unica regola.

I diritti dei lavoratori diventano carta straccia, orpello rinunciabile in nome del vertiginoso mondo della legge di mercato che non perdona nessuna debolezza e schiaccia col suo pugno chi non regge il passo al mito del profitto.

Se l’economia mondiale poggia sull’immaterialità della finanza, non significa che dietro quelle cifre, non ci siano uomini in carne e ossa.
Prima lo capiremo e meglio sarà. I grandi capitali finanziari da dove derivano? Qual è il punto di partenza? Se basta un click per spostare denaro da una parte all’altra del pianeta, a questa velocità corrisponde la facoltà di decidere chi, quando e perché deve essere piegato e sacrificato in nome della produzione di ricchezza.

Un tempo la frase Terzo Mondo, indicava un continente di povertà lontano dall’Occidente. Oggi il Terzo Mondo investe il mondo nella sua globalità, proprio perché la povertà è essa stessa diventata fenomeno legato alla globalizzazione che converte al suo interno un vocabolario che non fa sconti dal quale sono state cancellate le parole diritti, uguaglianza, sicurezza, salute.

L’atteggiamento complice della politica, grava sul mondo, con enormi responsabilità soprattutto in virtù del fatto che sono le istituzioni a rinunciare alla loro sovranità e a inginocchiarsi di fronte alle leggi di un potere sempre più circoscritto fra le mani di pochi, mostrando non i denti in difesa dei cittadini che rappresentano, ma accondiscendenza e servilismo in cambio di un posto da lacchè nell’olimpo del potere.

Il nostro Paese è lo specchio evidente di questa deriva. Le scelte calate come una mannaia su cittadini e lavoratori, portano il nome di Jobs act, Fiscal Compact, TTIP, e molto altro. Per la maggior dobbiamo riferirci a ‘creazioni autoctone’ delle quali non possiamo altro che ringraziare il PD e chi lo rappresenta, d’altra parte hanno dimostrato di essere perfetti traduttori del neoliberismo convertito in salsa italiana.

Sigle, inglesismi, acronimi, incomprensibili nei contenuti ai semplici che continuano a non accorgersi che questa deriva non è colpa di un destino ineluttabile, cinico e baro, ma ha responsabili che hanno nomi e cognomi.

Solo la partecipazione alla lotta civile e democratica può cercare di scalfire questo stato di cose e una politica di Sinistra può agire come guida e dare contenuti ad una battaglia che dovremo vincere non solo per noi, ma per garantire un futuro alle generazioni che verranno.

Sinistra Italiana è una parte della Sinistra in questo Paese e si muoverà nel solco della difesa dei diritti dei cittadini e dei lavoratori. Senza abbassare la guardia, senza risparmiare attacchi e critiche feroci, produrrà proposte e azioni reali, legate a bisogni reali.

Il nostro primo maggio [2] sarà un giorno di lotta, esattamente come gli altri 364 giorni.

Fino a quando ci sarà un solo lavoratore in difficoltà, noi saremo al suo fianco.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

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