Su richiesta dell'autorità giudiziaria, Google
fa sapere alla Procura di Milano che i dati degli utenti non sempre vanno
rivelati. C'è chi invoca un intervento dell'Unione Europea
Roma - Google si
riserva il diritto di decidere se e quali dati degli utenti fornire alle
autorità giudiziarie nel caso in cui fosse richiesto. È quanto ha fatto sapere
Nicole Wong, general counsel di BigG.
La Procura di Milano avrebbe
ricevuto una lettera da parte di Wong in cui la dirigente avrebbe dichiarato che
anche "in presenza di specifiche circostanze di emergenza che implicano un
imminente pericolo di morte o di gravi lesioni fisiche", Google si assume la
responsabilità di subordinare alla "propria discrezione" la comunicazione dei
dati in questione.
E non è tutto. I dati, avrebbe aggiunto Wong, sono in
ogni caso conservati da BigG solo per 30 giorni.
Sulle dichiarazioni
contenute nella lettera si è alzato un polverone e sarebbero proprio tali
dichiarazioni a imporre un intervento legislativo europeo. O almeno è quanto
affermato da Tiziano Motti, europarlamentare del Ppe. "Lo scontro in atto fra
Google e le autorità giudiziarie italiane - ha dichiarato Motti - è la prova
concreta della necessità di un intervento legislativo chiaro, rapido e
determinante non solo dell'Italia ma anche e soprattutto dell'Unione Europea per
la tutela dei diritti del cittadino."
L'obiettivo da raggiungere secondo
Motti sarebbe quello di difendere il cittadino dai reati di diffamazione
commessi con la mediazione della Rete.
Altra dichiarazione rimproverata a
Nicole Wong è quella che riguarda la conservazione dei dati degli account da
parte di BigG. Come già detto, Google, nonostante quanto deciso a livello
europeo, avrebbe fatto sapere di mantenerli solo 30 giorni, cosa che sarebbe
contraria alla normativa italiana che, spiega Motti in una nota, ne prevede la
conservazione per 12 mesi.
A complicare la faccenda contribuisce il fatto
che tali dichiarazioni sopraggiungano alla vigilia dell'udienza che vede quattro
dirigenti di BigG imputati di diffamazione e violazione della privacy. L'accusa
si riferisce alla pubblicazione su Google Video nel 2006 di una clip in cui
veniva mostrato un bambino disabile vessato da coetanei. L'associazione Vividown
si era subito fatta avanti per l'avvio di un procedimento legale contro
Google.
In ogni caso, in merito al polverone alzato dalle dichiarazioni
di Nicole Wong, BigG ha appena fatto sapere di aver sempre cooperato con le
autorità nazionali e che dunque non sussisterebbe alcun braccio di ferro tra i
due soggetti. Inoltre, nella replica diffusa oggi, BigG sottolinea di aver
"sempre collaborato per l'individuazione di gesti criminosi e, nello stesso
tempo, per la tutela della privacy dei cittadini onesti".
la
fonte
http://punto-informatico.it/
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