«A noi non interessa
cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto fair play
di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di
soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente,
davanti agli elettori». Così un mese fa si apriva l'appello di «un
gruppo d blogger democratici» a proposito di «una manifestazione
nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi». Insomma, il No
Berlusconi Day. Per fare una foto un poco meno mossa di questo fantasma
che si chiama «popolo della Rete», ripartiamo da qui. Intanto ci aiuta
Emanuele, uno degli organizzatori, raggiunto al telefono, che mette
subito le mani avanti: «Di Facebook ci si può fidare il giusto. - dice
– Ora è importante il coinvolgimento di associazione strutturate: si
tratta di uscire dalla Rete e andare nel reale». Emanuele lavora come
consulente informatico ed è entrato in contatto con il nobday dopo il
fallimento del Lodo Alfano. Si definisce un «dilettante allo
sbaraglio». Conclude: «Forse non avremmo voluto arrivare a tutto
questo, sarebbe stato meglio che prima di noi la politica avesse difeso
la democrazia italiana».
Detto questo, cominciamo il giro su Facebook. Martedì di buon mattino:
«Ricordate il popolo dei fax che fecero togliere l'immunità
parlamentare?». Così Filippo inizia il suo intervento nell'assemblea in
tempo reale. Matteo si occupa invece dell'organizzazione logistica:
«Quelli del noleggio dei bus sono peggio dei dentisti – avverte – Mi
raccomando la fattura!». Stefano digita sornione il suo aforisma: «La
politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici».
Non è il solo: «Il coraggio del rivoluzionario – compita Marco – non
sta nell'andare a morire sui fucili del nemico, ma nel resistere quando
la maggioranza gli ride dietro». A Marco e Tommaso, a Vittoria, a
Filippo, Ilaria e Rossana e altri 11 piace quest'elemento.
Entrata da qualche giorno nel circuito della grande informazione e nel
cuore del dibattito politico, forte di una sessantina di comitati in
altrettante città italiane e straniere, la manifestazione indetta per
il prossimo 5 dicembre si costruisce anche su Facebook senza segreti
per nessuno. Il contatore segnava 281.465 fans,
- secondo il lessico di Facebook - alle 15.56 di ieri. «Ragazzi! - si
preoccupa Angelo – La crescita degli iscritti è calata molto». Scorri
la pagina e l'ottimismo sembra tutt'altro che in calo: «Arriviamo a
300.000 entro 2 giorni». Altri esibiscono un pessimismo aritmetico:
«Gli iscritti a Facebook sono 12 milioni in Italia. Non siamo nemmeno
il 2,5%.».
Comunque tanti. Comunque «ragazzi». «Bravi ragazzi, fatevi sentire,
siete la nostra speranza», scrive la signora Annamaria. «Grazie signora
– le risponde immediamente qualcuno – ma ci servono anche le persone
come lei in piazza». Antonio Di Pietro in persona compare in un post
pubblicato ieri mattina: «Ciao ragazzi, stanno facendo di tutto per
destabilizzare la manifestazione (...) Io ho sempre ribadito di
aderire». 429 risposte salutano l'apparizione di Tonino in Rete – con
internet, i pc, e volendo con i fax, l'pm ha dimestichezza fin dai
tempi di Mani Pulite come si ricorda – maledicendo in coro giornali e
tv che «destabilizzano», e dicono che il nobday è organizzato dall'Idv.
E allora? Allora «tempestiamoli di mail». Tempestiamo La7, il Corriere della Sera,
il tg1. Anzi no, contattiamo i quotidiani internazionali, chè tanto i
nostri «non ascolteranno mai la nostra voce». Di più: «Tv e giornali
sono il relitto di un'epoca che sta per finire».
Vero è che la pagina Facebook del nobday si increspa in occasione dei
lanci dei principali siti internet, a cominciare da quello di Repubblica che è il più citato in assoluto:«Avete
letto che l'8 per mille destinato allo stato finisce a parrocchie e
monasteri?» Patrizia: «Ma che schifo!» Brando: «Mi viene il vomito». E
poi: la mafia, le centrali nucleari, il destino dei terremotati
dell'Aquila, la privatizzazione dell'acqua. Quelli che un tempo si
sarebbero detti i contenuti della manifestazione si snocciolano
a colpi di link, diffusi da un post all'altro in questo albero
dell'indignazione e del non-se-ne-può-più. C'è solo una certezza,
granitica: il colore della manifestazione sarà il viola. «Esporrò sul
terrazzo un bel vessillo rosso», azzarda Massimiliano. «Viola, viola!»
bacchetta Monica. «Lenzuola viola alla finestra e al balcone». Silvio
azzarda: «Sarebbe da andarci in giacca e cravatta, ma con rigorosa
camicia viola». «Dressing code da ufficio». «Così non potranno dire che
siamo i soliti quattro gatti dei centri sociali».
Nemici sono certi giornali, i telegiornali. Qualcuno è amico. Si spera:
«Chiediamo a Santoro di fare una trasmissione su di noi. Tutti sulla
pagina facebook di Annozero!». Ieri, nemici erano pure gli organizzatori del Sì Berlusconi Day,
promosso lo stesso giorno alla stessa ora con tempismo sospetto e –
apprendiamo - senza avere ancora richiesto alcuna autorizzazione alla
Questura. «Temo che saranno presenti gli scagnozzi del Presidente», si
era impaurito Giorgio. Manolo: «E questi allarmi di Maroni?» Claudia:
«Telecamere a Roma. Voglio riprendere tutto». Oggi invece il nemico è
Bersani, che alla manifestazione non aderirà perchè lezioni di
antiberlusconismo «non ne prende da nessuno». «Tanto a prendere lezioni
di berlusconismo – chiosa qualcuno – ci pensa già D'Alema». E allora?
Allora tempestiamo di mail il sito del Pd. E se non ci ascoltano,
passiamo ai fax: «Non possono bloccare i fax – incita Benedetto –
Diciamo che sono destinati a scomparire e che ci hanno rotto il cazzo
anche loro».
L'assemblea continua. Con gli auguri di un tal Benito: «Vergognatevi
merde comuniste…siete quattro gatti e volete andare in piazza a
sovvertire il voto degli italiani! ma andate a lavorare!». Popolo della
Rete, anche lui.
Alberto Piccinini
tratto da www.ilmanifesto.it
18 novembre 2009
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