Rigassificatore Edison: il gioco di prestigio Edison-Solvay

Un contributo da Rosignano dopo la decisione del ministero di puntare ancora su un nuovo rigassificatore a Rosignano

A Rosignano nessuno molla mai…e Solvay non l’ha mai fatto in un secolo, per quanto le cronache riportino è giunta sempre a vantaggiosi compromessi, anche nel patteggiamento con la procura.  Fabbrica imponente oggi “Parco Industriale”, l’avverti dal mare alla città modello; case come segno distintivo della categoria (ingegneri-impiegati-operai), scuola, sport, ospedale e teatro, i Canottieri. Dimensioni che hanno dominato e dominano la politica di Rosignano.   Le cifre e il giro d’affari del “Parco”, nonostante lauti dividendi, ci raccontano di un settore economico che da sempre è perennemente “assistito”, curato, foraggiato e mai condizionato.  Insomma gli aiutini non sono mancati: anche leggi, una per tutte la famosa deroga dalla Legge Merli.  In compenso, oltre all’occupazione ed al relativo benessere, documenti, studi e ricerche periodicamente ci ricordano gli inquinanti e l’elevata mortalità, enormi consumi d’acqua ed energia e l’incessante scarico di residui e reflui produttivi in mare contenenti metalli pesanti e altre sostanze pericolose per l’organismo umano.  Una per tutte la “base” di mercurio depositata sul fondo marino e diffusa in atmosfera per decenni.  La morte biologica del mare prospiciente Rosignano (con la “mirabilia” delle Spiagge Bianche che il comune valorizza persino con i cartelli stradali) e altri effetti collaterali dell’alto rischio: la demolizione delle case del villaggio Aniene per l’elettrodotto della prima turbogas e la chiusura dei campeggi e dei ristoranti di Pietrabianca per l’alto rischio etilene.

Si sa l’energia costa… savoir faire della multinazionale o “cerchio magico” in azione et…voilà… un regalino da 120 mln (da goverrno e regione si trova sempre) e altri bonus  cheson pronti alla bisogna con qualsiasi pretesto ambientale compensativo!  Ma in questo caso no.

Dal 2003 imperversa Il rigassificatore GNL Edison-Solvay: due diversi progetti (entrambi approvati e benedetti dalla politica), una successiva variante (ora alla verifica d’assoggettabilità alla VIA), e un’altra variante della…variante.  Infatti lo scorso marzo l’ultima novità è che si sarebbe tornati indietro, cioè al progetto che comprende, invece, anche lo spostamento del deposito etilene.  Insomma: 1) ti prometto di spostare l’etilene se mi fai fare il rigassificatore GNL,  2) ti sposto l’etilene se lo spostamento lo paga Pantalone, 3) quando avrò la certezza che Pantalone avrà pagato, allora deciderò quando e come spostare l’etilene, 4) una volta fatto il rigassificatore e attivato l’impianto, vedrò (se le condizioni lo consentiranno) di iniziare lo spostamento dell’etilene.  L’organismo ministeriale che esamina le carte dell’Assoggettabilità (o meno) alla VIA per la variante (già approvata nel 2010), scompone le carte ma il risultato è lo stesso: cioè di fatto approva la modifica della variante negando la VIA tanto auspicata (…ma molto in ritardo) da Sindaco, Comune e Regione indicando nelle prescrizioni che si potrà procedere all’inizio dei lavori del GNL solo quando saranno certe le modalità dello spostamento del deposito dell’etilene, comprensive della rinaturalizzazione dell’area, dando cinque anni di tempo.

Restano sul tappeto tutte le contraddizioni che hanno spinto il Comitato per il NO al Rigassificatore di Rosignano a ricorrere al TAR del Lazio e alla Presidenza della Repubblica.  La Commissione tecnica incaricata dal Ministero ha di fatto pontificato “tecnicamente” motivazioni di tipo politico, talune peraltro persino non corrette, visto che leggendo il testo della determinazione ministeriale, citano la SEN (strategia energetica nazionale) che (ironia della sorte) sta rientrando in Senato per l’ennesima rilettura.  Altre valutazioni sono soltanto di meo carattere futuristico e commerciale che riportano in ballo una “visione strategica” del deposito GNL al centro del mar Tirreno e relativamente distante dai porti di Genova, La Spezia, Livorno, Piombino e Civitavecchia per l’approvvigionamento di GNL come futuro carburante per le navi. La stessa “visione” è nella pretesa di miglioramento dell’impatto ambientale, non già dell’impiantistica a terra e nei confronti del territorio di Rosignano e della sua comunità, quanto nei confronti del consumo di gasolio per il bunkeraggio delle navi all’ormeggio in quei porti (e semmai come futuro carburante).  I tecnici non lo sanno che c’è attivo il rigassificatore di OLT a Livorno? Con piccole modifiche impiantistiche lo stesso non potrebbe adattarsi anche al rifornimento di bettoline e navi? Quindi si torna a due rigassificatori in venti km?

Ovviamente tacciono sul fatto che per quell’uso sarebbero inutili due depositi da 180.000 mc di GNL, e la mega infrastruttura (navi da 90.000 tonn. incluse), ma minori di venti volte (small scale) ai fini dell’approvvigionamento di GNL tramite bettoline caricate al terminale Solvada. Quindi, “valutazioni” pretestuose e fintamente tecniche che, credo, facciano bene Enti e cittadini a prendere seriamente in considerazione per l’ennesimo ricorso al TAR anche di questo atto.  E  il brodo, inevitabilmente s’allungherà di nuovo. Al Comitato non ha mai risposto nessuno ad uno dei quesiti sollevati nei ricorsi: come si fa a indicare di “spostare” l’etilene e al tempo stesso “liberare la costa” quando in una delle 39 prescrizioni del Comando Regionale dei Vigili del Fuoco che seguono l’approvazione del N.O.F. (nulla osta di fattibilità) si legge che “l’impianto va considerato come un unicum, dal pontile della metaniera fino al deposito del GNL”, vale a dire che, in mare, quanto in terra, l’adeguamento delle misure di sicurezza sarebbe tale da vanificare comunque i benefici attesi? In pratica: in mare interdizione alla navigazione di almeno 1km calcolato dalla sommità del pontile (che con l’allungamento di progetto arriverebbe a 2.200 mt dalla costa) con la nave di GNL in manovra e all’ormeggio. Ovviamente tale condizione deve essere poi essere moltiplicata per le circa 100 navi l’anno il che produrrebbe un cuneo d’interdizione al diporto nautico di km. 3,2 x 0,5 di lato (nord/sud) in pratica ogni giorno e mezzo.  Allo stesso modo nel retroterra adeguate misure di rispetto alle attuali (cioè a quelle derivanti dalle tubazioni di etilene liquida che vanno dal pontile fino al bombolone, a meno non s’interrino assieme a quelle del GNL). Mi chiedo allora, senza chiarezza oggettiva e documentata (i dubbi ci saranno tolti solo dal progetto esecutivo?), quale “liberazione” possibile avverrà mai a Pietrabianca?

Da non dimenticare che Edison potrebbe persino avvalersi del fattore “vuoto per pieno” (come OLT a Livorno), cioè tutta questa operazione per un impianto destinato quasi sempre a…restare vuoto? La  normativa di riferimento, riconosce a queste infrastrutture una “funzione strategica” e come tali consentono una cospicua remunerazione dell’investimento tutta a “carico del sistema”, in pratica pagato e mantenuto dalla bolletta gas degli italiani!

Ci sarebbe un risultato da raggiungersi in tutto questo, indipendentemente dal fare o non fare il rigassificatore:

  • quello di smontare comunque il deposito d’etilene, obsoleto, ingombrante e pericoloso,
  • dalla radice del pontile blindare le tubazioni dell’etilene liquida consentendo vere condizioni di sicurezza (che oggettivamente, oggi non ci sono) per zona archeologica, parcheggio Fiaschi, via del Porto, via di Pietrabianca, cimitero di Vada, spiagge e pinete adiacenti solo ai fini della sicurezza generale, oppure adeguare le misure dichiarando la zona off limits (com’è ora di fatto).

Non ripeterò più la litania del turismo (il cui pur considerevole PIL, è considerato dal nostro Comune quasi senza valore, altrimenti sarebbe assai diversa la pianificazione dello sviluppo economico del nostro territorio), lasciato in disparte e al palo in tutto questo gran d’affare: il rigassificatore non potrà che assegnargli la mazzata finale.

Alessio Giacopelli, membro del Comitato del NO al Rigassificatore

22 luglio 2017

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