Sanità toscana: né liberi né uguali

L’incredibile “infortunio” della Regione Toscana che annuncia la nomina di una dirigente prima ancora che sia chiuso il bando per la selezione (e senza che la prescelta abbia presentato domanda) è un episodio illuminante sul cosiddetto “modello toscano” di sanità e sul livello culturale della burocrazia che la dirige.

Ancora più incredibile la reazione del presidente della Regione Rossi che anziché dimettersi e andare a nascondersi per la vergogna rivendica sfacciatamente di aver già deciso prima ancora che siano pervenuti i curriculum dei vari candidati.

In sintesi, una procedura pubblica di selezione è apertamente taroccata e -chiunque si presenti- il vincitore è già stato scelto.

Incredibile, certo, ma solo per chi non conosce Rossi, che nei diciassette anni trascorsi prima come assessore alla sanità e poi come presidente ci ha abituato a vicende come queste e ad atteggiamenti autoritari e arroganti. Si va dalla nomina della futura moglie a direttore generale dell’ASL di Siena (la signora è stata poi inquisita per abuso d’ufficio) al trasferimento di un funzionario sgradito alla cricca della ex presidente dell’Umbria Lorenzetti (anche lei dalemiana), coinvolta nelle inchieste sui rifiuti della TAV e sulla “sanitopoli” umbra e condannata a otto mesi per falso ideologico.

Si potrebbe anche ricordare lo scippo del referendum richiesto da 55mila cittadini toscani sull’assurda riforma della sanità che ha accorpato le ASL e reso ingestibile il sistema sanitario, scippo attuato cambiando strumentalmente alcune parti della legge e sostituendo il collegio di garanzia.

Il referendum intendeva evitare la paralisi e lo smantellamento del sistema sanitario toscano, già gravato dall’enorme buco dell’ASL di Massa Carrara (440 milioni di euro) per il quale nessuno ha pagato e da tagli micidiali che non possono essere presentati come interventi di razionalizzazione.

Ne è una prova quanto sta accadendo proprio in questi giorni a Livorno, una delle province colpite più ferocemente dai tagli ai servizi sanitari, dove a causa dell’influenza i posti letto sono esauriti (che ricordiamo con il nuovo ospedale che voleva il Partito Democratico e Rossi, si sarebbero dovuti ridurre ulteriormente) ed è stato necessario attivare una convenzione con una struttura privata (e forse proprio questo era l’obiettivo a cui si voleva arrivare).

Tutto questo è inaccettabile quando si parla della nostra salute. Altro che modello Toscana!!! La normativa nazionale, tramite il cosiddetto decreto Balduzzi, stabilisce un tetto di posti letto per mille abitanti pari a 3,6. In Toscana siamo già sotto e a Livorno ancora di più: 2,19!

La Toscana è anche una delle Regioni dove i ticket sono più alti, ma i media continuano a parlare di un inesistente “modello toscano” equo e solidale dove si sarebbero rispettati i bisogni e i diritti dei cittadini meno abbienti.

La stessa presenza di Rossi sulla poltrona di presidente è dovuta a una legge elettorale truffa che prevedeva il ballottaggio solo se il candidato più votato non avesse raggiunto la quota del 40% anziché del 50% come avviene di solito.

E pur essendo uscito dal partito nelle cui liste è stato eletto, Rossi non si è dimesso e rimane dov’è solo perché al PD di Renzi conviene non rischiare le elezioni anticipate. Tanto all’interno della Giunta la sanità è controllata dalla super-renziana assessore Saccardi, democristiana doc della piana fiorentina. Rossi ogni tanto dice “qualcosa di sinistra” per garantirsi un futuro politico, ma fa sorridere che la nuova formazione politica “Liberi ed Uguali”, formata dai fuoriusciti dal PD tra i quali Rossi, organizza iniziative in difesa della sanità pubblica e contro i tagli alla spesa.

Un bell’esempio di faccia di bronzo oltre che di arroganza e di inefficienza.

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