Scuola: cresce la protesta contro la “chiamata diretta”

riforma-scuola-e1469186058867Come sottolineato da più parti, una delle norme più contestate della Legge 107 è la cosiddetta “chiamata diretta”. Si tratta della possibilità data al dirigente scolastico di assumere direttamente i «suoi» docenti dagli ambiti territoriali, conferendo loro incarichi triennali che potrà o meno confermare. Una prospettiva che cambierà radicalmente il sistema di reclutamento e che in queste settimane è al vaglio dei collegi docenti. Nei giorni scorsi infatti i sindacati confederali e lo Snals (la Gilda non ha firmato) hanno formulato un’ipotesi di contratto integrativo con il MIUR che prevede il coinvolgimento del Collegio Docenti nella “chiamata diretta”. Tale ipotesi prevede che il dirigente individui fino ad un massimo di 6 requisiti tra i 18 che sono stati stabiliti nell’ipotetico CCNI (Contratto Collettivo Nazionale Integrativo); che il dirigente porti la “sua” proposta all’approvazione del Collegio Docenti; che se il Collegio Docenti non si esprime sulla proposta, il dirigente può procedere comunque alla individuazione dei requisiti e alla successiva scelta dei docenti. Durissima la reazione del sindacalismo di base. Per i Cobas l’accordo raggiunto «non cambia di una virgola la sostanza della “chiamata diretta”, perché a renderla inaccettabile sono il fatto che il dirigente possa scegliersi i docenti e la triennalizzazione (precarizzazione) del rapporto di lavoro, aspetti che l’ipotesi lascia invariati». Secondo il sindacato si tratta dell’ennesima concessione dei confederali al governo, i quali anziché battersi coerentemente per la cancellazione di tale norma, stipulano un accordo “devastante” per il mondo della scuola.  Chiara la posizione del sindacato: “Vogliamo continuare a batterci contro questa norma (e le altre) della L.107 affinché la “chiamata diretta” sia abrogata. Ci pare quindi che l’unica possibile indicazione da dare ai Collegi Docenti sui criteri per la chiamata diretta sia quella di NON FORNIRE/APPROVARE ALCUN CRITERIO e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente”. In tal senso, i Cobas propongono una mozione da portare nei Collegi Docenti per il rifiuto dei criteri. Il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi sottolinea inoltre che i presidi non hanno l’obbligo di procedere alla chiamata diretta: la legge prevede infatti che in caso di inerzia dei presidi sia l’USR ad assegnare i posti in base al punteggio, criterio che garantisce l’oggettività.
La conferma di tale possibilità arriva direttamente dalle scuole: sono diverse la segnalazioni di Collegi Docenti che hanno rifiutato i criteri e di dirigenti che in base alla posizione dei dicenti hanno deciso di non avvalersi della “chiamata diretta”.

Redazione

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