Il sistema Rossi tra tagli e buchi: la salute negata

Ormai una semplice influenza può mettere in crisi un intero ospedale con barelle nei corridoi e attese di ore. Ce lo racconta SALUTE NEGATA, un libro sulla riforma della sanità toscana

Il 22 marzo scorso è stato presentato a Livorno il nuovo libro di Daniele Rovai e Maria Salerno, Salute negata. Il libro offre un panorama della sanità toscana dopo la riforma che ha ridotto il numero delle aziende.

Daniele Rovai con i suoi libri e articoli da anni denuncia i processi di privatizzazione strisciante del sistema sanitario regionale, e in particolare al project financing adottato per la costruzione dei quattro nuovi ospedali della regione. Anche nel nuovo libro un capitolo è dedicato ai meccanismi sconcertanti del project financing, tutti a vantaggio del privato e a scapito del pubblico: ad esempio in caso di fallimento il consorzio di privati che si aggiudica la concessione non risponde con i beni dei soci: è il partner pubblico che se ne assume il carico!

Salute negata si apre con le storie dei tutte quelle realtà periferiche che hanno visto scomparire i loro servizi sanitari a seguito di tagli ed accorpamenti.

In Lunigiana, un bacino di 70mila abitanti sprovvisto di punti-nascita, sempre più bambini vengono alla luce in ambulanza durante il tragitto per raggiungere l’ospedale più vicino, a Massa o a La Spezia, lontane 70-80 chilometri.

All’Isola d’Elba i residenti sono riusciti ad evitare la chiusura del punto nascita ma da anni è in corso una politica di dequalificazione e smantellamento del presidio ospedaliero di Portoferraio. Si assiste a una progressiva riduzione del personale e all’abolizione di alcuni primariati, con la sempre maggiore difficoltà di trovare medici disponibili a lavorare sull’isola, e all’accentramento di alcuni servizi a Piombino senza tener conto che spesso le condizioni atmosferiche rendono impossibile lo spostamento sulla terraferma. E quali sono i costi dei continui trasferimenti di pazienti in elicottero verso gli ospedali più grandi?

Una storia che si ripete in tutte le realtà decentrate della Toscana, dalla Garfagnana al Casentino, dall’Amiata alla Montagna Pistoiese.

Nel 2010 si è costituito il CREST, il Comitato che tutela le situazioni “marginali”, che nel 2016 ha aderito al Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche. L’obiettivo è quello di difendere il servizio pubblico da qualsiasi ipotesi di privatizzazione e mercificazione della salute, facendo rispettare la normativa che per le aree disagiate prevede la possibilità di mantenere il punto-nascita anche sotto il limite di 500 parti l’anno e impone la presenza di servizi fondamentali (quali il pronto soccorso) anche sotto la soglia degli 80mila abitanti.

Il Coordinamento si batte per ripensare una politica sanitaria che privilegia le convenzioni con le strutture private e per risparmiare tagliando gli sprechi e le spese gestionali anziché i servizi al cittadino.

Si diceva delle realtà periferiche, ma anche laddove gli ospedali ci sono (vecchi o nuovi), il taglio dei posti letto e la riduzione degli organici porta allo smantellamento di servizi essenziali e a lunghe attese per la specialistica e la diagnostica.

I quattro nuovi ospedali toscani (Prato, Pistoia, Lucca e Apuane), che hanno già manifestato problemi strutturali non indifferenti, hanno tutti un numero di posti letto inferiore a quelli vecchi, e ormai in molte zone della Toscana il tasso di posti letto per abitante è inferiore persino a quello stabilito dalla normativa nazionale. Il famoso “decreto Balduzzi” stabilisce infatti un tasso di 3,7 per mille abitanti, ma a Pistoia sono 2,33, a Livorno 2,19.

In queste condizioni una semplice influenza può mettere in crisi un intero ospedale con barelle nei corridoi e attese di ore. Le strutture intermedie che dovrebbero accogliere il paziente dopo le dimissioni non ci sono o sono insufficienti, per cui il paziente viene scaricato senza garantire la continuità del percorso assistenziale.

Per quanto riguarda l’integrazione socio-sanitaria continuano ad esistere le Società della Salute, consorzi tra ASL e Comuni che la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittimi.

Infine un ampio capitolo di Salute negata è dedicato all’episodio del famoso “buco di Massa”, l’incredibile vicenda del deficit da 400 milioni dell’ASL apuana per la quale non sono stati condannati né il direttore generale né i vertici regionali. L’esempio più eclatante di come questo sistema così attento ai tagli dei servizi per motivi di risparmio sia poi del tutto incapace di assicurare una gestione attenta e corretta delle risorse pubbliche.

Ciro Bilardi

Articolo uscito su Senza Soste cartaceo n.125 (aprile 2017)

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